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BASILICATA

Bruxelles agisce sui permessi: l'Italia non regge il carico

La Commissione UE avvia procedimenti legali contro 17 stati, Italia inclusa, per la mancata attuazione della direttiva sul permesso unico. Espone come Roma non riesce a gestire i flussi migratori.

Pietro Lasorsa813 wordsEdition50domenica 19 luglio 2026 — Edizione № 50

La Commissione europea questa settimana ha avviato azioni legali contro 17 stati membri, tra cui l'Italia, per la mancata applicazione della direttiva sul permesso unico. Secondo The Local Italy, questa procedura combinata dovrebbe concedere ai cittadini di paesi terzi sia un permesso di lavoro che di soggiorno in un'unica domanda, anziché richiedere due procedimenti separati.

L'Italia non ha rispettato la scadenza. Significa che il paese non ha ancora adattato la sua burocrazia per semplificare un processo che l'Unione europea ha già codificato. Questo fallimento amministrativo non è nuovo: l'Italia è notoria per l'attuazione lenta di direttive UE, specie quando richiedono una riforma della macchina burocratica centrale.

Per la Basilicata, la notizia ha una risonanza particolare. La regione ha una popolazione che invecchia e un'economia che dipende dall'agricoltura, dal turismo e dall'energia. Tutti questi settori hanno bisogno di manodopera migrante. Ma senza un sistema di permessi chiaro e rapido, i datori di lavoro rimangono intrappolati in una burocrazia che scoraggia sia i migranti che gli imprenditori.

La regione ha una popolazione di 537mila abitanti, in calo costante. Secondo i dati europei, il Mezzogiorno perde giovani verso il Nord e l'estero; i migranti che restano sono spesso concentrati nei settori a bassa qualificazione. Ma senza un sistema di permessi efficiente, anche questi flussi rimangono precari e informali.

L'agricoltura basilicata ha bisogno di manodopera stagionale. Le aziende che coltivano pomodori, melanzane e tabacco dipendono da braccianti che vengono da Romania, Albania e Marocco. Oggi, il processo di regolarizzazione è lungo e incerto: un datore di lavoro deve prima ottenere un permesso di lavoro, poi il migrante deve richiedere un permesso di soggiorno. Questo doppio binario crea ritardi di mesi, durante i quali la manodopera rimane in una zona grigia.

La direttiva UE sul permesso unico era stata concepita per risolvere esattamente questo problema. Un'unica domanda, una risposta, un permesso che copre sia il lavoro che il soggiorno. Semplice, logico, necessario. L'Italia avrebbe dovuto recepirla entro il 2024. Non lo ha fatto.

Secondo The Local Italy, il fallimento è condiviso: 17 stati non hanno recepito la direttiva. Ma l'Italia è tra i più grandi economicamente e demograficamente. Il suo ritardo ha un peso maggiore. Significa che centinaia di migliaia di migranti che lavorano in Italia rimangono in uno stato amministrativo confuso.

La Basilicata ha visto negli ultimi dieci anni un aumento della popolazione migrante, specie intorno ai centri urbani di Potenza e Matera. Matera, diventata capitale europea della cultura nel 2019, ha attratto anche turismo e alcuni servizi legati alla cultura e all'ospitalità. Questi settori impiegano migranti, spesso in condizioni di precarietà.

Un sistema di permessi unificato avrebbe almeno il merito di rendere trasparente la situazione. Oggi, molti migranti in Basilicata lavorano con permessi scaduti o non rinnovati, perché il sistema amministrativo è troppo lento. Rimangono vulnerabili a ricatti, salari bassi, condizioni di lavoro povere. Un permesso unico non risolverebbe tutto, ma eliminerebbe almeno una barriera burocratica.

La Commissione europea non ha potere coercitivo diretto; può solo avviare procedure di infrazione che, nei casi peggiori, portano a sanzioni finanziarie. Ma il vero costo non è la multa: è il danno reputazionale e la perdita di capacità amministrativa. Se l'Italia non riesce a recepire una direttiva semplice come questa, come può affrontare sfide più complesse?

Il ritardo italiano riflette una debolezza strutturale: la burocrazia centrale è lenta, frammentata tra ministeri diversi, e spesso ostile alla semplificazione. Il Ministero dell'Interno gestisce i permessi di soggiorno; il Ministero del Lavoro gestisce i permessi di lavoro. Coordinarli in un unico processo richiederebbe una riforma che nessun governo italiano ha voluto affrontare.

Nel frattempo, la Basilicata continua a perdere popolazione. I giovani se ne vanno verso il Nord o l'estero. Gli anziani rimangono. L'agricoltura invecchia con loro. Un sistema di permessi efficiente non fermerebbe l'emigrazione, ma potrebbe almeno rendere più facile per gli agricoltori trovare manodopera. Invece, la burocrazia rimane un ostacolo.

La direttiva UE è stata approvata nel 2021. Era stata data ai paesi tre anni per recepirla. L'Italia ha avuto tutto il tempo. Il fatto che non l'abbia fatto suggerisce che non era una priorità politica. Il governo Meloni, secondo il Guardian, è occupato con riforme elettorali e scontri politici interni. La semplificazione burocratica per i migranti non rientra nell'agenda.

La Commissione europea ora darà all'Italia un periodo per conformarsi. Se non lo farà, potrebbe arrivare una sentenza della Corte di giustizia e sanzioni. Ma il vero danno è già fatto: migliaia di migranti rimangono in uno stato di incertezza amministrativa, e le regioni come la Basilicata non possono pianificare la loro manodopera con certezza.

Il verdetto europeo è un'altra prova di come il Sud Europa sia rimasto indietro nella modernizzazione amministrativa. Mentre il Nord Europa ha sistemi digitali integrati e processi semplificati, il Sud rimane intrappolato in burocrazia cartacea e procedure sovrapposte. La Basilicata, come il resto del Mezzogiorno, ne paga il prezzo in termini di competitività e attrattività.

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