CAMPANIA
L'UE prepara regole sugli affitti brevi: Napoli osserva il mercato
Le nuove norme europee potrebbero ridisegnare il mercato immobiliare delle città d'arte italiane
Rosaria Esposito810 wordsEdition №106domenica 6 settembre 2026 — Edizione № 106
L'UE sta per stabilire regole che aiutino le città europee a limitare gli affitti a breve termine come Airbnb nel tentativo di affrontare l'aumento dei prezzi delle case, secondo i piani visti da AFP venerdì e riportati da The Local Italy. La misura arriva in un momento in cui il dibattito sul turismo di massa e sulla vivibilità dei centri storici è più acceso che mai.
Per Napoli, città che ha conosciuto un vero e proprio boom turistico negli ultimi anni, la questione è duplice: da un lato la necessità di regolamentare un mercato che ha sottratto migliaia di appartamenti ai residenti, dall'altro la paura che limitazioni troppo rigide possano frenare un settore che ha contribuito al rilancio economico della città.
Secondo i piani europei visti da AFP e riportati da The Local Italy, l'UE si prepara a dare alle città gli strumenti per limitare gli affitti a breve termine, una misura pensata per contrastare l'aumento dei prezzi delle case che sta cacciando i residenti dai centri storici delle principali mete turistiche europee. La proposta rappresenta un cambio di passo significativo a livello comunitario, che finora aveva lasciato la regolamentazione degli affitti turistici alla discrezione dei singoli stati e comuni.
Il problema non è nuovo per l'Italia. Città come Venezia, Firenze e Roma hanno già adottato misure locali per contenere il fenomeno, ma con risultati contrastanti. Ora l'intervento dell'UE potrebbe uniformare le regole e dare ai comuni strumenti più efficaci per intervenire.
Napoli osserva con attenzione. Negli ultimi anni, il capoluogo campano è diventato una delle mete preferite del turismo internazionale, con un aumento esponenziale delle presenze che ha trasformato il centro storico. Quartieri come i Decumani, Spaccanapoli e il Vomero hanno visto moltiplicarsi le attività ricettive, spesso a scapito delle abitazioni per i residenti.
I dati raccolti dalla stampa internazionale raccontano di una città in bilico tra rinascita e gentrificazione. Da un lato, il turismo ha portato lavoro e investimenti in un territorio che ne aveva disperatamente bisogno; dall'altro, l'aumento degli affitti sta spingendo molti napoletani, soprattutto i più giovani, a lasciare il centro per le periferie o per altre città.
Le nuove regole europee, se approvate, potrebbero dare a Napoli e alle altre città italiane la possibilità di introdurre limiti più stringenti al numero di giorni in cui un appartamento può essere affittato per uso turistico, o di richiedere autorizzazioni più rigorose per l'apertura di nuove strutture ricettive.
Il dibattito è acceso anche tra gli operatori del settore. Da una parte, i gestori di B&B e affitti brevi sostengono che il turismo sia una risorsa fondamentale per l'economia locale e che limitazioni eccessive rischiano di penalizzare proprio chi ha investito in questo settore negli ultimi anni; dall'altra, i comitati di residenti denunciano da tempo lo spopolamento dei centri storici trasformati in alberghi diffusi.
La stampa internazionale ha seguito con attenzione il fenomeno italiano, descrivendo città d'arte come Venezia e Firenze come laboratori di un conflitto tra esigenze turistiche e diritti dei residenti. Napoli, pur con le sue specificità, sta vivendo lo stesso processo con qualche anno di ritardo, ma con la stessa intensità.
Il modello napoletano di accoglienza, basato su un rapporto più autentico e meno standardizzato con il territorio, potrebbe però rappresentare un'alternativa. Molti turisti scelgono Napoli proprio per la sua autenticità, per i vicoli vivaci, per il rapporto diretto con gli abitanti. Una regolamentazione che preservi queste caratteristiche potrebbe rivelarsi più efficace di una semplice limitazione quantitativa.
Le associazioni di categoria e i sindacati degli inquilini attendono ora di conoscere i dettagli della proposta europea. La partita si giocherà a Bruxelles, ma le conseguenze si faranno sentire nelle strade di Napoli, dove ogni appartamento trasformato in struttura ricettiva è una famiglia in meno nel quartiere.
Il governo italiano, attraverso i suoi rappresentanti a Bruxelles, ha già fatto sapere di guardare con interesse alla proposta, pur ribadendo la necessità di rispettare le competenze locali. Le città italiane, infatti, hanno storie e conformazioni molto diverse tra loro: ciò che funziona per Venezia, città d'acqua con una popolazione residente in costante calo, potrebbe non essere adatto a Napoli, dove il centro è ancora densamente abitato.
Nei prossimi mesi il confronto si sposterà nelle sedi istituzionali, ma intanto il dibattito pubblico si infiamma. A Napoli come nel resto d'Italia, la questione della casa è tornata al centro dell'agenda politica, alimentata da una generazione di giovani che fatica a trovare alloggi a prezzi accessibili nelle città dove lavora e studia.
La proposta europea rappresenta un'occasione storica per ripensare il modello di sviluppo turistico delle città italiane. Se da un lato il turismo è una risorsa inestimabile per l'economia del paese, dall'altro è ormai evidente che senza regole il suo impatto può diventare insostenibile per le comunità locali. Napoli, con la sua storia di contraddizioni e resilienza, potrebbe essere il luogo dove questo equilibrio trova una soluzione all'altezza delle sfide del futuro.
