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FRIULI-VENEZIA GIULIA

Trieste prepara i silos mentre Mosca chiude lo Stretto di Kerch

Il blocco russo dei trasporti spinge il grano ucraino verso il Mediterraneo; il porto friulano si attrezza per volumi inediti

Sergio Madrussan762 wordsEdition №46mercoledì 15 luglio 2026 — Edizione № 46

La Russia ha temporaneamente interrotto i trasporti attraverso il Canale Don-Azov e lo Stretto di Kerch, secondo Euromaidan Press e fonti dell'industria dell'esportazione di grano citate da Reuters il 10 luglio. Le guardie di frontiera russe non hanno comunicato una data per la riapertura dello Stretto, lasciando il corridoio meridionale del grano ucraino paralizzato.

Il blocco arriva dopo gli attacchi di droni ucraini a navi russe nel Mare di Azov. Una petroliera russa è bruciata al largo della costa, secondo i resoconti internazionali. L'interruzione dei trasporti nel Canale Don-Azov, che collega il fiume Don al Mare di Azov, taglia fuori uno dei principali percorsi di esportazione del grano attraverso il Mar Nero.

Per i porti dell'Adriatico settentrionale, e in particolare per Trieste, la chiusura rappresenta un'opportunità e una sfida logistica senza precedenti negli ultimi anni. Il grano ucraino, destinato ai mercati europei e mondiali, dovrà trovare rotte alternative attraverso il Mediterraneo.

Le guardie di frontiera russe, che rispondono all'FSB, non hanno comunicato una data per la riapertura dello Stretto, lasciando il corridoio meridionale del grano ucraino paralizzato per la seconda volta in quattro anni.

L'interruzione dei trasporti nel Canale Don-Azov, che collega il fiume Don al Mare di Azov, taglia fuori uno dei principali percorsi di esportazione del grano attraverso il Mar Nero, costringendo gli esportatori ucraini a cercare corridoi alternativi.

Per i porti dell'Adriatico settentrionale, e in particolare per Trieste, la chiusura rappresenta un'opportunità logistica senza precedenti negli ultimi anni. Il grano ucraino, destinato ai mercati europei e mondiali, dovrà trovare rotte alternative attraverso il Mediterraneo, e il porto friulano è posizionato come uno dei punti di transito naturali verso l'Europa centrale e i Balcani.

Trieste ha già sperimentato l'impatto delle crisi sul Mar Nero durante la guerra in Ucraina, quando il blocco russo dei porti ucraini aveva deviato carichi verso l'Adriatico. I terminal granari del porto, tuttavia, operano con capacità limitata rispetto ai grandi hub del nord Europa. L'aumento improvviso del traffico potrebbe richiedere investimenti infrastrutturali e coordinamento logistico rapido.

La situazione evidenzia la vulnerabilità delle rotte marittime globali e il ruolo crescente dei porti mediterranei come scappatoie quando le vie tradizionali vengono interrotte. Secondo Reuters, i trader di grano stanno già valutando le opzioni per instradare i carichi attraverso porti alternativi, e l'Adriatico rimane una scelta competitiva rispetto ai porti del nord Europa per i destinatari dell'Europa orientale.

Il porto di Trieste gestisce circa 60 milioni di tonnellate di merci all'anno, con il grano e i cereali che rappresentano una componente significativa del traffico generale. L'infrastruttura portuale include silos per il grano e strutture di movimentazione specializzate, ma una deviazione massiccia dei flussi ucraini richiederebbe coordinamento con i terminal operatori e potenzialmente l'uso di capacità di stoccaggio temporaneo.

Più ampiamente, la chiusura dello Stretto di Kerch ripone l'attenzione sulla geopolitica del Mar Nero e sulle conseguenze economiche dei conflitti regionali. L'Ucraina rimane uno dei maggiori esportatori di grano al mondo, e qualsiasi interruzione dei suoi corridoi di uscita ha ripercussioni sui prezzi globali e sulla sicurezza alimentare.

La Friuli-Venezia Giulia, come regione di confine con i Balcani e ponte verso l'Europa centrale, ha storicamente tratto vantaggio dalle rotte commerciali che bypassano i colli di bottiglia tradizionali. Il blocco russo del Kerch potrebbe accelerare investimenti infrastrutturali nel porto di Trieste e nei corridoi terrestri verso l'est europeo, consolidando il ruolo della regione come gateway logistico alternativo.

Tuttavia, il vantaggio competitivo di Trieste dipenderà dalla capacità di offrire tempi di transito rapidi e costi competitivi rispetto ai porti del nord Europa. La guerra in Ucraina ha già dimostrato che le deviazioni di rotte marittime possono essere temporanee, e una normalizzazione della situazione nel Mar Nero potrebbe ridurre i volumi alternativi verso l'Adriatico.

Nel frattempo, i trader internazionali monitorano la situazione. Reuters ha riferito che le compagnie di navigazione rimangono incerte sulla durata della chiusura, creando un clima di cautela negli investimenti logistici a lungo termine nei porti alternativi.

La chiusura dello Stretto di Kerch rappresenta un test per la resilienza della catena di approvvigionamento globale del grano e una prova della capacità dei porti europei di adattarsi rapidamente a cambiamenti geopolitici. Per Trieste, l'opportunità è concreta, ma solo se gli investimenti infrastrutturali e le scelte di policy riescono a capitalizzare il momento.

Le autorità portuali di Trieste e il governo regionale hanno già espresso interesse nel rafforzare le connessioni logistiche con l'Europa orientale, riconoscendo che la regione Friuli-Venezia Giulia rappresenta un ponte naturale tra il Mediterraneo e i Balcani. La chiusura russa del Kerch potrebbe accelerare questi piani, ma solo se accompagnata da investimenti concreti e da una strategia logistica coerente.

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