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VENETO

L'UE vieta i social ai minori di 13 anni: chi controlla in Veneto

Von der Leyen presenta il piano: accesso supervisionato fino a 15 anni. Nei piccoli comuni veneti resta aperta la questione di chi verifica

Tommaso Veronese660 wordsEdition118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118

L'Unione europea vieterà i social media ai bambini sotto i 13 anni e consentirà solo un accesso limitato e supervisionato fino ai 15, secondo i piani presentati mercoledì dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Lo riferisce The Local Italy, citando l'annuncio della stessa von der Leyen, che ha detto che "l'Europa ha il potere di agire".

La proposta riguarda tutti i ventisette Stati membri, Italia compresa, e apre una questione pratica che nei piccoli comuni del Veneto si presenta in forma acuta: chi verifica l'età, chi controlla l'accesso, chi interviene quando la regola viene aggirata.

Il piano europeo non è ancora legge. The Local Italy descrive i piani come presentati, non adottati, e non indica tempi di entrata in vigore né il percorso legislativo previsto. La Veduta si attiene a questa formulazione.

Per il Veneto, regione di piccoli comuni e di forte presenza di minori nelle scuole di montagna e di pianura, il tema si intreccia con quello dell'accoglienza e della sorveglianza digitale, già oggetto di dibattito nelle amministrazioni locali.

L'annuncio di Ursula von der Leyen, riportato mercoledì da The Local Italy, fissa due soglie: divieto sotto i 13 anni, accesso limitato e supervisionato fino ai 15. La presidente della Commissione ha motivato la scelta con la necessità di proteggere i minori, sostenendo che l'Europa ha gli strumenti per intervenire.

La formulazione esatta delle misure non è ancora disponibile. The Local Italy parla di "piani presentati", non di regolamento adottato, e non specifica se si tratti di una proposta legislativa formale o di un orientamento politico. La distinzione conta, perché solo la prima avvia l'iter che coinvolge Parlamento e Consiglio.

Il precedente più vicino è quello dell'Entry/Exit System, il sistema di controlli biometrici alle frontiere esterne dell'UE. Lunedì il Guardian ha riferito che nove paesi dell'UE, tra cui Francia, Grecia e Portogallo, hanno chiesto e ottenuto un ulteriore rinvio della sua attuazione, citando la difficoltà di adeguare aeroporti affollati. Il caso mostra quanto tempo possa passare tra l'annuncio di una regola europea e la sua applicazione concreta.

Per il Veneto la questione si declina su due piani. Il primo è scolastico: la regione ha una rete di istituti diffusa anche nei comuni più piccoli, dove il controllo dell'uso dei dispositivi ricade su insegnanti e famiglie più che su strutture specializzate. Il secondo è demografico: in molte aree interne la popolazione giovane è ridotta e le amministrazioni hanno meno personale per attività di vigilanza.

Nessuna fonte internazionale di oggi nomina il Veneto in relazione al piano sui social. La Veduta non attribuisce quindi alla regione una posizione ufficiale né cifre locali. Quello che le fonti consentono di dire è che la misura, se adottata, ricadrebbe su tutti gli Stati membri con gli stessi obblighi.

Resta il problema dell'applicazione. Un divieto per età richiede un sistema di verifica: dichiarazione, documento, stima automatizzata. Nessuna delle fonti di oggi specifica quale metodo la Commissione intenda privilegiare, e la scelta determina costi e responsabilità per piattaforme, scuole e comuni.

In parallelo, l'UE sta rivedendo le regole Schengen sui visti di breve durata, secondo quanto riportato lunedì da The Local Italy. La Commissione parla di una politica dei visti "più coerente, sicura ed efficace", capace di facilitare i viaggi legittimi. Sono due dossier distinti, ma entrambi mostrano la stessa tensione tra armonizzazione europea e capacità amministrativa locale.

Sul fronte dei residenti stranieri, i dati citati questa settimana da The Local Italy indicano 3,9 milioni di nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell'UE nel 2025, il livello più alto da quando esistono le registrazioni. Anche in questo caso si tratta di numeri europei, non veneti, e non è possibile ricavarne un impatto regionale dalle fonti disponibili.

Per le famiglie del Veneto la domanda pratica è semplice: che cosa cambia a settembre, quando i ragazzi tornano a scuola e i dispositivi restano in tasca. The Local Italy non lo dice, e nessuna delle testate internazionali di oggi lo chiarisce.

La Commissione ha scelto di annunciare la misura in una fase in cui il dibattito sulla regolamentazione digitale è già avanzato in diversi Stati membri. The Local Italy non specifica quali paesi abbiano già regole proprie né come si coordinerebbero con il piano europeo.

Il testo, se arriverà, dovrà passare attraverso il processo legislativo dell'Unione. Fino ad allora resta un orientamento annunciato, non una norma. La Veduta continuerà a seguirlo sulle fonti estere, che restano l'unico riferimento ammesso per questa pagina.

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