CULTURA
I curatori della Biennale raccontano i segreti di Venezia
Un nuovo libro intervista 16 direttori artistici: soldi scarsi, pressioni enormi, e il peso di una tradizione che non perdona
Eleonora Vanzetti1,247 wordsEdition №2martedì 2 giugno 2026 — Edizione № 2
Dirigere la mostra principale della Biennale di Venezia è un'impresa che pochi affrontano e ancora meno raccontano pubblicamente. Eppure un nuovo libro, 'High Waters: An Oral History of the Venice Biennale', pubblicato da JRP Editions, riunisce le voci di sedici curatori che dal 1993 a oggi hanno plasmato l'identità della manifestazione veneziana. Secondo Artnet News, che ha esaminato il volume, il libro offre uno sguardo senza filtri su come funziona davvero la macchina organizzativa di uno dei più importanti appuntamenti artistici internazionali.
La Biennale di Venezia, che quest'anno celebra la sua 61ª edizione, è una piattaforma dove le reputazioni si costruiscono e si distruggono in poche settimane. Il ruolo di curatore principale — quello che decide il tema, seleziona gli artisti, organizza gli spazi — è paragonato da Artnet a una presidenza americana, con una differenza cruciale: mentre negli ultimi tre decenni gli Stati Uniti hanno avuto cinque presidenti, Venezia ha visto diciassette curatori succedersi alla guida della manifestazione.
Ciò che emerge dalle interviste è un quadro complesso di una istituzione che combatte costantemente contro i vincoli finanziari. Artnet sottolinea come il denaro sia sempre scarso e il tempo sempre insufficiente, creando una pressione costante su chi deve trasformare una visione artistica in una realtà espositiva di portata mondiale. Il libro rappresenta un tentativo raro di documentare le scelte, i compromessi e le strategie che stanno dietro alle decisioni che milioni di visitatori vedono solo nella loro forma finale.
