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UMBRIA

Venezia, il Natale napoletano di De Angelis divide la critica estera

Il Guardian stronca il film in concorso: «Troppi stereotipi». Il regista porta Napoli e un cappone sotto le feste

Niccolò Mariani780 wordsEdition110giovedì 10 settembre 2026 — Edizione № 110

Il film italiano più italiano in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, scrive il Guardian, è quello di Edoardo De Angelis. La recensione del quotidiano britannico, firmata dalla sua critica cinematografica, descrive «The Fire Within You» come un dramma claustrofobico che porta una madre furiosa da Napoli a casa per le vacanze di Natale, con un cappone come centro di gravità della scena.

Il verdetto del Guardian è netto: se esistesse un Leone d'oro per il film più italiano del concorso, andrebbe a De Angelis, ma il giornale legge questa italianità come un limite. La recensione parla di «troppi stereotipi» che ribollono nella vicenda familiare, e usa l'immagine del pranzo natalizio surriscaldato per descrivere un film che, secondo la testata, accumula tensione più che scioglierla.

La Mostra di Venezia è da decenni il luogo in cui la stampa internazionale forma il proprio giudizio sul cinema italiano. Un giudizio negativo in questa sede pesa: le recensioni veneziane circolano prima dell'uscita nelle sale estere e orientano la distribuzione.

Per una regione interna come l'Umbria, che non produce cinema ma lo consuma nelle piccole sale di provincia e nei festival diffusi, il caso De Angelis pone una domanda antica: chi decide cosa significa «italiano» sullo schermo, e quanto quella definizione corrisponde al Paese reale.

Il Guardian colloca la pellicola di De Angelis nella tradizione del cinema familiare italiano, quella dei pranzi che diventano campi di battaglia. La recensione non risparmia il paragone: il film, secondo il quotidiano britannico, si muove dentro un repertorio già noto al pubblico straniero, fatto di madri esplosive, case troppo strette e cibo come linguaggio.

È un rilievo che la critica internazionale muove da anni al cinema italiano. Quando una pellicola nazionale arriva in concorso a Venezia, Cannes o Berlino, le recensioni estere tendono a misurarla contro un'idea precostituita di italianità: se la conferma, la accusano di stereotipo; se la rompe, la lodano per originalità. De Angelis, stando al Guardian, paga il primo dei due destini.

Venezia resta il palcoscenico dove questo giudizio si forma. La Mostra è seguita da corrispondenti di tutto il mondo, e le loro recensioni — pubblicate nelle ore successive alla proiezione — diventano la prima scheda internazionale di un film. Per un regista italiano, l'accoglienza veneziana estera conta quanto quella nazionale, spesso di più.

Il caso si inserisce in una Mostra che la stampa internazionale ha raccontato soprattutto per le sue tensioni politiche. Il Guardian ha dedicato ampio spazio al documentario di Alex Gibney su Elon Musk, presentato fuori concorso, mentre Wim Wenders ha difeso in conferenza stampa il diritto dei registi a prendere posizione politica. In questo quadro, un dramma familiare napoletano può sembrare fuori tempo — ed è esattamente il tipo di giudizio che la critica estera registra.

Per l'Umbria, terra di festival diffusi più che di industria cinematografica, la questione ha un risvolto concreto. Il Spoleto Festival dei Due Mondi e le rassegne che animano i borghi umani in autunno programmano proprio il cinema italiano reduce dai grandi festival. Se la critica estera archivia un film come stereotipo, le piccole sale di provincia se ne accorgono: cambiano le schede di presentazione, cambiano gli inviti.

C'è poi il tema del Mezzogiorno visto da fuori. Napoli è da decenni uno dei soggetti preferiti della stampa e del cinema internazionali, e la città ha reagito a questa attenzione con una propria scuola di registi e autori. De Angelis appartiene a quella generazione che ha rivendicato Napoli come centro, non come periferia pittoresca. Il Guardian, però, legge il suo film come una ricaduta nel cliché.

La recensione non offre cifre né dati di distribuzione, e su questo la prudenza è d'obbligo: il verdetto di una singola testata non determina il destino commerciale di un film. Ma a Venezia il coro delle recensioni conta, e il tono del Guardian è quello di chi non concede molto.

Resta il fatto che il concorso veneziano di quest'anno ha visto la stampa internazionale dividersi su quasi tutto: i documentari politici, i film d'autore, le star. In un'edizione così contesa, un dramma familiare italiano che non convince il Guardian può comunque trovare il suo pubblico altrove, in Francia, in Germania o nei festival autunnali che precedono le uscite in sala.

Per chi osserva l'Italia dall'interno delle sue regioni, il dibattito su cosa sia «troppo italiano» sullo schermo somiglia a un dibattito più vasto: quello sul modo in cui il Paese viene raccontato dall'estero in generale. Il cinema è solo il settore in cui questo racconto si vede più chiaramente, perché passa per un giudizio estetico dichiarato.

De Angelis, secondo il Guardian, ha costruito un film volutamente soffocante, girato in spazi chiusi. È una scelta registica che il quotidiano britannico riconosce, pur giudicandola soffocata dai luoghi comuni. La distinzione tra scelta e cliché è, in fondo, il cuore della recensione.

La Mostra si chiuderà nei prossimi giorni con l'assegnazione dei premi. Il verdetto della giuria non è quello della critica, e la storia di Venezia è piena di film stroncati dalle recensioni estere e poi premiati. Per ora, il nome di De Angelis circola sulle pagine internazionali con un giudizio severo, ed è già una forma di visibilità che molte pellicole italiane non ottengono.

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