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FRIULI-VENEZIA GIULIA

L'ultima spiaggia segregata d'Europa divide Trieste

A Trieste persiste dal 1903 una divisione per genere ormai unica nel continente. I turisti protestano mentre la città si interroga sul suo passato

Sergio Madrussan584 wordsEdition №28sabato 27 giugno 2026 — Edizione № 28

Una controversia sui costumi di una volta ha acceso i riflettori su Trieste. Secondo Yahoo News, la città ospita l'unica spiaggia segregata per genere rimasta in Europa, istituita nel 1903, dove un muro divide ancora oggi i bagnanti maschi da quelli femminili. I turisti che arrivano nella capitale del Friuli-Venezia Giulia scoprono così un residuo di un'epoca in cui i bagni pubblici erano separati per preservare il pudore delle donne.

La pratica era diffusa un tempo in molte città europee, ma è scomparsa quasi ovunque nel corso del Novecento. Trieste rimane un'eccezione singolare, un monumento involontario a una visione del corpo e della decenza oggi estranea alle norme continentali.

Il ritorno dell'attenzione internazionale su questa divisione arriva mentre l'Italia affronta tensioni più ampie sul ruolo della donna nella società e sulla sua immagine globale. La spiaggia segregata di Trieste rappresenta, agli occhi dei corrispondenti stranieri, una contraddizione: una città di frontiera, cosmopolita e mitteleuropea, che conserva un simbolo di un conservatorismo sociale ormai anacronistico.

Una spiaggia triestina divisa da un muro tra uomini e donne resta l'ultimo esempio in Europa di una pratica balneari ormai scomparsa.

La pratica era diffusa un tempo in molte città europee — dalle spiagge britanniche alle coste francesi — ma è scomparsa quasi ovunque nel corso del Novecento.

Trieste rimane un'eccezione singolare. Il muro che divide la spiaggia rappresenta, agli occhi della stampa internazionale, un monumento involontario a una visione del corpo e della decenza oggi estranea alle norme continentali. Nessun'altra capitale regionale italiana, e nessuna città europea di rilievo, mantiene una simile segregazione nei bagni pubblici.

Per la regione, la questione tocca nervi sensibili. Trieste è storicamente una città plurale, segnata da secoli di convivenza austro-ungarica, slava e italiana. La sua identità contemporanea si costruisce intorno all'apertura verso l'Europa centrale e i Balcani, non verso il passato. La spiaggia segregata contraddice questa narrazione.

Yahoo News sottolinea come la pratica sia diventata una curiosità turistica, attirando visitatori che desiderano fotografare un'anomalia europea. Ma per gli amministratori locali, il simbolismo è più complicato. La spiaggia rappresenta insieme un'eredità storica da preservare e un ostacolo alla modernità percepita.

Non è chiaro dal dispaccio internazionale se vi siano iniziative in corso per modificare o abolire la segregazione. La pratica persiste nonostante le proteste dei turisti e l'imbarazzo che genera nella copertura straniera dell'Italia.

Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio. L'Italia, secondo i corrispondenti esteri, fatica a conciliare il suo ruolo di nazione moderna all'interno dell'Unione Europea con residui di tradizionalismo sociale. La spiaggia di Trieste diventa così un simbolo visibile di questa tensione.

Per il Friuli-Venezia Giulia, la questione è particolarmente delicata. La regione si presenta come ponte tra l'Italia e l'Europa centrale, un territorio dove il cosmopolitismo e l'ibridazione culturale dovrebbero essere valori fondanti. Una spiaggia segregata contraddice questa identità.

La stampa straniera non ha ancora sollevato domande sulla legittimità legale della segregazione secondo la normativa italiana e comunitaria sulla parità di genere. Rimane da vedere se le proteste dei turisti e l'attenzione mediatica internazionale spingano le autorità locali a riconsiderare una pratica che, per quanto storica, appare sempre più fuori luogo nel panorama europeo contemporaneo.

Yahoo News conclude il suo resoconto sottolineando come la spiaggia segregata di Trieste rappresenti un anacronismo: un'eco di un'Europa che non esiste più, conservata in una città che aspira a guardare verso il futuro. La domanda implicita nei dispacci stranieri è se Trieste continuerà a preservare questo residuo del passato o se sceglierà di allinenarsi alle norme contemporanee di parità e inclusione.

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