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OPINION

Un'isola nella laguna del tempo

La Redazione274 wordsEdition96giovedì 27 agosto 2026 — Edizione № 96

C'è una notizia che sembra uscita da un romanzo di altri tempi: un'isola nella laguna di Venezia, con un forte napoleonico e giardini lussureggianti, è in vendita. Il Guardian la descrive come un'oasi incantevole, più piccola di un campo di calcio, con una vista spettacolare sulla città. La notizia è vera, e proprio per questo ci interroga.

L'isola di Crevan è una metafora perfetta del patrimonio italiano: un bene unico, carico di storia, che il mondo guarda con desiderio e che noi non sappiamo sempre come abitare. La vendita di un pezzo di laguna a un compratore misterioso è il segno di un rapporto ambiguo con ciò che abbiamo ereditato. Lo amiamo, lo fotografiamo, lo raccontiamo. Ma a volte lo trattiamo come un oggetto da scambiare, non come una responsabilità.

La stampa internazionale, con il suo sguardo da lontano, coglie il paradosso: l'Italia è il paese che ha inventato il concetto di paesaggio, e che ora mette in vendita un'isola fortezza. Non è uno scandalo, è una sintomo. La nostra capacità di custodire è inversamente proporzionale alla nostra capacità di immaginare un uso diverso per ciò che abbiamo. E la laguna, che è già un equilibrio precario tra acqua e terra, diventa anche un equilibrio tra memoria e mercato.

Forse la vera domanda non è chi comprerà Crevan, ma cosa siamo disposti a perdere per non dover scegliere. Il mondo ci guarda, come sempre, con un misto di ammirazione e perplessità. E noi, da queste pagine, possiamo solo notare che ogni isola venduta è una storia che smette di essere nostra, e che il prezzo di un paesaggio non si misura solo in euro.

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