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TOSCANA

Turner torna a Roma: la 'lettera d'amore' all'Aventino va all'asta

Il dipinto che raffigura la città dal colle sarà battuto nel Regno Unito dopo quasi duecento anni, con tappe a Hong Kong e New York

Costanza Bardi555 wordsEdition №131mercoledì 30 settembre 2026 — Edizione № 131

Un dipinto di JMW Turner raffigurante Roma vista dal Monte Aventino, che il Guardian descrive come la sua 'grande lettera d'amore' alla città, è tornato brevemente a Roma dopo quasi duecento anni. L'opera lascerà presto l'Italia per essere venduta nel Regno Unito, e secondo il quotidiano britannico dovrebbe stabilire un nuovo record per l'artista.

Prima della vendita, riferisce sempre il Guardian, la tela sarà esposta anche a Hong Kong e a New York. È un percorso che dice molto su come il mercato dell'arte internazionale tratti la veduta italiana: non come patrimonio locale, ma come merce globale in tournée.

Per Firenze e per la Toscana la notizia ha un sapore familiare. Le collezioni toscane hanno da sempre ospitato i paesaggi che gli artisti stranieri — Turner tra loro — dipinsero durante il Grand Tour, e il loro destino è spesso deciso in aste lontane dalla città che raffigurano.

Il Grand Tour è la cornice storica che il Guardian evoca quando chiama il quadro una 'lettera d'amore'. Nel Settecento e nell'Ottocento i pittori del nord Europa attraversavano le Alpi per fissare Roma e la campagna toscana sulla tela, e gran parte di quelle opere finì poi nelle case dei committenti britannici.

Questo movimento non si è mai davvero fermato: cambia solo la direzione. Oggi la veduta italiana viaggia verso Hong Kong e New York prima di essere battuta a Londra, mentre i musei italiani raramente dispongono dei mezzi per riportarla indietro.

La Toscana conosce bene il meccanismo. Le vedute della valle dell'Arno e delle colline senesi firmate da artisti stranieri sono tra le opere più richieste sul mercato internazionale, e la loro circolazione segue logiche che poco hanno a che vedere con i luoghi dipinti.

C'è poi la questione del prezzo. Se il Guardian ha ragione e l'asta stabilirà un record per Turner, il messaggio per il pubblico italiano è duplice: da un lato la conferma che l'immagine di Roma e dell'Italia resta il soggetto più desiderabile del mercato; dall'altro la consapevolezza che quella desiderabilità non si traduce automaticamente in tutela sul territorio.

Gli studiosi fiorentini del paesaggio settecentesco seguono da anni questo doppio binario. Le mostre internazionali dedicano spazio crescente ai pittori del Grand Tour, ma le opere esposte sono quasi sempre prestiti temporanei, non patrimoni stabili delle città che le hanno ispirate.

Il ritorno breve del Turner a Roma, prima della partenza verso l'Asia e gli Stati Uniti, è esattamente questo: una visita, non un rientro. La città che il pittore chiamava con affetto vede il quadro per poche settimane, poi lo saluta di nuovo.

Per chi lavora nel turismo culturale toscano la lezione è ambigua. Da un lato queste storie alimentano l'immagine dell'Italia come deposito inesauribile di bellezza; dall'altro mostrano che l'immagine viaggia più veloce del patrimonio, e che le aste londinesi restano il vero palcoscenico.

Resta da vedere chi comprerà l'opera e dove finirà. Il Guardian non lo dice, e non è compito di questo giornale speculare. Quello che si può dire è che il percorso annunciato — Roma, Hong Kong, New York, Regno Unito — racconta già da solo come il mondo consumi l'Italia dipinta.

Per la Toscana, che dell'Italia dipinta ha fatto una delle sue economie, la domanda è se basti continuare a prestare i paesaggi al mercato, o se valga la pena costruire le condizioni perché qualche volta restino.

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