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MOLISE

La tassa turistica che l'Inghilterra scopre, i comuni del Molise già la conoscono

Il Guardian racconta la tassa di soggiorno come manna per i comuni italiani a corto di liquidità. Nei borghi molisani vale poche migliaia di euro l'anno.

Antonio Petrella731 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

L'Inghilterra sta facendo la sua prima incursione in un territorio che altrove è già familiare: una tassa turistica per ogni notte di soggiorno. Il Guardian, che dedica un'analisi alla novità britannica, osserva che in gran parte d'Europa l'imposta di soggiorno è già in vigore e che in Italia si è rivelata una manna per i comuni a corto di liquidità.

È la cornice che la stampa estera usa da anni per raccontare le mete italiane: Venezia, Firenze, Roma, la costiera. Il meccanismo è semplice e noto a chiunque gestisca un bed and breakfast: qualche euro per notte, incassato dalla struttura e girato al comune.

Visto da Campobasso, però, il racconto cambia scala. Nei comuni del Molise le presenze turistiche sono poche e concentrate in pochi mesi, e il gettito dell'imposta di soggiorno resta una voce marginale nei bilanci. Non è la leva che tiene in piedi un municipio, ed è bene dirlo mentre si legge che altrove sarebbe una fortuna.

Il Guardian, in un'analisi pubblicata il 10 settembre, osserva che gran parte dell'Europa applica già un'imposta di questo tipo e che in Italia si è rivelata una manna per i comuni a corto di liquidità. La novità britannica, scrive il giornale, arriva in un campo in cui altri hanno già imparato a muoversi.

È una cornice che la stampa internazionale usa da anni per raccontare le mete italiane: Venezia, Firenze, Roma, i centri storici più visitati. Il meccanismo è lineare e noto a chiunque gestisca una struttura ricettiva: qualche euro per notte, incassato dall'albergatore o dal gestore dell'affitto breve e versato al comune.

Il punto che il Guardian mette in evidenza è finanziario. Per molti municipi italiani, soprattutto quelli che vivono di turismo, la tassa di soggiorno è diventata una voce di entrata stabile, capace di finanziare servizi, manutenzione e decoro urbano senza pesare sui residenti. È l'argomento che i sostenitori della misura portano anche nel Regno Unito.

Il Molise non è una meta di massa. Le presenze si concentrano in pochi mesi, lungo la costa e nei borghi dell'entroterra, e il gettito dell'imposta di soggiorno resta una voce marginale nei bilanci comunali.

C'è poi la questione dell'applicazione. La tassa funziona dove esistono strutture ricettive registrate e un flusso di visitatori misurabile. Nei comuni più piccoli dell'interno molisano, dove l'offerta è fatta di pochi bed and breakfast e di case affittate occasionalmente, la riscossione è frammentaria e il personale amministrativo è ridotto all'osso. Il gettito potenziale è basso prima ancora che la macchina si metta in moto.

Questo non significa che la misura sia inutile. Significa che, per un territorio come il Molise, la tassa turistica non è una soluzione fiscale ma un termometro: misura quanto turismo c'è davvero. E il termometro, qui, segna poco.

La lettura che ne dà la stampa estera ha un altro merito: mostra che il dibattito britannico sulla tassa turistica è, in fondo, un dibattito sulla capacità dei comuni di finanziarsi. È la stessa domanda che attraversa il Mezzogiorno interno, dove le entrate proprie sono scarse e la dipendenza dai trasferimenti statali e dai fondi europei è alta.

Il Guardian non nomina il Molise e non è tenuto a farlo. Il suo pezzo parla delle mete italiane che beneficiano dell'imposta, e quelle mete hanno nomi diversi. Ma la distinzione conta: quando la stampa internazionale dice "i comuni italiani", intende spesso una geografia precisa, fatta di città d'arte e località costiere. Il resto del Paese resta fuori dal racconto, e resta fuori anche dai benefici.

C'è un aspetto che riguarda la trasparenza. Dove la tassa di soggiorno è applicata, i comuni sono tenuti a vincolarne il ricavato a interventi per il turismo. Nei centri maggiori questo produce investimenti visibili. Nei piccoli comuni, con cifre modeste, l'effetto è quasi invisibile: qualche centinaio di euro che si perde nella gestione ordinaria.

La conclusione che si può trarre, senza forzare le fonti, è che la tassa turistica non crea turismo: lo tassa. Dove il turismo non arriva, non c'è nulla da tassare. È un limite strutturale che nessuna legge di bilancio può aggirare, e che i territori a bassa densità conoscono bene.

Per il Molise la partita resta un'altra: trattenere chi parte, attrarre chi torna, rendere visitabile un'entroterra che ha patrimonio e paesaggio ma pochi letti e pochi collegamenti. Su questo, la stampa estera non ha ancora scritto niente. È il tipo di silenzio a cui la regione è abituata.

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