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UMBRIA

I bambini ucraini che resistono al richiamo di Kyiv, visti dall'Umbria

Il Guardian racconta i minori evacuati nel 2022 e ospitati nelle Alpi italiane: molti non vogliono tornare, e l'Umbria conosce lo stesso dilemma

Niccolò Mariani640 wordsEdition118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118

Quando è arrivato per la prima volta nella sua nuova casa in un piccolo villaggio delle Alpi italiane, nel marzo 2022, il quindicenne Denys ha detto di essersi sentito nostalgico e confuso: era stato messo su un autobus notturno e trasferito altrove. Il Guardian racconta la sua storia e quella di migliaia di altri bambini ucraini in affidamento statale, evacuati quando la Russia ha invaso il Paese.

Secondo il quotidiano britannico, Kyiv li vuole indietro, ma molti resistono. Il titolo del reportage è una frase attribuita a uno di loro: «Il mio futuro è nell'UE».

La vicenda, raccontata dal Guardian come questione di sviluppo globale, tocca anche l'Italia interna, dove l'accoglienza dei minori ucraini è passata spesso attraverso paesi piccoli, scuole di provincia e famiglie allargate. L'Umbria, con i suoi comuni collinari e una popolazione che invecchia, conosce bene questo modello.

Per la nostra regione la domanda che il Guardian pone è concreta: che cosa succede a un territorio quando i bambini che ha accolto diventano adolescenti e devono scegliere dove vivere? È la stessa domanda che l'interno si pone ogni volta che i giovani partono.

Quando è arrivato per la prima volta nella sua nuova casa in un piccolo villaggio delle Alpi italiane, nel marzo 2022, il quindicenne Denys ha detto di essersi sentito nostalgico e confuso. Era stato messo su un autobus notturno e trasferito altrove. Il Guardian apre così il suo reportage sui bambini ucraini in affidamento statale evacuati dopo l'invasione russa.

Secondo il quotidiano britannico, si tratta di migliaia di minori. Erano in istituti o in affidamento pubblico quando la guerra è cominciata; sono stati portati fuori dal Paese, spesso verso l'Italia, e ora Kyiv chiede che tornino. Molti, scrive il Guardian, non vogliono.

Il titolo del pezzo è una frase attribuita a uno di loro: «Il mio futuro è nell'UE». È una posizione che il giornale presenta come diffusa tra i ragazzi arrivati in Europa occidentale e cresciuti lì per più di quattro anni.

La storia è ambientata nelle Alpi italiane, ma la sua logica riguarda tutta l'Italia che accoglie: quella dei piccoli centri, delle scuole di provincia, dei Comuni che hanno aperto case e palestre nell'emergenza del 2022 e poi hanno continuato a fare da rete.

L'Umbria appartiene a questa geografia. La regione ha una popolazione di circa 858.000 abitanti, in calo e in invecchiamento, e un tessuto di comuni collinari dove l'arrivo di una famiglia o di un gruppo di minori si sente immediatamente, nella scuola come nei servizi.

Il Guardian non nomina l'Umbria e non fornisce dati sui minori ucraini ospitati nell'Italia centrale. Su questo punto la prudenza è necessaria: il reportage parla delle Alpi e di un fenomeno nazionale, non di cifre regionali.

Ciò che il giornale britannico documenta è invece il nodo giuridico e umano: chi decide del futuro di un minore che lo Stato ucraino considera sotto la propria tutela, quando il ragazzo ha ormai una vita, una scuola e una lingua nuove?

È una domanda che l'Europa ha affrontato in forme diverse in questi anni, dall'accoglienza dei rifugiati siriani ai programmi di ricollocamento. Il caso ucraino è particolare perché riguarda minori affidati allo Stato, non famiglie fuggite insieme.

Il Guardian riferisce che molti di questi ragazzi resistono al rientro. Il giornale non quantifica quanti siano, né indica quante procedure di rimpatrio siano in corso: sono elementi che la copertura estera non precisa.

Per l'Umbria, come per le Alpi descritte dal Guardian, la questione si intreccia con un tema che la stampa internazionale segue da anni: lo spopolamento dell'interno italiano e la dipendenza dei piccoli comuni dall'arrivo di nuovi residenti.

Un adolescente che ha imparato l'italiano in una scuola di provincia e che a diciotto anni sceglie di restare è, per un territorio in calo demografico, una presenza che conta. Ma è anche una persona con una storia e una cittadinanza da chiarire.

Il reportage del Guardian si colloca in una tradizione di copertura estera sull'Italia come Paese di accoglienza e, insieme, come laboratorio delle contraddizioni europee sulla protezione dei minori.

Resta da vedere che cosa deciderà Kyiv e come risponderanno i Paesi che ospitano questi ragazzi. Il Guardian non anticipa sviluppi: pone il problema e lascia parlare i diretti interessati.

Per la nostra redazione, la lezione è quella di sempre: le grandi questioni migratorie e demografiche si vedono meglio nei paesi piccoli che nelle capitali. È lì che le politiche diventano biografie.

L'Umbria, terra di comuni minori e di scuole con classi sempre più piccole, guarda a questa storia con l'attenzione di chi sa che ogni bambino accolto è, insieme, una responsabilità e una possibilità.

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