PIEMONTE
Ustica, i fascicoli francesi e la memoria lunga del Piemonte
Parigi consegna documenti sulla strage del 1980: France 24 racconta speranze e scetticismo, mentre Torino conserva un pezzo di quella storia
Lorenzo Ferraris597 wordsEdition №134domenica 4 ottobre 2026 — Edizione № 134
La Francia ha deciso di condividere documenti di difesa con la magistratura italiana sul disastro aereo di Ustica del 1980, secondo France 24. L'emittente francese riferisce che la decisione ha alimentato speranze di una svolta nelle indagini, ma che gli scettici avvertono che i fascicoli sono incompleti.
France 24 ricorda che un ex presidente italiano aveva sostenuto che l'aereo passeggeri fu abbattuto per errore da un caccia francese. È una tesi che la stampa internazionale tratta con cautela, distinguendo tra ciò che i documenti potrebbero provare e ciò che resta ipotesi.
Torino ha un rapporto diretto con quella vicenda. Il capoluogo piemontese è stato per decenni uno dei luoghi in cui la memoria delle stragi italiane è stata coltivata e discussa pubblicamente, e la città ha ospitato nel tempo iniziative civili e giudiziarie legate a quella pagina.
Il punto, per chi legge il telegrafo estero, è che la consegna dei fascicoli non è una sentenza. France 24 è esplicita: i documenti sono parziali. La domanda che resta aperta non è chi abbia ragione, ma se il materiale francese basta a sostenere in un'aula di tribunale ciò che finora è rimasto nel territorio del sospetto.
La vicenda risale a più di quarant'anni fa. Il volo passeggeri precipitò vicino all'isola di Ustica, nel Tirreno, e da allora la ricostruzione dell'accaduto ha attraversato inchieste, perizie e dibattito pubblico. La decisione francese di aprire gli archivi di difesa è, nel racconto di France 24, un passaggio nuovo in una storia che non si è mai chiusa.
Il Piemonte, del resto, ha una tradizione di attenzione ai temi della giustizia e della verità storica che passa per le sue università e per il suo tessuto associativo. Non è un caso che le grandi questioni irrisolte della Repubblica trovino a Torino un pubblico attento e informato, abituato a distinguere tra memoria e prova.
C'è poi il versante diplomatico. La decisione di Parigi arriva in un momento in cui la cooperazione giudiziaria europea è oggetto di attenzione ricorrente. Consegnare fascicoli militari a una magistratura straniera è un gesto che ha un peso politico, oltre che tecnico, e le testate internazionali lo leggono in questa chiave.
La stampa francese e quella anglosassone tendono a presentare la vicenda come un enigma. È la parola che France 24 usa nel titolo. Per il lettore italiano, e per quello piemontese in particolare, l'enigma non è solo tecnico: è la domanda su quanto lo Stato sappia e su quanto di quel sapere sia stato reso pubblico.
Va evitato l'errore opposto, quello di trasformare un'apertura documentale in una conclusione. Né France 24 né le altre testate citate affermano che i fascicoli francesi risolvano il caso. Riferiscono una decisione, un'aspettativa e un avvertimento. Su questo la redazione si attiene alle fonti.
Per Torino la questione ha anche una dimensione civile. Le associazioni che si occupano di memoria pubblica in città hanno costruito negli anni un archivio di iniziative, mostre e incontri. L'arrivo di nuovi documenti, se confermato, alimenterebbe quel lavoro di ricostruzione, indipendentemente dall'esito giudiziario.
Cosa accadrà ora. La magistratura italiana dovrà esaminare il materiale consegnato e stabilire se aggiunge elementi utili. I tempi, come in ogni vicenda di archivi militari, non saranno brevi. France 24 non indica scadenze, e la redazione non ne inventa.
Resta una lezione di metodo che vale per tutto il giornale. Su Ustica, come sui prezzi del diesel, il telegrafo internazionale offre fatti verificabili e li attribuisce. Il compito di una redazione regionale non è aggiungere dramma, ma collocare quei fatti nel territorio che li ha vissuti. Il Piemonte, su questa storia, ha qualcosa da dire.
