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Sardegna vieta gli ombrelloni ai turisti. La spiaggia italiana si difende dalla folla

Una spiaggia di Villasimìus esclude i visitatori dai 10 ai 65 anni da ombrelloni e tende. È il segnale più eclatante di un'isola che si difende dal turismo di massa con regole sempre più rigorose

Camille Bréan766 wordsEdition13venerdì 12 giugno 2026 — Edizione № 13

Gli ombrelloni sono stati vietati su una spiaggia della Sardegna per chiunque abbia tra i 10 e i 65 anni, secondo quanto riportato dal Guardian. La misura, introdotta a Villasimìus nel sud-est dell'isola, è l'ultimo episodio in una serie crescente di conflitti sulle spiagge italiane. Italiani e turisti si interrogano su come visitare il mare, mentre le comunità costiere cercano di limitare la pressione della folla.

La stessa spiaggia ha introdotto anche una tassa di 10 euro per l'accesso, parte di un sistema più ampio di controllo degli ingressi che mira a ridurre l'affollamento estivo. La Sardegna, isola che vede milioni di visitatori ogni anno, affronta una crisi di sostenibilità: le spiagge si erodono, l'ecosistema marino è sotto pressione, e le comunità locali faticano a mantenere il controllo del proprio territorio.

Questo non è un episodio isolato. Secondo The Local Italy, il divieto di ombrelloni e la tassa sono parte di un 'crescente sistema di accesso a pagamento e ricco di regole' che si diffonde in tutta l'isola. Altre spiagge hanno introdotto limiti di accesso, prenotazioni obbligatorie, e divieti su attrezzature da spiaggia. È una strategia di gestione della capacità, ma anche un segnale di esasperazione.

La reazione italiana è stata di sconcerto. Sul post Facebook della gelateria Don Nino a Roma, che recentemente ha fatto notizia internazionale per aver addebitato 44 euro per due gelati a una turista americana, gli italiani hanno commentato con vergogna per l'immagine del paese. Lo stesso sentimento emerge ora in Sardegna: l'impressione che l'Italia stia creando un'esperienza sempre più ostile e regolamentata per i visitatori.

Ma il divieto di ombrelloni a Villasimìus racconta una storia diversa da quella dei prezzi gonfiati. Non è una truffa turistica; è un tentativo di proteggere una risorsa naturale che sta scomparendo. Le spiagge sarde, come molte coste italiane, soffrono di erosione accelerata. Le dune si appiattiscono, la sabbia migra, e il numero di visitatori aumenta ogni anno.

La Sardegna ha registrato un aumento del turismo costante negli ultimi due decenni. Nel 2019, prima della pandemia, l'isola aveva attirato circa 2,7 milioni di visitatori, secondo i dati ufficiali regionali. Dopo il 2020, il turismo è rimbalzato fortemente. Le spiagge più famose, come Costa Smeralda e la costa sud-orientale dove si trova Villasimìus, vedono decine di migliaia di persone al giorno durante l'estate.

L'accumulo di ombrelloni, lettini e attrezzature da spiaggia accelera il compattamento del suolo e l'erosione. La vegetazione costiera, che fissa la sabbia e protegge dalle tempeste, viene calpestata. I piccoli ecosistemi delle dune, dove nidificano uccelli e si riproducono rettili, scompaiono. È una pressione che le spiagge, per quanto robuste sembrino, non possono sostenere indefinitamente.

Il veto agli ombrelloni per gli adulti in età lavorativa è una scelta strana, quasi comica nella sua formulazione. Esclude i turisti più forti economicamente, quelli che possono permettersi una vacanza estiva, mentre permette ai bambini e agli anziani di avere ombra. Ma la logica sottostante è pragmatica: ridurre il numero di attrezzature sulla spiaggia, limitare il danno fisico al suolo, scoraggiare l'affollamento.

Altre destinazioni europee hanno affrontato problemi simili. Venezia, Barcellona, Amsterdam e altre città hanno introdotto tasse di accesso, limiti di visitatori e regolamentazioni severe sul turismo. L'Italia, però, ha un problema particolare: la dipendenza economica dal turismo è enorme, ma la capacità infrastrutturale di molte aree è limitata. Non può permettersi di scoraggiare i visitatori, ma non può nemmeno permettersi di non fare nulla.

La Valle d'Aosta, regione alpina a nord, affronta tensioni simili ma in ambiente completamente diverso. Le Alpi vedono milioni di escursionisti e sciatori ogni anno. I sentieri si erodono, i prati alpini si compattano, gli ecosistemi di alta quota soffrono. Anche lì, il turismo è economicamente vitale ma ambientalmente fragile. La differenza è che la montagna è più resiliente della spiaggia: la sabbia, una volta persa, non si rigenera in decenni.

La misura di Villasimìus è un'ammissione implicita che il modello di turismo di massa non è sostenibile. Non è una soluzione elegante, e probabilmente non funzionerà: i turisti potranno semplicemente scegliere altre spiagge, o potranno visitare con bambini piccoli e anziani per aggirare il divieto. Ma è un segnale che l'Italia, almeno in alcuni luoghi, ha smesso di fingere che il turismo infinito sia possibile.

La crisi del turismo di massa italiano, secondo i corrispondenti stranieri, è una storia di successo diventato insostenibile. L'Italia è diventata troppo attraente, troppo accessibile, e le sue infrastrutture e ambienti naturali non riescono a stare al passo. Le spiagge sarde, come i canali di Venezia e le strade di Roma, stanno raggiungendo un punto di rottura.

Filing from Aosta on the roof of Italy.

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