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SARDEGNA

L'UE vieta i social ai minori di 13 anni: chi li sorveglia nelle isole?

Von der Leyen presenta il piano. Nei piccoli comuni sardi, dove le scuole chiudono, il controllo digitale è già un problema irrisolto

Gavino Sanna673 wordsEdition118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118

L'Unione europea vieterà i social media ai bambini sotto i 13 anni e consentirà solo un accesso limitato e supervisionato fino ai 15, secondo i piani presentati mercoledì dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, riferisce The Local Italy. 'L'Europa ha il potere di agire', ha detto von der Leyen.

La misura, secondo The Local Italy, è una delle più ambiziose mai proposte a livello europeo sul controllo dell'accesso dei minori alle piattaforme digitali. Il testo dovrà ora passare il percorso legislativo dell'Unione.

Per i piccoli comuni dell'interno sardo, la domanda pratica è immediata: chi controlla? Dove le scuole sono già in difficoltà e i servizi sociali sono pochi, la supervisione digitale rischia di restare un principio senza applicazione.

La Sardegna ha un rapporto complesso con la connessione: le aree interne soffrono di copertura disomogenea, e la transizione digitale è stata a lungo una promessa più che una realtà. Un divieto europeo arriva in un territorio dove il problema non è solo l'accesso, ma la capacità di accompagnarlo.

'L'Europa ha il potere di agire', ha detto von der Leyen, secondo il giornale.

La proposta, riportata da The Local Italy il 16 settembre, segna un cambio di passo per Bruxelles. Finora l'approccio europeo alla protezione dei minori online si era basato soprattutto su obblighi di verifica dell'età e codici di condotta delle piattaforme. Il divieto vero e proprio è una misura più netta.

The Local Italy non entra nei dettagli tecnici dell'applicazione, e La Veduta non li aggiunge. Quello che è chiaro, secondo la testata, è che il piano prevede un accesso supervisionato tra i 13 e i 15 anni, con un ruolo attivo dei genitori o di figure di garanzia.

Per la Sardegna, il tema si intreccia con una realtà demografica precisa. L'isola ha poco più di un milione e mezzo di abitanti, e molte aree interne hanno già visto chiudere scuole e servizi. In questi contesti, la sorveglianza digitale non è un problema teorico: è una questione di risorse umane e di presenza sul territorio.

I piccoli comuni sardi hanno spesso un solo operatore sociale, o nessuno. Le famiglie dell'interno, molte delle quali anziane o con genitori impegnati in lavori stagionali, faticano a seguire i figli online. Un divieto europeo, senza un sistema di accompagnamento locale, rischia di trasformarsi in un obbligo sulla carta.

C'è poi la questione della connessione. La Sardegna ha investito nella banda larga, ma la copertura resta disomogenea tra costa e interno. Nelle zone dove il segnale è debole, il problema non è l'accesso ai social: è l'accesso a tutto. La misura europea presuppone un'infrastruttura che non ovunque esiste.

The Local Italy riferisce che la Commissione intende procedere con determinazione. Von der Leyen ha usato parole nette sulla capacità dell'Europa di intervenire. Ma il percorso legislativo è lungo, e il testo dovrà confrontarsi con il Parlamento e con gli Stati membri.

Per le isole, la lezione è che le politiche digitali europee arrivano sempre con un ritardo di applicazione nei territori fragili. La Sardegna lo ha visto con la transizione energetica, con la banda larga, con i servizi sanitari telematici. Il divieto dei social, se passerà, seguirà la stessa traiettoria.

C'è anche un aspetto culturale. In Sardegna, come in molte aree rurali europee, i social sono diventati uno strumento di tenuta sociale: permettono ai giovani rimasti di restare in contatto con chi è partito, e alle famiglie disperse di mantenere un legame. Vietarli ai minori senza offrire alternative rischia di isolare ulteriormente chi è già isolato.

The Local Italy non riporta reazioni italiane specifiche al piano. La Veduta non ne inventa. Quello che si può dire è che la misura, se approvata, porrà un problema di attuazione che riguarda in modo particolare i territori a bassa densità.

La domanda che resta, per un'isola che perde giovani ogni anno, è semplice: un divieto europeo può proteggere i minori se le comunità non hanno gli strumenti per farlo rispettare? The Local Italy descrive il potere di Bruxelles. La Sardegna conosce il divario tra le regole e la loro applicazione.

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