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CAMPANIA

Orfani ucraini a Napoli, il rimpatrio resta bloccato

Venticinque minori evacuati dalla guerra vivono in città da mesi. La direttrice della casa ucraina chiede il ritorno, ma l'Italia frena.

Rosaria Esposito690 wordsEdition15domenica 14 giugno 2026 — Edizione № 15

Venticinque bambini ucraini vivono a Napoli da mesi, evacuati da una casa famiglia di Sumy mentre i bombardamenti continuavano. Liubov Rudyka, direttrice dell'orfanotrofio, li ha portati in Italia con l'intenzione di farli tornare a casa una volta cessato il conflitto. Secondo CNN, quella tempesta non si è placata, e il rimpatrio rimane bloccato tra ostacoli legali e burocratici.

Rudyka aveva pensato che il soggiorno fosse temporaneo. Mesi dopo, i minori rimangono a Napoli mentre la direttrice spinge per il ritorno. Le autorità italiane non hanno ancora chiarito i tempi e le modalità del rimpatrio, lasciando i bambini in uno stato di sospensione legale.

La vicenda espone le fratture nel sistema europeo di protezione dei minori in fuga dalla guerra. L'Italia, primo porto di arrivo per molti profughi dal Mediterraneo, si trova a gestire una crisi di evacuazione che non era stata pianificata come permanente, ma che si è trasformata in una questione di diritti e responsabilità condivise.

Per Napoli, il caso rappresenta un paradosso: la città che da decenni accoglie migranti forzati da rotte mortali del Mediterraneo ora si confronta con minori già al sicuro, ma intrappolati in una limbo amministrativo. La stampa internazionale ha sottolineato come il conflitto ucraino abbia creato una categoria di evacuati che non rientra facilmente nelle procedure standard di asilo o protezione temporanea.

Rudyka ha insistito sul fatto che i bambini devono tornare in Ucraina, dove hanno famiglia e radici. Tuttavia, le procedure di rimpatrio per minori evacuati richiedono coordinamento tra autorità ucraine, italiane e organismi internazionali. CNN ha riportato che il processo si è arenato, senza una data di ritorno in vista.

La questione tocca un nervo scoperto della politica migratoria europea. Mentre l'UE discute di ridistribuzione dei migranti e di rimpatri forzati, il caso di questi bambini ucraini mostra come l'accoglienza iniziale possa trasformarsi in una situazione di stallo quando mancano accordi chiari tra Stati.

A Napoli, dove il tessuto urbano è già sotto pressione per la gestione dei richiedenti asilo che arrivano via mare, la presenza di questi minori ha sollevato dibattiti sulla capacità della città di fornire servizi adeguati. Gli operatori locali hanno evidenziato come l'assenza di un piano di rimpatrio crei incertezza anche per le strutture che li ospitano.

La stampa internazionale ha inquadrato il caso come un sintomo più ampio: la guerra in Ucraina ha generato flussi di evacuazione disorganizzati che hanno raggiunto l'Italia senza un meccanismo di ritorno coordinato. Diversamente dai rifugiati che chiedono asilo permanente, questi bambini rimangono in uno spazio grigio, né rimpatriati né integrati.

Rudyka continua a fare pressione affinché i bambini tornino a Sumy. I loro genitori e parenti rimangono in Ucraina, in zone ancora colpite dal conflitto. Il ritardo nel rimpatrio significa che i bambini trascorrono ulteriori mesi lontani dalle loro famiglie e dal loro paese, in una città che non è la loro casa.

La soluzione richiede un accordo bilaterale tra Italia e Ucraina, mediato da organismi come l'UNICEF o la Croce Rossa. Finora, secondo le informazioni riportate da CNN, tali negoziati non hanno prodotto risultati concreti. Il rimpatrio rimane una promessa non mantenuta, mentre i bambini crescono a Napoli in una condizione di provvisorietà forzata.

Per la Campania, il caso aggiunge una dimensione complessa al dibattito sulla migrazione e l'accoglienza. La regione, storicamente porta d'ingresso del Mediterraneo, si ritrova a gestire non solo arrivi spontanei, ma anche evacuazioni coordinate che si trasformano in situazioni di stallo. La mancanza di chiarezza normativa e di accordi internazionali crea vuoti che ricadono sulle strutture locali.

La BBC e altri media internazionali hanno notato come il caso illustri le conseguenze umanitarie di una crisi prolungata. I bambini non sono numeri statistici, ma individui con diritti e bisogni specifici. Il rimpatrio ritardato rappresenta un fallimento del sistema nel garantire loro una soluzione rapida e dignitosa.

Rudyka ha detto a CNN che intende continuare a premere per il ritorno dei bambini. Nel frattempo, Napoli rimane il luogo dove questi minori ucraini attendono, in una limbo che ricorda altre crisi di spostamento forzato che hanno toccato la città negli ultimi decenni. La soluzione dipenderà dalla volontà politica di Italia e Ucraina di trovare un accordo rapido e coordinato.

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