MARCHE
L'UE vieta i social ai minori di 13 anni, e i piccoli comuni chiedono chi controlla
Von der Leyen presenta il piano: divieto sotto i 13 anni, accesso supervisionato fino a 15. Nelle Marche, dove i presidi scolastici si chiudono, la domanda è pratica
Elena Marcheggiani629 wordsEdition №118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118
L'Unione europea vieterà i social media ai bambini sotto i 13 anni e consentirà solo un accesso limitato e supervisionato fino ai 15 anni, secondo i piani presentati mercoledì dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, riferisce The Local Italy.
Von der Leyen ha detto che 'l'Europa ha il potere di agire'. Il piano segna un cambio di passo: dopo anni di regolamentazione frammentata, Bruxelles interviene direttamente sull'accesso dei minori alle piattaforme.
La misura pone una questione di attuazione. Chi controlla l'età? Chi verifica il consenso dei genitori? Nei grandi centri la risposta è tecnologica. Nei piccoli comuni, dove le scuole sono spesso l'unico presidio, la risposta è un problema di persone.
Le Marche, con la sua rete di comuni sparsi e istituti comprensivi che accorpano più paesi, conosce bene questa distanza tra norma europea e pratica locale. Il divieto è chiaro sulla carta. Sul territorio, la vigilanza è un'altra cosa.
Il piano europeo arriva in un momento in cui la discussione sull'uso dei social da parte dei minori è diventata centrale in molti Paesi. L'Australia ha approvato una legge simile, e diversi Stati americani hanno introdotto restrizioni. L'Europa si allinea, ma con una differenza: agisce come blocco.
La scelta di fissare la soglia a 13 anni non è casuale. È l'età minima prevista dai termini di servizio di molte piattaforme, spesso aggirata con una dichiarazione falsa. Il piano europeo intende rendere effettivo un limite che finora è rimasto sulla carta.
Tra i 13 e i 15 anni, l'accesso sarebbe consentito solo con supervisione. Non è chiaro, dalle informazioni disponibili, come questo si tradurrà in pratica: se con strumenti di verifica dell'età, con il consenso esplicito dei genitori, o con modalità ancora da definire.
Per le Marche, il tema si intreccia con una realtà demografica precisa. La regione ha circa 1 milione e 487 mila abitanti, in calo, con un invecchiamento marcato e una natalità bassa. I giovani sono pochi, e le scuole di paese chiudono o si accorpano.
In questo contesto, il controllo parentale sui social non è solo una questione di volontà. È una questione di tempo e di risorse. Nelle famiglie dove entrambi i genitori lavorano, spesso in piccole imprese artigiane, la supervisione digitale è difficile da garantire.
Le scuole marchigiane, come quelle di molte aree interne, hanno spesso un rapporto diretto con le famiglie. Gli insegnanti conoscono gli studenti per nome, e i dirigenti sanno chi ha accesso a cosa. Ma la vigilanza sui social non è un compito che la scuola può svolgere da sola.
Il piano europeo non prevede, dalle informazioni disponibili, risorse specifiche per i comuni più piccoli. La Commissione stabilisce il principio, ma l'attuazione resta agli Stati membri. In Italia, questo significa un passaggio attraverso il governo e le regioni.
La questione demografica rende le Marche un caso interessante. Da un lato, la regione ha meno minori da controllare rispetto ad altre aree. Dall'altro, ha meno strutture per farlo. La proporzione tra risorse e bisogni non è favorevole.
Il dibattito europeo sui social e i minori tocca anche il tema della salute mentale. Diversi studi internazionali, citati dalla stampa estera, collegano l'uso intensivo dei social in adolescenza a problemi di ansia e depressione. Il piano von der Leyen si muove in questa direzione.
Non è chiaro, dalle fonti disponibili, quali saranno i tempi di approvazione. Il piano è stato presentato mercoledì, ma il percorso legislativo europeo è lungo. Le piattaforme, dal canto loro, hanno già annunciato resistenza a misure che le considerano onerose.
Per le Marche, la partita si giocherà sul territorio. Non nei grandi centri, ma nei comuni dove la scuola è l'ultimo presidio e il controllo digitale è una questione di persone, non di tecnologia. Il divieto europeo è un principio. La sua applicazione è una pratica.
