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ECONOMIA

La tassa turistica europea diventa una miniera per le città italiane

Il Guardian: mentre l'Inghilterra introduce il prelievo notturno, i comuni italiani a corto di liquidità ne fanno già un pilastro di bilancio

Beatrice Comolli601 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Guardian ha dedicato giovedì un'analisi alla tassa turistica notturna che l'Inghilterra si appresta a introdurre per la prima volta, definendola «un territorio sconosciuto nel Regno Unito». Il confronto che il giornale britannico propone è con il continente, e in particolare con l'Italia, dove il prelievo per pernotto esiste da anni e, secondo il Guardian, «si è rivelato una manna per i comuni italiani a corto di liquidità».

La lettura del quotidiano britannico è quella di uno strumento fiscale ormai maturo: non un esperimento, ma una voce di entrata su cui molte amministrazioni locali hanno costruito parte dei propri bilanci. Il pezzo colloca l'Italia tra le mete europee che hanno saputo trasformare il turismo in gettito diretto, mentre Londra arriva ultima a un modello già diffuso.

Per la Lombardia la questione ha un peso specifico. Milano e i comuni dei laghi — Como, Garda, Maggiore — sono tra i bacini a maggiore densità di presenze straniere del Paese, e l'imposta di soggiorno è da tempo un capitolo rilevante nei conti delle giunte locali. La cornice che il Guardian disegna è quella di una tassa che, dove è già in vigore, ha smesso di essere una novità per diventare una routine amministrativa.

Il punto che il giornale britannico solleva non è se la tassa funzioni, ma dove finisca il gettito. È la stessa domanda che a Milano accompagna da anni il dibattito sulla destinazione dei proventi: se alimentino i servizi ai residenti o finiscano per sostenere la macchina dell'accoglienza turistica.

Il Guardian non entra nel dettaglio delle singole aliquote comunali, e non è compito di questa redazione farlo al posto suo. Ciò che il pezzo stabilisce è un principio comparato: l'Italia ha anticipato una tendenza che ora si estende al resto d'Europa, e lo ha fatto mentre i bilanci comunali restavano sotto pressione.

La tempistica dell'analisi non è casuale. Il dibattito britannico arriva in un momento in cui diverse capitali europee stanno ripensando il rapporto tra flussi turistici e sostenibilità fiscale. Il Guardian cita l'Italia come caso di studio proprio perché qui la tassa ha già attraversato il ciclo completo: introduzione, aggiustamenti, e ora consolidamento.

Per un territorio come quello lombardo, che somma turismo d'arte a Milano, turismo lacustre sulle sponde e turismo d'affari legato a fiere e settimane del design, la struttura del gettito è più articolata che altrove. Le presenze si distribuiscono su segmenti diversi — leisure, business, congressuale — e questo rende la leva fiscale meno uniforme di quanto il quadro nazionale suggerisca.

Il Guardian accenna anche al contesto politico inglese, dove il prelievo viene presentato come novità. La distanza rispetto all'Italia è tutta qui: ciò che a Londra è una prima incursione, nei comuni italiani è già una linea di bilancio consolidata da anni.

Resta il nodo che il giornale britannico lascia aperto: una tassa sul pernotto non redistribuisce da sola il carico del turismo. Dove i flussi sono intensi, i residenti chiedono che il gettito torni sotto forma di servizi. È il tema che a Milano e sui laghi accompagna ogni stagione, e che il Guardian riporta senza risolverlo.

La comparazione europea che emerge dal pezzo è utile proprio perché sposta l'attenzione dal se al come. L'Italia non deve decidere se introdurre lo strumento; deve decidere, comune per comune, come usarlo. È una fase diversa, e più difficile, di quella che attende l'Inghilterra.

Questa redazione seguirà il tema sul fronte dei conti locali: la tassa turistica è, per la Lombardia, una voce che pesa tanto quanto il turismo che la genera. Il Guardian l'ha descritta come una manna; la domanda che resta, da Milano, è per chi.

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