MOLISE
L'ascesa di Vannacci sfida Meloni e interroga il Sud che vota
Il Guardian racconta la rapida crescita del partito Futuro Nazionale. Per il Mezzogiorno la domanda è chi raccoglierà il voto del disagio
Antonio Petrella890 wordsEdition №104venerdì 4 settembre 2026 — Edizione № 104
The Guardian ha raccontato giovedì come la rapida ascesa nei sondaggi del partito Futuro Nazionale, guidato dal generale Roberto Vannacci, ponga interrogativi sulla premier Giorgia Meloni mentre celebra il traguardo del governo più longevo del dopoguerra italiano. Il quotidiano britannico descrive un panorama politico in movimento, con la destra che si frammenta proprio mentre il centrodestra al governo tocca il suo record di durata.
La domanda che il Guardian pone — se Meloni tornerà alle sue radici prima delle elezioni dell'anno prossimo — ha implicazioni particolari per il Mezzogiorno, dove il voto di protesta e il disagio sociale hanno storicamente trovato casa in diverse formazioni politiche.
Il servizio del Guardian, firmato dal corrispondente da Roma, analizza la parabola di Roberto Vannacci, generale in pensione diventato fenomeno politico grazie a un libro che ha venduto centinaia di migliaia di copie. Il suo partito, Futuro Nazionale, è cresciuto rapidamente nei sondaggi, erodendo consensi alla coalizione di governo e ponendo domande sulla capacità di Meloni di mantenere unita la destra italiana.
Il quotidiano britannico sottolinea il paradosso: Meloni celebra il record di longevità — il suo governo supera quello di Silvio Berlusconi del 2001-2005 — proprio mentre il suo spazio politico si restringe. Vannacci attira elettori che la premier aveva conquistato nel 2022: delusi, nazionalisti, elettori del ceto medio che si sentono dimenticati.
Per il Molise e il Mezzogiorno, la competizione a destra ha un significato concreto. Il Sud ha premiato Meloni nel 2022 con percentuali superiori alla media nazionale: l'Abruzzo, il Molise, la Puglia e la Campania hanno dato al centrodestra risultati decisivi. Ma il disagio che alimenta il voto di protesta — spopolamento, disoccupazione giovanile, servizi carenti — non è sparito. La domanda è se chi ha votato Meloni per protesta resterà fedele o cercherà in Vannacci una voce più radicale.
Il Guardian cita analisti che vedono nell'ascesa di Vannacci un sintomo della fragilità del consenso di destra. Meloni ha governato in modo pragmatico, lavorando all'interno delle istituzioni europee e mantenendo una linea atlantista — una scelta che France 24 definisce '50% tattica politica intelligente, 50% straordinaria fortuna'. Ma questo pragmatismo ha deluso chi sperava in una rottura più radicale con Bruxelles e con le élite.
Nel Molise, dove la popolazione è scesa sotto i 290.000 abitanti e i paesi dell'interno continuano a svuotarsi, il voto di protesta ha radici profonde. L'emigrazione dei giovani, la mancanza di lavoro qualificato, la distanza da Roma e da Bruxelles: sono questi i temi che gli elettori portano ai seggi. La domanda è se i partiti nazionali — di destra o di sinistra — abbiano davvero una strategia per il Sud interno.
Il servizio del Guardian arriva mentre Meloni consolida il record di longevità. France 24 ricorda che l'Italia ha avuto 68 governi negli ultimi 80 anni: il governo Meloni, al potere da 1.413 giorni, è un'eccezione in un paese abituato all'instabilità. Ma il record non garantisce il futuro: le elezioni dell'anno prossimo si avvicinano e i sondaggi mostrano un quadro fluido.
La sfida di Vannacci è particolarmente insidiosa per Meloni perché arriva dalla stessa area politica. Il generale attinge a un serbatoio di consensi che la premier aveva fatto propri: patriottismo, sovranismo, diffidenza verso le istituzioni internazionali. Se Vannacci riesce a conquistare una fetta significativa di questo elettorato, il centrodestra potrebbe arrivare diviso alle elezioni.
Per il Mezzogiorno, la frammentazione della destra ha conseguenze pratiche. I fondi di coesione dell'Unione europea, i progetti per le aree interne, le politiche per contrastare lo spopolamento: tutto dipende dalla capacità del governo di mantenere una maggioranza stabile. Un governo indebolito da una sfida interna potrebbe essere meno attento alle istanze del Sud.
Il Guardian nota anche un paradosso generazionale. Meloni, la prima donna premier italiana, rappresenta una rottura con il passato. Vannacci, generale in pensione, evoca un'immagine più tradizionale dell'autorità. Eppure è Vannacci a crescere nei sondaggi, forse perché promette una rottura più netta con le regole della politica convenzionale.
Nel Molise, dove la politica locale è spesso un riflesso attenuato delle dinamiche nazionali, l'ascesa di Vannacci viene osservata con attenzione. I sindaci dei piccoli comuni sanno che le elezioni dell'anno prossimo decideranno non solo chi governerà il paese, ma anche quali priorità verranno finanziate. Le aree interne — quelle che i giornalisti stranieri descrivono nei loro reportage sullo spopolamento — aspettano risposte concrete, non solo promesse elettorali.
Il quadro che emerge dalla stampa internazionale è quello di un'Italia a un bivio. Il governo più longevo del dopoguerra potrebbe essere anche l'ultimo capitolo di una certa fase politica. La destra che ha governato con pragmatismo deve ora confrontarsi con una sfida interna che la spinge verso posizioni più radicali. E il Sud, che ha contribuito in modo decisivo alla vittoria del 2022, osserva per capire se le promesse di rinascita si trasformeranno in fatti prima che sia troppo tardi.
