VENETO
Il divieto canadese scade: il Veneto e le case vuote
Con la fine delle restrizioni all'acquisto per i canadesi, il mercato immobiliare del Nordest guarda a un possibile ritorno di compratori stranieri
Tommaso Veronese625 wordsEdition №149giovedì 15 ottobre 2026 — Edizione № 149
Il divieto imposto dal Canada ai propri cittadini di acquistare immobili all'estero è destinato a scadere all'inizio del prossimo anno, e secondo The Local Italy le restrizioni che hanno pesato sulla capacità dei canadesi di comprare casa in Italia potrebbero presto essere revocate.
La misura canadese, introdotta per raffreddare un mercato interno surriscaldato, ha avuto effetti collaterali anche sul mercato italiano. The Local Italy non quantifica l'impatto, ma osserva che la sua possibile fine riaprirebbe un canale importante per le località italiane che dipendono dagli acquirenti stranieri.
Il Veneto è una di quelle regioni. Tra la costa adriatica, le colline del Prosecco e i borghi del Bellunese, l'acquisto di seconde case da parte di stranieri è da decenni una componente del mercato locale, soprattutto in aree dove la popolazione residente cala e le abitazioni restano vuote.
La notizia, per ora, è una prospettiva. The Local Italy parla di un divieto 'attualmente destinato a scadere', senza conferme ufficiali sul calendario. Ma per i comuni veneti che contano le case sfitte, la differenza tra una proroga e una revoca è concreta.
Il caso canadese si inserisce in una dinamica più ampia che la stampa internazionale segue da anni: la domanda straniera di case italiane a basso costo, concentrata nelle aree interne, dove i prezzi al metro quadro sono una frazione di quelli delle città d'arte. Il modello delle 'case a un euro', nato in Sicilia e replicato in diverse regioni, ha reso visibile questo fenomeno.
In Veneto la geografia è diversa. Non ci sono grandi concentrazioni di case abbandonate come nel Mezzogiorno, ma ci sono valli alpine che si spopolano e centri storici minori che perdono residenti. Qui l'acquirente straniero — tedesco, austriaco, britannico, e appunto canadese — è spesso colui che tiene in piedi un mercato immobiliare altrimenti fermo.
The Local Italy, che segue da vicino le questioni della vita in Italia per i lettori stranieri, ha trattato il tema in termini pratici: la fine del divieto renderebbe più semplice per i canadesi comprare. Non è una misura italiana, ed è importante dirlo. È una decisione di Ottawa che produce effetti su comuni che non hanno voce in capitolo.
C'è poi il rovescio della medaglia, che il dibattito internazionale ha affrontato più volte: l'acquisto straniero di seconde case può svuotare i centri storici, trasformando abitazioni in residenze stagionali. È il fenomeno che Venezia conosce nella sua forma estrema, con una popolazione residente in calo costante mentre gli alloggi finiscono sul mercato degli affitti brevi.
Il Veneto non è Venezia, ma la tensione tra turismo, seconde case e residenza è la stessa, su scala minore. I comuni di montagna che vedono arrivare compratori stranieri spesso li accolgono come una boccata d'ossigeno per l'economia locale; poi, dopo qualche anno, si accorgono che le case restano chiuse per gran parte dell'anno.
La scadenza del divieto canadese, se confermata, non cambierà questo quadro da sola. Ma riapre una domanda che il Veneto conosce bene: chi compra, e per farne cosa. La risposta, come sempre, dipende da quali strumenti i comuni hanno per regolare il mercato, e in Italia gli strumenti sono limitati.
The Local Italy non fornisce cifre sul numero di canadesi che acquistano in Italia né sull'impatto del divieto. Su questo punto la copertura internazionale è prudente, e conviene esserlo anche noi: la notizia è la prospettiva di una revoca, non un dato di mercato.
Per il Veneto, la questione si intreccia con un tema più vasto che la stampa estera segue da tempo: la demografia. Una regione con una natalità bassa e un'emigrazione giovanile costante ha bisogno di chi arriva. Che si tratti di residenti o di proprietari di seconde case è una distinzione che fa la differenza, e che i numeri, per ora, non permettono di sciogliere.
