ABRUZZO
Il terremoto del Venezuela offre lezioni sulla ricostruzione post-sismica
Mentre Israele aiuta Caracas, l'Abruzzo riflette su 17 anni di recupero dal terremoto del 2009.
Marco Di Sante986 wordsEdition №45martedì 14 luglio 2026 — Edizione № 45
Il bilancio delle vittime dei terremoti che hanno colpito il Venezuela il 24 giugno è salito a 4.333 morti e 16.740 feriti, secondo il Presidente dell'Assemblea Nazionale Jorge Rodriguez citato da The Jerusalem Post. La delegazione di aiuti israeliana ha esteso il suo lavoro nel paese dopo una richiesta della Presidente ad interim Delcy Rodriguez, mentre gli esperti israeliani progettano un piano di ricostruzione post-terremoto.
Per l'Abruzzo, una regione che ha subito un sisma catastrofico il 6 aprile 2009 con 309 vittime, il confronto con la situazione venezuelana solleva questioni sulla natura e la durata della ricostruzione post-sismica. Diciassette anni dopo L'Aquila, la regione continua a navigare le complessità della ripresa economica, demografica e psicologica.
La risposta internazionale al disastro venezuelano — con Israele che invia esperti e coordina aiuti — riflette un modello di assistenza tecnica che non era disponibile all'Abruzzo nel 2009. Allora, la risposta italiana fu principalmente domestica, con il governo nazionale che coordinava la ricostruzione attraverso strutture commissariali e normative speciali.
The Jerusalem Post ha riferito che il Ministero degli Esteri israeliano e la delegazione di aiuti in Venezuela si incontrano con la presidente ad interim Delcy Rodriguez per pianificare l'estensione del lavoro oltre la data di partenza prevista per il 12 luglio. Questo suggerisce che gli esperti israeliani hanno identificato esigenze di ricostruzione che non potevano essere affrontate nella finestra temporale originale.
L'esperienza abruzzese dimostra che la ricostruzione post-sismica è un processo decennale, non una questione di mesi. Nei primi anni dopo il 2009, L'Aquila e i comuni circostanti affrontarono sfide immediate: stabilizzazione strutturale degli edifici, rimozione delle macerie, fornitura di alloggi temporanei. Ma le conseguenze più profonde — lo spopolamento, il declino economico, il trauma psicologico — si svilupparono nel corso degli anni.
L'Abruzzo ha perso popolazione costantemente dal 2009. Molti aquilani che evacuarono dopo il terremoto non tornarono. Le imprese che chiusero durante l'emergenza non riaprirono. I giovani, in particolare, hanno scelto di trasferirsi in altre regioni in cerca di opportunità economiche. Questo fenomeno di esodo post-sisma non è stato pienamente anticipato nei piani di ricostruzione iniziali.
La delegazione israeliana in Venezuela avrà probabilmente a che fare con sfide simili. Secondo The Jerusalem Post, il piano di ricostruzione post-terremoto è ancora in fase di elaborazione. Se gli esperti israeliani rimangono consapevoli dei rischi di spopolamento e di collasso economico a lungo termine, potrebbero contribuire a una strategia più robusta rispetto a quella che l'Abruzzo inizialmente ricevette.
Un aspetto critico della ricostruzione abruzzese è stato il ruolo delle normative costruttive. Dopo il 2009, l'Italia ha rafforzato i codici sismici e richiesto lavori di adeguamento sismico per gli edifici esistenti. Questo ha aumentato i costi della ricostruzione e ha creato tensioni tra proprietari, comuni e governo centrale. Il Venezuela affronterà probabilmente dilemmi simili: quanto rigore sismico imporre rispetto al costo e al tempo di ricostruzione.
The Jerusalem Post ha citato il Presidente dell'Assemblea Nazionale Jorge Rodriguez che ha annunciato che la distribuzione di alloggi per i colpiti inizierà la prossima settimana. Questo è un passo critico. In Abruzzo, la gestione degli alloggi — sia quelli temporanei che permanenti — è rimasta una questione controversa per anni. Molti sfollati vennero alloggiati in container e strutture provvisorie che divennero semi-permanenti. Il trauma psicologico di vivere in condizioni precarie per anni ha contribuito al disagio sociale e alla decisione di molti di non tornare.
La presenza di esperti internazionali nel processo di ricostruzione venezuelano potrebbe offrire vantaggi e svantaggi. Da un lato, esperti esterni possono portare migliori pratiche e tecnologie. Dall'altro, potrebbero non comprendere pienamente il contesto locale, le dinamiche politiche, le capacità amministrative limitate e le preferenze culturali della popolazione colpita.
In Abruzzo, la ricostruzione è stata gestita principalmente da strutture commissariali nominate dal governo italiano. Questo ha accelerato alcuni processi decisionali, ma ha anche creato tensioni tra il governo centrale e le amministrazioni locali, nonché tra i tecnici e i cittadini che si sentivano esclusi dalle decisioni che riguardavano il loro territorio e le loro case.
The Jerusalem Post ha riferito che gli esperti israeliani progettano un piano di ricostruzione post-terremoto. Un elemento cruciale che l'Abruzzo ha imparato è che la ricostruzione non deve essere solo fisica — la ricostruzione di edifici e infrastrutture — ma anche sociale ed economica. Senza una strategia chiara per attirare nuovi investimenti, creare posti di lavoro e trattenere i giovani, anche le migliori costruzioni rimangono in una comunità vuota.
Diciassette anni dopo il terremoto del 2009, L'Aquila rimane parzialmente spopolata. Il centro storico è stato in gran parte ricostruito, ma molti edifici rimangono vuoti o sono utilizzati solo stagionalmente. Le periferie hanno visto una certa ripresa economica, ma non al livello pre-sisma. La popolazione della provincia dell'Aquila è diminuita da circa 307.000 abitanti nel 2009 a circa 296.000 nel 2024.
Il confronto con il Venezuela suggerisce che la durata della ricostruzione post-sismica è una variabile critica che deve essere comunicata chiaramente alla popolazione colpita. Se le persone comprendono che la normalità richiederà anni, non mesi, potrebbero fare scelte diverse sulla loro futura residenza e occupazione. La comunicazione insufficiente su questo punto in Abruzzo contribuì a decisioni di esodo affrettate che non furono poi reversibili.
Per l'Abruzzo, osservare il processo di ricostruzione venezuelano offre l'occasione di riflettere su cosa sia stato fatto bene e cosa potrebbe essere stato fatto diversamente. Se il Venezuela riesce a mantenere la coesione sociale e a prevenire lo spopolamento meglio di quanto fece l'Abruzzo, potrebbe offrire lezioni preziose per future emergenze sismiche in Italia o altrove.
The Jerusalem Post ha documentato un elemento importante: la cooperazione internazionale e la disponibilità di esperti tecnici esterni. Per il Venezuela, questo rappresenta un vantaggio rispetto a quello che l'Abruzzo ebbe nel 2009. Tuttavia, il successo della ricostruzione dipenderà infine dalla capacità locale di assorbire questi insegnamenti, dalle risorse finanziarie disponibili e dalla volontà politica di mantenere il focus sulla ricostruzione a lungo termine, quando l'attenzione dei media e della comunità internazionale si sarà spostata altrove.
