OPINION
Tinto Brass e il cinema come confessione
La Redazione196 wordsEdition №173giovedì 5 novembre 2026 — Edizione № 173
Tinto Brass se n'è andato a 93 anni, e con lui se ne va un modo di intendere il cinema che oggi appare quasi remoto. Il Guardian lo ricorda come il regista che trasformò la lezione di Rossellini in un linguaggio tutto suo: il corpo umano come territorio di verità, l'erotismo come chiave di lettura dell'animo. Non era provocazione fine a se stessa, ma una ricerca ostinata di sincerità in un'epoca che preferiva il pudore.
L'Europa del dopoguerra aveva imparato a raccontare il trauma, la colpa, la storia. Brass aggiunse un capitolo che molti trovavano sconveniente: il desiderio, la sessualità, l'intimità come forme di resistenza e di libertà. Caligola rimane il suo film più noto, ma la sua opera intera parla di una convinzione semplice e radicale — che nascondere il corpo significava nascondere l'uomo.
Oggi, quando il cinema mondiale sembra spesso inseguire l'effetto e il consumo, la lezione di Brass suona diversa. Non si trattava di spettacolo, ma di sguardo. Il suo lavoro ricorda che l'arte europea ha avuto il coraggio di guardare dove altri distoglievano lo sguardo, e che questa franchezza era una forma di umanesimo, non di trasgressione per il gusto di trasgredire.
