LOMBARDIA
L'UE vieterà i social ai minori di 13 anni: chi controlla in Lombardia
Von der Leyen presenta il piano: divieto sotto i 13 anni e accesso supervisionato fino ai 15. Per le scuole lombarde si apre la questione dell'applicazione
Beatrice Comolli677 wordsEdition №118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118
L'Unione europea vieterà i social media ai bambini sotto i 13 anni e consentirà solo un accesso limitato e supervisionato fino ai 15 anni. È quanto hanno presentato mercoledì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo The Local Italy, che cita la formulazione usata dalla stessa von der Leyen: 'L'Europa ha il potere di agire'.
Il piano riguarda i ventisette Stati membri e quindi anche l'Italia e la Lombardia. The Local Italy non dettaglia il meccanismo di verifica dell'età né i tempi di entrata in vigore, e su questi punti il dispaccio resta prudente.
Per una regione con la più alta densità di popolazione scolastica del paese e un tessuto di istituti tecnici e licei fortemente digitalizzato, la questione pratica è chi applica il divieto. La Commissione indica l'obiettivo; l'esecuzione ricadrebbe su autorità nazionali, scuole e piattaforme.
The Local Italy non riporta reazioni italiane specifiche al piano. Il testo presentato mercoledì è una proposta, non una norma in vigore: il percorso legislativo europeo è ancora da avviare.
La misura si inserisce in una tendenza che la stampa internazionale segue da tempo. Diversi paesi europei hanno già introdotto limiti all'uso dei social da parte dei minori, e la Commissione cerca ora un quadro comune per evitare che le regole nazionali divergano. The Local Italy colloca l'annuncio di von der Leyen in questa cornice.
Il nodo tecnico è la verifica dell'età. Nessuna delle fonti citate spiega come le piattaforme dovrebbero accertare che un utente abbia più di tredici anni senza raccogliere dati personali dei minori, un problema che la stessa Commissione ha riconosciuto in passato come delicato. Il dispaccio non offre soluzioni.
Per la Lombardia la partita si gioca su due fronti. Il primo è scolastico: le scuole secondarie di primo grado accolgono ragazzi che rientrano esattamente nella fascia vietata, e le famiglie si troverebbero davanti a regole europee da un lato e pratiche quotidiane dall'altro. Il secondo è industriale, perché Milano ospita sedi italiane di aziende tecnologiche e di comunicazione che lavorano sull'audience giovane.
The Local Italy non fornisce stime sul numero di minori coinvolti in Italia né in Lombardia. Qualsiasi cifra regionale sarebbe, a questo stadio, una congettura. La redazione si limita a quanto riportato dalla fonte.
Il precedente più vicino che la stampa europea richiama è quello delle norme sulla protezione dei dati, che hanno richiesto anni di adattamento e hanno visto le autorità nazionali interpretare il testo in modo non uniforme. Un divieto sull'accesso ai social presenta problemi analoghi, con l'aggiunta di un'opinione pubblica particolarmente sensibile quando si parla di minori.
La presidente della Commissione ha scelto una formula di competenza: 'L'Europa ha il potere di agire'. È un modo per rivendicare la scala europea come quella giusta per regolare piattaforme globali, un argomento che la stampa internazionale ha seguito anche in altri dossier digitali.
Resta aperta la questione delle sanzioni. The Local Italy non indica quali conseguenze siano previste per le piattaforme che non rispettassero il divieto, né se il testo preveda obblighi di rimozione o di progettazione. Sono elementi che il dispaccio non può anticipare.
Per le famiglie lombarde il tema si intreccia con quello del tempo trascorso online dai ragazzi, che la stampa estera descrive come una preoccupazione crescente in tutta Europa. La proposta di Bruxelles nasce da quella pressione, non da un caso italiano specifico.
Nei prossimi mesi il testo dovrà passare il confronto tra Parlamento europeo e Stati membri. Il calendario non è indicato da The Local Italy, e la prassi delle procedure europee suggerisce tempi lunghi. Chi si aspetta un divieto operativo a breve resterà probabilmente deluso.
L'attenzione, per ora, è sul principio: l'Unione si attribuisce il compito di fissare un limite comune all'accesso dei minori ai social. Per una regione che misura la propria competitività anche sulla capacità di attrarre talenti digitali, la domanda è se la norma diventerà un modello o un vincolo da negoziare.
La redazione continuerà a seguire il dossier sulle fonti estere. Al momento non ci sono elementi per dire come l'Italia, e la Lombardia in particolare, si posizioneranno nella discussione.
