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LAZIO

Ustica, Parigi apre i file: Roma si chiede cosa potrà provare

La Francia consegna i documenti sulla difesa alla magistratura italiana. Gli scettici avvertono che gli archivi restano incompleti.

Davide Ruspoli640 wordsEdition №134domenica 4 ottobre 2026 — Edizione № 134

La Francia ha deciso di condividere con la magistratura italiana documenti di difesa relativi all'incidente aereo del 1980 vicino all'isola di Ustica, secondo quanto riporta France 24. Il disastro — un aereo passeggeri in volo da Bologna a Palermo — resta uno dei misteri più longevi della storia repubblicana italiana.

France 24 ricorda che un ex Presidente della Repubblica aveva pubblicamente sostenuto che il velivolo fu abbattuto per errore da un caccia francese. La nuova apertura degli archivi ha alimentato speranze di una svolta nelle indagini, ma gli scettici citati dall'emittente avvertono che i file sono incompleti.

Per Roma la notizia ha un peso particolare: la strage è parte della memoria della capitale, e la Procura che indaga ha sede in città. Che i documenti arrivino da Parigi, e non siano il frutto di una ricostruzione interna, è esattamente il tipo di sviluppo che la stampa estera ha seguito con attenzione in questi decenni.

La decisione francese di consegnare i documenti di difesa alla magistratura italiana è stata accolta a Roma come un'apertura, non come una soluzione. France 24, che ha dedicato un'analisi all'«enigma di Ustica», sottolinea che l'iniziativa ha ravvivato le aspettative di una svolta, ma che gli stessi osservatori scettici mettono in guardia: i file consegnati non sarebbero completi.

Il caso risale al 27 giugno 1980, quando un aereo di linea in rotta tra Bologna e Palermo precipitò nel Tirreno nei pressi dell'isola di Ustica. France 24 ricorda che un ex Presidente della Repubblica ha sostenuto pubblicamente la tesi dell'abbattimento accidentale da parte di un caccia francese, una ricostruzione che per anni ha diviso periti, magistrati e opinione pubblica.

La particolarità di questa fase è che la spinta arriva da fuori. Non è un'inchiesta italiana a chiedere nuovi elementi, ma una decisione di Parigi a mettere a disposizione materiali di archivio. È il tipo di passaggio che i corrispondenti stranieri a Roma tendono a leggere come un test della volontà politica francese, più che come un atto tecnico.

France 24 non quantifica i documenti né indica una scadenza per il loro esame. L'emittente si limita a segnalare che gli scettici ritengono gli archivi parziali, il che significa che la magistratura italiana dovrà probabilmente valutare non solo cosa i file contengono, ma anche cosa manca e perché.

Sul piano istituzionale, il caso tocca un nervo sensibile: la credibilità delle indagini su una strage che ha coinvolto la politica estera italiana e i suoi rapporti con gli alleati. Per la redazione romana, la domanda che circola tra i corrispondenti non è se i francesi abbiano aperto i cassetti, ma se quanto hanno consegnato sia sufficiente a sostenere un atto giudiziario.

La memoria di Ustica è profondamente legata alla capitale. Il museo dedicato alla strage si trova a Bologna, ma le indagini, i dibattiti parlamentari e le commemorazioni ufficiali hanno avuto il loro centro a Roma. Questo spiega perché l'apertura degli archivi francesi venga letta in città come una questione di Stato, non come un fatto di cronaca giudiziaria.

France 24 non cita reazioni ufficiali italiane né francesi. Non è quindi possibile attribuire dichiarazioni a esponenti del governo o della magistratura. Quello che l'emittente documenta è il clima: speranza da un lato, cautela dall'altro, in una vicenda che ha già attraversato più cicli di inchieste senza arrivare a una verità condivisa.

Il contesto internazionale rende il momento delicato. La Francia è un alleato centrale dell'Italia nella NATO e nell'Unione europea, e la cooperazione giudiziaria su un caso che chiama in causa la difesa francese è un esercizio di equilibrio. La decisione di condividere i documenti va letta anche come un gesto di trasparenza verso un partner.

Per i lettori della Veduta, la notizia ha un valore duplice. Da un lato è un aggiornamento su un caso che la stampa estera ha seguito per decenni. Dall'altro è un caso di scuola su come la copertura internazionale tratti l'Italia: non come un paese che risolve i suoi enigmi, ma come un paese in cui gli enigmi vengono risolti — o non risolti — anche fuori dai suoi confini.

France 24 non anticipa tempi. Non c'è una data per la consegna completa dei file, né un calendario per le decisioni della magistratura. Questo significa che la storia, per ora, resta aperta: la palla è nelle mani degli inquirenti italiani, che dovranno stabilire se i documenti francesi aggiungono qualcosa di sostanziale o confermano soltanto quello che già si sapeva.

Roma, in quanto sede del governo e della procura che indaga, osserva la vicenda con un misto di attenzione e prudenza. La lezione che i corrispondenti stranieri traggono da casi come questo è che in Italia i grandi misteri nazionali tendono a durare più a lungo delle amministrazioni che li ereditano. Ustica, a quarantasei anni di distanza, non fa eccezione.

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Ustica, Parigi apre i file: Roma si chiede cosa potrà provare — La Veduta