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LIGURIA

Ustica, la Francia apre i file: il mistero del missile vagante

Parigi condivide documenti di difesa con la magistratura italiana sul disastro aereo del 1980; gli scettici avvertono che i fascicoli sono incompleti

Marina Doria854 wordsEdition №134domenica 4 ottobre 2026 — Edizione № 134

La decisione della Francia di condividere documenti di difesa con la magistratura italiana ha riacceso le speranze di una svolta nelle indagini sull'incidente del 1980 di un aereo passeggeri vicino all'isola di Ustica. Lo riporta France 24, secondo cui un ex presidente italiano sostenne che il velivolo fu abbattuto per errore da un caccia francese.

Gli scettici, avverte la stessa testata, sottolineano che i file consegnati sono incompleti. La cautela è d'obbligo: dopo decenni di inchieste, perizie e depistaggi, ogni apertura di archivio va pesata per quello che effettivamente contiene.

Il disastro resta uno dei nodi irrisolti della storia repubblicana. Un aereo di linea in volo di routine è caduto in mare senza che nessuno abbia mai rivendicato o spiegato in modo definitivo cosa lo abbia colpito.

Per un paese marittimo come l'Italia, e per una regione che vive di rotte e di traffico aereo sopra il Mediterraneo, la domanda su cosa accadde in quello spazio aereo non è mai stata solo una questione giudiziaria.

La decisione della Francia di condividere documenti di difesa con la magistratura italiana ha suscitato speranze di una svolta nelle indagini sull'incidente del 1980 di un aereo passeggeri vicino all'isola di Ustica. Secondo France 24, un ex presidente italiano sostenne che il velivolo fu abbattuto per errore da un caccia francese. Gli scettici, avverte la stessa testata, sottolineano che i file sono incompleti.

Il caso risale al giugno 1980, quando un aereo di linea in rotta nel Mediterraneo cadde in mare al largo di Ustica, una piccola isola a nord della Sicilia. Nessuna spiegazione definitiva è mai stata raggiunta, e nel corso dei decenni le indagini si sono intrecciate con perizie tecniche, testimonianze e ipotesi che hanno coinvolto più paesi.

La tesi del missile vagante è una delle più discusse. France 24 la collega alla convinzione di un ex presidente italiano secondo cui un caccia francese avrebbe abbattuto l'aereo per errore, nel contesto di manovre militari nell'area. È una ricostruzione che la Francia ha sempre respinto, e che i documenti ora consegnati potrebbero confermare o smentire solo in parte.

Il punto centrale, per chi segue il caso, è che l'apertura degli archivi non equivale a una verità. La stessa France 24 mette in guardia: i fascicoli sono incompleti. Questo significa che anche un esame accurato dei documenti francesi difficilmente potrà chiudere da solo la questione, e che le indagini italiane dovranno incrociarli con altro materiale.

C'è poi la dimensione diplomatica. La decisione di Parigi di collaborare con la magistratura italiana arriva dopo anni in cui l'accesso ai documenti di difesa era stato limitato. Il gesto è significativo sul piano politico, indipendentemente da cosa i file contengano, perché segnala una disponibilità che in passato era mancata.

Per l'Italia il caso ha una valenza che va oltre il singolo incidente. Ha toccato i rapporti con alleati, la trasparenza delle istituzioni e la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di accertare i fatti. Le famiglie delle vittime hanno atteso decenni senza una risposta definitiva.

La dimensione marittima è quella che interessa più da vicino una regione come la Liguria. Il Mediterraneo è uno spazio aereo e navale denso di traffico civile e di attività militari, e la sicurezza delle rotte che lo attraversano riguarda direttamente porti e aeroporti costieri. Un incidente avvenuto in quello spazio solleva domande che non si esauriscono nel caso giudiziario.

Genova, con il suo porto e la sua tradizione marittima, è parte di quel sistema di rotte. La città ha vissuto sulla propria pelle quanto la sicurezza dei collegamenti e delle infrastrutture non sia mai un dato acquisito. La memoria di Ustica, per chi lavora sul mare, resta un promemoria di quanto lo spazio mediterraneo sia complesso e poco trasparente.

France 24 non si sbilancia su un esito. La testata francese presenta l'apertura dei file come un'occasione, non come una soluzione, e registra il pessimismo di chi ritiene che i documenti consegnati non bastino. Questa cautela è condivisa da buona parte dell'osservazione internazionale sul caso.

Resta da capire cosa farà ora la magistratura italiana. L'accesso ai documenti francesi apre una fase di esame tecnico che richiederà tempo, e il confronto con le perizie già acquisite sarà decisivo. Non è detto che l'incrocio produca una conclusione, ma è il passaggio che il caso attendeva da anni.

Sul piano storico, Ustica appartiene a una stagione in cui il Mediterraneo era attraversato da tensioni militari e da episodi mai chiariti del tutto. La caduta di un aereo di linea in quello spazio, in pieno volo di routine, ha alimentato per decenni sospetti e teorie che la giustizia non ha mai sciolto.

Per i lettori stranieri che seguono l'Italia, il caso è diventato quasi un simbolo: la prova che anche in una democrazia consolidata certi fatti possono restare opachi per generazioni. France 24 lo presenta proprio così, come un enigma che la politica e la giustizia non hanno ancora risolto.

L'apertura dei file francesi, qualunque cosa contengano, sposta il caso su un terreno nuovo. Non chiude il mistero, ma toglie una delle scuse possibili: quella dell'archivio inaccessibile. Da qui in avanti, la responsabilità di arrivare a una spiegazione è soprattutto italiana.

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