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PIEMONTE

L'UE respinge le pressioni USA, il Piemonte osserva il suo export

Bruxelles difende le norme verdi mentre Washington accusa il blocco di agevolare l'evasione dei dazi cinesi

Lorenzo Ferraris822 wordsEdition85domenica 16 agosto 2026 — Edizione № 85

L'Unione Europea ha respinto venerdì le rinnovate pressioni commerciali degli Stati Uniti, mentre Washington ha affermato che il blocco stava facilitando l'evasione dei dazi americani da parte della Cina e ha intensificato le richieste affinché revochi le sue principali norme verdi sulle imprese, secondo quanto riportato da The Local Italy.

La replica di Bruxelles arriva in un momento delicato per l'economia italiana, e in particolare per il Piemonte, regione fortemente dipendente dalle esportazioni manifatturiere. Torino e il suo hinterland ospitano il cuore dell'industria automobilistica italiana, con stabilimenti e indotto che guardano ai mercati nordamericani come sbocco primario.

Le norme verdi europee, contestate da Washington, includono il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e la direttiva sulla due diligence aziendale, misure che il governo italiano ha spesso criticato come oneri burocratici per le piccole e medie imprese.

La tensione commerciale tra Washington e Bruxelles si riaccende in una fase in cui l'Italia cerca di consolidare la ripresa del suo export. Secondo The Local Italy, gli Stati Uniti hanno accusato l'UE di facilitare l'evasione dei dazi americani da parte della Cina, un'accusa che Bruxelles ha respinto con fermezza, difendendo al contempo il proprio pacchetto di normative ambientali.

Per il Piemonte, la posta in gioco è concreta. La regione genera una quota significativa del proprio PIL dalle esportazioni: l'automotive, con Stellantis e la filiera della componentistica, rappresenta storicamente il motore principale, seguito da aerospazio, meccanica e agroalimentare. I dazi USA colpirebbero direttamente questi settori, già alle prese con la transizione elettrica e la riconversione industriale.

La disputa arriva mentre l'industria italiana attraversa una fase di trasformazione profonda. I corrispondenti esteri hanno più volte descritto il Piemonte come un laboratorio della transizione: da un lato la crisi occupazionale nel settore auto, dall'altro gli investimenti in nuove tecnologie e la crescita dell'aerospazio, con Leonardo e le sue controllate piemontesi.

Le norme verdi europee contestate da Washington — in particolare il carbon border adjustment mechanism (CBAM) e la corporate sustainability due diligence directive — sono state oggetto di dibattito anche in Italia. Il governo italiano ha spesso espresso riserve su questi strumenti, temendo che possano penalizzare le PMI manifatturiere del Nord Italia, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale.

Per gli analisti stranieri, la posizione italiana è ambivalente: da un lato Roma sostiene gli obiettivi climatici europei, dall'altro difende la competitività delle proprie imprese. Questa tensione emerge chiaramente nei reportage dei corrispondenti da Milano e Torino, che descrivono un tessuto industriale preoccupato per i costi della transizione ma consapevole della necessità di adeguarsi.

La risposta di Bruxelles è stata netta: l'UE non intende ritirare le proprie normative ambientali, considerate parte integrante del Green Deal e della strategia di competitività a lungo termine del continente. Washington, dal canto suo, ha intensificato la pressione, minacciando ritorsioni commerciali se il blocco non modificherà le proprie politiche.

Per il Piemonte, la questione si intreccia con il tema più ampio del rapporto transatlantico. Le imprese della regione esportano tradizionalmente verso gli Stati Uniti, considerati un mercato di sbocco privilegiato per i prodotti di fascia alta — dal vino Barolo alle macchine utensili — e una nuova guerra commerciale rischierebbe di interrompere flussi consolidati da decenni.

I dati più recenti, citati dai media internazionali, indicano che l'export italiano verso gli USA è cresciuto negli ultimi anni, sostenuto dalla debolezza dell'euro e dalla domanda americana di beni di lusso e macchinari. Un eventuale inasprimento daziario colpirebbe in modo sproporzionato le regioni manifatturiere del Nord, come il Piemonte e la Lombardia.

La vicenda richiama alla memoria la disputa commerciale del 2018-2019, quando l'amministrazione americana minacciò dazi sulle auto europee, creando forte preoccupazione a Torino e negli stabilimenti Stellantis. In quell'occasione, la diplomazia europea riuscì a scongiurare il peggio, ma il rischio di una nuova escalation resta concreto, secondo gli osservatori.

La posizione dell'UE, difesa dai commissari al commercio e al clima, è che le norme verdi non sono misure protezionistiche ma strumenti per garantire una transizione equa e competitiva. Bruxelles ha inoltre respinto le accuse di agevolare l'evasione dei dazi cinesi, definendole infondate e prive di evidenze.

Per le imprese piemontesi, la partita si gioca su due fronti: da un lato la necessità di mantenere accesso al mercato americano, dall'altro la pressione competitiva della Cina, che punta a conquistare quote nel settore dei veicoli elettrici e delle batterie. La regione, con il suo distretto dell'automotive, è in prima linea in questa sfida globale.

I corrispondenti esteri hanno sottolineato come la disputa commerciale arrivi in un momento di fragilità per l'economia italiana, segnata da un debito pubblico elevato e da una crescita modesta. Un conflitto commerciale con Washington rischierebbe di pesare su un quadro già complesso, complicando gli sforzi del governo per sostenere l'occupazione e gli investimenti.

La partita si giocherà nelle prossime settimane, con incontri bilaterali tra funzionari UE e americani. Nel frattempo, le imprese piemontesi osservano con attenzione, consapevoli che l'esito della disputa determinerà in larga misura le prospettive del loro export nei prossimi anni.

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