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CULTURA

Venezia ricorda la memoria ebraica alla Biennale con uno shtetl di legno

Un'installazione dell'artista Anna Kamyshan affronta la storia dimenticata del ghetto veneziano durante la 61ª Mostra Internazionale d'Arte

Sergio Madrussan856 wordsEdition №46mercoledì 15 luglio 2026 — Edizione № 46

Un'installazione d'arte a Venezia affronta la sua storia ebraica alla 61ª Mostra Internazionale d'Arte, secondo il Jerusalem Post. L'opera, intitolata Nabatele, è una grande installazione esterna dell'artista e architetto Anna Kamyshan, che appare come una sinagoga in stile shtetl.

L'installazione si trova nei Giardini della Biennale, il principale spazio espositivo della manifestazione internazionale di arti visive che ogni due anni attira decine di migliaia di visitatori a Venezia. L'opera rappresenta un intervento culturale sulla memoria ebraica, un tema storicamente significativo per la città lagunare ma spesso relegato ai margini della narrazione pubblica.

Venezia ospita uno dei ghetti ebraici più antichi d'Europa, fondato nel 1516, quando la Repubblica Serenissima confinò gli ebrei in un'area ristretta della città. La memoria di quel passato rimane viva nei musei e negli edifici storici, ma raramente entra nel discorso artistico contemporaneo con la forza di un'installazione pubblica di questa scala.

L'installazione si trova nei Giardini della Biennale, il principale spazio espositivo della manifestazione internazionale di arti visive.

L'opera rappresenta un intervento culturale sulla memoria ebraica, un tema storicamente significativo per Venezia ma spesso relegato ai margini della narrazione pubblica contemporanea. Kamyshan, artista e architetto di fama internazionale, ha scelto di ricostruire una sinagoga in stile dell'Europa orientale, creando un dialogo visivo tra la tradizione ebraica ashkenazita e il contesto veneziano.

Il ghetto veneziano rimane un sito di memoria complesso: da un lato, rappresenta una forma di segregazione e controllo; dall'altro, è diventato un centro di vita culturale e religiosa ebraica straordinariamente denso, con sinagoghe costruite verticalmente all'interno dei palazzi.

La memoria di quel passato rimane viva nei musei e negli edifici storici del Venetian Ghetto, ma raramente entra nel discorso artistico contemporaneo con la forza di un'installazione pubblica di questa scala. L'intervento di Kamyshan alla Biennale rappresenta un momento raro in cui la storia ebraica di Venezia viene portata al centro dello spazio pubblico internazionale, davanti a decine di migliaia di visitatori.

La Biennale di Venezia, che si svolge ogni due anni, è una delle più importanti manifestazioni di arte contemporanea al mondo. La 61ª edizione, tenutasi nel maggio 2026, ha attirato artisti, curatori e visitatori da tutto il globo. L'inclusione di un'opera sulla memoria ebraica riflette un cambio più ampio nella cura artistica contemporanea verso temi di storia, identità e giustizia memoriale.

Per la regione Friuli-Venezia Giulia, la memoria ebraica rappresenta un tema particolarmente significativo. La regione ha ospitato comunità ebraiche importanti, in particolare a Trieste, che nel diciottesimo e diciannovesimo secolo era uno dei principali centri della vita ebraica nell'Adriatico settentrionale. La sinagoga italiana di Trieste, costruita nel 1850, rimane uno dei più grandi edifici di culto ebraico d'Europa.

Inoltre, la Friuli-Venezia Giulia è stata teatro di persecuzioni durante l'Olocausto, con il campo di concentramento di Risiera di San Sabba a Trieste che rappresenta uno dei pochi campi nazisti costruiti in territorio italiano. La storia ebraica della regione è dunque inseparabile dalle narrazioni di memoria, resistenza e ricostruzione che caratterizzano l'intera Europa centrale e orientale.

L'installazione di Kamyshan a Venezia, vista dalla prospettiva della Friuli-Venezia Giulia, rappresenta un momento di riconnessione con una memoria condivisa che attraversa i confini regionali. La sinagoga in stile shtetl evoca la ricchezza della cultura ebraica dell'Europa orientale, una tradizione che ha profonde radici anche nel Friuli-Venezia Giulia, regione di confine che ha sempre guardato verso i Balcani e l'Europa centrale.

La scelta di Kamyshan di utilizzare lo stile architettonico dello shtetl — il villaggio ebraico dell'Europa orientale — introduce anche una dimensione di diaspora e migrazione. Gli shtetl rappresentano una civiltà distrutta dall'Olocausto, e la loro ricostruzione artistica a Venezia diventa un atto di memoria e testimonianza. Per una regione come la Friuli-Venezia Giulia, che ha sempre avuto una popolazione ebraica legata ai movimenti migratori dell'Europa centrale, questa memoria è particolarmente rilevante.

L'installazione arriva in un momento in cui le questioni di memoria storica, restituzione culturale e giustizia memoriale occupano uno spazio crescente nel discorso pubblico internazionale. Nel 2024, l'Italia ha avanzato una legge sulla restituzione di arte dell'Olocausto, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, un passo che riflette il riconoscimento più ampio della necessità di affrontare il passato.

Per Venezia, città che attrae milioni di turisti ogni anno e che spesso viene percepita come museo a cielo aperto di bellezza rinascimentale, l'inclusione di questa installazione sulla memoria ebraica rappresenta un'opportunità di complessificare la narrazione storica della città. La Biennale, in quanto evento internazionale, amplifica ulteriormente questo messaggio, portando la memoria ebraica veneziana e, per estensione, quella dell'intera regione Friuli-Venezia Giulia, a un pubblico globale.

L'opera di Kamyshan, secondo il Jerusalem Post, rappresenta anche un dialogo con il presente. In un momento di crescente preoccupazione per l'antisemitismo in Europa, l'installazione di una sinagoga ricostruita nello spazio pubblico della Biennale diventa un atto di affermazione culturale e di resistenza simbolica.

La Friuli-Venezia Giulia, con la sua posizione geografica e la sua storia di pluralismo culturale, rimane uno dei territori europei dove la memoria ebraica e la memoria dei Balcani si intrecciano in modo particolarmente denso. L'installazione di Kamyshan a Venezia, quindi, non è solo un evento artistico veneziano, ma un momento di risonanza regionale che tocca le radici stesse dell'identità culturale del Friuli-Venezia Giulia.

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