ECONOMIA
L'UE limita i 'forever chemicals' negli imballaggi: la filiera lombarda si adegua
Nuove restrizioni europee sulle sostanze tossiche nei materiali a contatto con gli alimenti entrano in vigore mentre l'industria alimentare di Milano corre ai ripari
Beatrice Comolli841 wordsEdition №82giovedì 13 agosto 2026 — Edizione № 82
Nuove restrizioni dell'Unione Europea sulle sostanze tossiche note come 'forever chemicals' negli imballaggi alimentari sono entrate in vigore mercoledì, insieme a regole più ampie sulla riduzione dei rifiuti di imballaggio nel blocco, secondo quanto riportato da The Local Italy.
La misura colpisce direttamente la Lombardia, regione che ospita il più grande distretto alimentare d'Italia e dove hanno sede alcuni dei maggiori produttori nazionali di pasta, dolci e prodotti da forno. L'industria alimentare lombarda, che fattura decine di miliardi di euro all'anno, dovrà ora rivedere le proprie forniture di imballaggi per conformarsi ai nuovi limiti.
Le nuove regole, entrate in vigore mercoledì 12 agosto secondo The Local Italy, riguardano i PFAS — sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche — utilizzate per rendere gli imballaggi resistenti a grasso e acqua. Queste sostanze, soprannominate 'forever chemicals' per la loro persistenza nell'ambiente e nel corpo umano, sono state associate a problemi di salute che vanno dal cancro a danni al sistema immunitario.
La Lombardia è il cuore dell'industria alimentare italiana. Secondo i dati più recenti del settore, la regione produce circa un quarto del fatturato nazionale dell'agroalimentare, con eccellenze che vanno dalla pasta industriale ai prodotti da forno, dai formaggi ai salumi. Molte di queste aziende hanno sede nella cintura industriale intorno a Milano e nelle province di Brescia, Bergamo e Cremona, dove l'industria alimentare si intreccia con quella del packaging.
Il settore degli imballaggi è storicamente uno dei punti di forza dell'economia lombarda. La regione ospita alcuni dei maggiori produttori europei di imballaggi flessibili e rigidi, con un distretto che occupa decine di migliaia di lavoratori. Le nuove restrizioni UE rappresentano una sfida doppia: da un lato obbligano i produttori di imballaggi a riformulare i propri prodotti, dall'altro spingono i trasformatori alimentari a cercare alternative.
La tempistica è delicata. Le nuove regole arrivano in piena estate, quando la produzione alimentare lombarda è al massimo per far fronte alla domanda turistica e alle esportazioni. Le aziende che non hanno già pianificato la transizione potrebbero trovarsi a dover smaltire scorte di imballaggi non conformi, con costi aggiuntivi in un momento in cui i margini sono già compressi dall'inflazione delle materie prime.
La reazione dell'industria, secondo quanto emerge dalla copertura internazionale, è cauta ma operativa. Le grandi aziende alimentari con sede in Lombardia — molte delle quali esportano in tutta Europa e oltre — hanno già da tempo avviato programmi per ridurre l'uso di PFAS nei propri imballaggi, spinte anche dalle pressioni dei grandi distributori europei. Le piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale del distretto alimentare lombardo, potrebbero invece avere più difficoltà a sostenere i costi della riconversione.
Le nuove regole sugli imballaggi fanno parte di un pacchetto più ampio di misure UE per ridurre i rifiuti di imballaggio nel blocco, che punta a rendere tutti gli imballaggi riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Per la Lombardia, questo significa anche una pressione aggiuntiva sul sistema di riciclo regionale, già tra i più efficienti d'Europa ma ora chiamato a gestire flussi di materiali diversi.
Milano, che ospita il più importante polo fieristico italiano del settore alimentare e del packaging, sarà il palcoscenico naturale dove questa transizione si vedrà. Le fiere di settore che si terranno in autunno nel capoluogo lombardo saranno il primo banco di prova per le nuove soluzioni di imballaggio senza PFAS, con i produttori che presenteranno le loro alternative a base di carta, bioplastiche e altri materiali.
La partita, però, è anche politica. Le nuove restrizioni UE arrivano in un momento in cui il governo italiano — come riportato da The Local Italy — sta spingendo per un allentamento delle regole ambientali europee in nome della competitività. La tensione tra Bruxelles e Roma su questo tema è destinata a crescere, e la Lombardia, con la sua potenza industriale, sarà in prima linea nel dibattito.
Per i consumatori lombardi, l'effetto più visibile sarà probabilmente un cambiamento nelle confezioni dei prodotti che acquistano al supermercato, con nuovi materiali e nuove etichette. Ma l'impatto più profondo si sentirà nelle fabbriche: secondo le stime del settore, la riconversione degli impianti di produzione di imballaggi richiederà investimenti nell'ordine di centinaia di milioni di euro in tutta Europa, e la Lombardia — con il suo distretto del packaging — sarà chiamata a fare la sua parte.
Le aziende lombarde del settore hanno già iniziato a muoversi, secondo quanto emerge dalla stampa internazionale. Alcune hanno avviato partnership con istituti di ricerca e università milanesi per sviluppare nuovi materiali, altre stanno riconvertendo le linee di produzione. La sfida è tecnica oltre che economica: i materiali alternativi devono garantire le stesse prestazioni di barriera di grasso e umidità che hanno reso i PFAS così diffusi.
Il quadro, insomma, è quello di una transizione obbligata che la Lombardia affronta da una posizione di forza — grazie al suo tessuto industriale e alla sua tradizione manifatturiera — ma non senza costi. I prossimi mesi diranno se il distretto lombardo saprà trasformare questa sfida regolatoria in un'opportunità di innovazione, come ha già fatto in passato con altre transizioni, o se perderà terreno rispetto ai concorrenti europei.
