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CULTURA

Venezia 2026: Boyle e McDonagh dominano, una sola regista in gara

Il festival apre con il dramma di Murdoch mentre la parità di genere resta lontana. Il Guardian nota lo squilibrio nella selezione

Eleonora Vanzetti631 wordsEdition57domenica 26 luglio 2026 — Edizione № 57

La Mostra del Cinema di Venezia annuncia il suo programma 2026 con il titolo di apertura Ink, il dramma di Danny Boyle sulla carriera di Rupert Murdoch e l'acquisizione del Sun. Secondo il Guardian, il festival riunisce registi di rilievo internazionale, ma la rappresentanza femminile nella competizione rimane minima: una sola regista donna ha un film in concorso.

Boyle, McDonagh, Herzog e Casey Affleck presenteranno nuovi opere, confermando il festival come palcoscenico dei nomi affermati del cinema mondiale. Il documentario di quattro ore su Elon Musk completa un programma che il Guardian descrive come focalizzato su figure controverse e storie di potere economico e mediatico.

La selezione riflette una tensione ricorrente nei festival europei: l'equilibrio tra nomi commerciali e parità di genere. Venezia, come riferisce il Guardian, ha storicamente faticato a raggiungere rappresentanza paritaria tra cineasti uomini e donne in concorso, nonostante gli impegni pubblici verso l'inclusione.

Ink, con Jack O'Connell, Guy Pearce e Claire Foy, affronta il tema della concentrazione mediatica e del controllo editoriale attraverso la figura di Murdoch. Il film di Boyle arriva mentre il dibattito sulla libertà stampa e il potere dei media resta centrale in Europa, particolarmente rilevante per l'Italia, dove la concentrazione della proprietà editoriale è stata a lungo oggetto di analisi internazionale.

Il documentario su Musk, secondo quanto riportato da AP News, rappresenta un'altra scelta orientata verso figure emblematiche della contemporaneità. La Mostra, afferma il Guardian, ha scelto di affrontare le narrazioni del potere contemporaneo — sia nel giornalismo che nella tecnologia — attraverso il cinema di autori consolidati.

La questione della parità di genere nel concorso principale solleva domande strutturali. Il Guardian nota che mentre il festival accoglie una varietà di voci nella selezione generale, il concorso in competizione — la sezione più prestigiosa e visibile — rimane dominato da registi uomini. Questa disparità persiste nonostante decenni di discussione sulla rappresentanza nelle industrie creative.

Per la redazione Cultura, l'assenza di equilibrio di genere nel programma di Venezia rispecchia una sfida più ampia per l'industria cinematografica europea. L'Italia, in particolare, ha visto negli ultimi anni un aumento di cineaste che ottengono riconoscimento internazionale, eppure le selezioni nei festival principali continuano a favorire i registi maschi affermati.

Il programma di Venezia 2026 si costruisce attorno a narrazioni di potere e controllo — temi che hanno risonanza globale ma che toccano anche l'Italia direttamente. La concentrazione mediatica, il ruolo dei miliardari nella tecnologia, la libertà di espressione sono questioni che interessano il dibattito pubblico italiano ed europeo.

Werner Herzog, regista noto per il suo sguardo antropologico e filosofico, e Martin McDonagh, autore di drammi caratterizzati da violenza e umorismo nero, rappresentano due approcci molto diversi al racconto cinematografico. La loro presenza insieme nel festival suggerisce una programmazione che predilige autori con visioni forti e consolidate.

Secondo il Guardian, il festival ha già suscitato discussione anche per i titoli assenti. Vogue ha riportato che film molto attesi, come Digger di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise e The Social Network di Aaron Sorkin, non appariranno nella selezione 2026, indicando scelte curatoriali che privilegiano la novità rispetto ai nomi già consolidati.

La Mostra rimane un evento di rilevanza mondiale, ma la sua programmazione — dominata da uomini e focalizzata su figure di potere economico e mediatico — solleva questioni sulla diversità delle prospettive che il cinema contemporaneo può offrire. Il Festival di Venezia, come nota il Guardian, continua a esercitare un'influenza significativa su quale narrativa cinematografica riceva visibilità e legittimità a livello internazionale.

Per chi lavora nell'industria culturale italiana, il programma di Venezia 2026 rappresenta un momento di riflessione. Il festival rimane una piattaforma cruciale per il cinema italiano e internazionale, ma le sue scelte curatoriali — in questo caso, una rappresentanza minima di donne registe — riflettono e consolidano gerarchie che l'industria continua a fatica a modificare.

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