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FRIULI-VENEZIA GIULIA

L'autunno del malcontento visto da Trieste: la frontiera tra Bruxelles e le piazze

Il Guardian e The Local leggono le proteste italiane come un banco di prova per l'UE. Al confine orientale la domanda è la stessa, ma in tre lingue.

Sergio Madrussan938 wordsEdition №164mercoledì 28 ottobre 2026 — Edizione № 164

Il Guardian ha pubblicato questa settimana un editoriale che mette in guardia dai piani dell'estrema destra per Bruxelles, sostenendo che svuotare le istituzioni europee sarebbe «un atto di autolesionismo continentale» e farebbe il lavoro di Xi Jinping, Vladimir Putin e Donald Trump. Nello stesso giorno, la stessa testata ha ospitato l'analisi di Catherine De Vries sull'«autunno del malcontento europeo», nella quale si avverte che la rabbia nelle strade «potrebbe sempre più rivolgersi contro l'UE stessa» se Bruxelles non saprà dimostrare perché la cooperazione migliora la vita delle persone.

Sono due letture che a Trieste si leggono insieme, e non solo per abitudine mitteleuropea. La città è il capoluogo di una regione a statuto speciale dove convivono italiano, sloveno e friulano, e dove il dibattito su cosa significhi appartenere all'Europa non è mai stato una questione astratta. Le due analisi del Guardian non citano la regione, ma la cornice che descrivono — proteste di piazza, sfiducia nelle istituzioni, tentazione di voltare le spalle a Bruxelles — è la stessa che attraversa il confine orientale.

The Local Italy, nella sua analisi dedicata ai gruppi dietro le proteste, ha descritto reti online «senza partiti o sindacati alle spalle» che hanno portato migliaia di persone nelle strade italiane questo mese. È un fenomeno che il giornale britannico inquadra come nazionale; la domanda che una frontiera come Trieste si pone è se e come queste reti parlino anche alle minoranze linguistiche e ai territori di confine, dove la sfiducia verso i centri di decisione — Roma o Bruxelles che sia — ha radici più lunghe di un autunno.

L'editoriale del Guardian del 27 ottobre prende le mosse dal referendum britannico sulla Brexit del 2016, quando Marine Le Pen era, secondo il giornale, in «un prevedibile umore celebrativo». La testata britannica sostiene che le proposte della leader del Rassemblement National e di Alice Weidel, co-presidente dell'AfD, di svuotare le istituzioni dell'UE sarebbero, se mai attuate, un danno per l'Europa intera. È una tesi che il Guardian formula in chiave europea, senza riferimenti all'Italia.

Il secondo intervento, firmato da Catherine De Vries e pubblicato il 26 ottobre, si concentra invece sul malcontento sociale che attraversa il continente, dai manifestanti di Parigi a quelli di altre capitali. L'autrice avverte che se l'Unione non riuscirà a mostrare i benefici concreti della cooperazione, quella rabbia finirà per indirizzarsi contro Bruxelles stessa. È un'analisi che riguarda l'Italia come gli altri paesi membri, e che La Veduta riporta nella sua formulazione originale, senza aggiungere dati sulle piazze italiane che la fonte non fornisce.

A questo si affianca il lavoro di The Local Italy, che il 26 ottobre ha pubblicato un'analisi dedicata a chi siano i gruppi dietro le proteste italiane. Secondo la testata, si tratta di reti online prive di appartenenza partitica o sindacale, capaci di mobilitare migliaia di persone, con altre manifestazioni attese. Il giornale non nomina il Friuli-Venezia Giulia né Trieste tra i luoghi delle proteste, e questo va detto con chiarezza: la regione non compare nella copertura.

Il punto di osservazione triestino, però, non ha bisogno di un episodio locale per essere pertinente. Trieste è una città di confine dove la storia del Novecento ha lasciato una memoria contesa — il confine orientale, l'esodo, la minoranza slovena — e dove l'idea di Europa è stata a lungo, prima che un'istituzione, una promessa di superamento delle frontiere. Se il malcontento europeo descritto dal Guardian si rivolge contro Bruxelles, in una città come questa la posta in gioco è duplice: non solo la fiducia nelle istituzioni, ma la tenuta di un'identità di frontiera che dell'Europa ha fatto la propria ragione.

La regione è a statuto speciale, e questa condizione — una delle cinque in Italia, insieme a Sicilia, Sardegna, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta — è essa stessa un modo di trattare la diversità dentro lo Stato. È un dato istituzionale, non un giudizio politico: la specialità nasce proprio dalla necessità di governare una frontiera linguistica e culturale. Quando il dibattito europeo si sposta sulla legittimità delle istituzioni sovranazionali, le regioni di confine sono tra i luoghi in cui quella legittimità si misura ogni giorno nella pratica amministrativa e nella convivenza linguistica.

Va precisato che né il Guardian né The Local Italy collegano le proteste italiane alla questione delle minoranze o delle regioni a statuto speciale. La connessione che qui si propone è un'ipotesi di lettura, non un fatto riportato dalle fonti. La Veduta la segnala come tale, senza attribuirla ai giornali citati.

Sul piano nazionale, The Local Italy ha documentato nelle scorse settimane un ciclo di mobilitazioni: il secondo sciopero generale del mese, le manifestazioni contro il costo della vita in otto città tra cui Roma e Milano, gli scontri a Roma del 24 ottobre e le nuove misure di sicurezza varate dal governo, che lo stesso giornale descrive — citando gli avvocati — come «miope». È il contesto in cui si inserisce la riflessione del Guardian sull'autunno europeo.

La domanda che il Guardian pone — se la rabbia finirà per rivolgersi contro l'UE — a Trieste si traduce in una questione più antica: che cosa tiene insieme una città di frontiera quando le appartenenze si moltiplicano. La risposta non è nelle fonti di oggi, ed è giusto lasciarla aperta piuttosto che riempirla con una cifra locale inventata.

Il prossimo passaggio è nelle mani delle istituzioni europee. L'editoriale del Guardian sostiene che la difesa dell'Unione passa dalla capacità di dimostrare i benefici concreti della cooperazione. Per una regione come il Friuli-Venezia Giulia, che dell'Europa ha fatto un ponte verso il mondo slavo e mitteleuropeo, questa è una prova che si gioca tanto a Bruxelles quanto nei suoi valichi.

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