ESTERI
Venezia, un documentario su Gaza e l'intelligenza artificiale raccoglie 25 minuti di ovazione
Al Jazeera racconta la première del film israeliano NAZA al festival: il Lido torna a essere il luogo dove le guerre si guardano in sala
Tommaso Veronese585 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Il Festival del Cinema di Venezia ha reso omaggio a NAZA, un documentario israeliano sull'uso da parte di Israele di sistemi di intelligenza artificiale a Gaza, secondo quanto riferisce Al Jazeera. La proiezione ha ricevuto circa venticinque minuti di ovazione, una delle reazioni più lunghe registrate al Lido in questa edizione.
La rete qatariota presenta il film come un'esposizione critica delle tecnologie impiegate nel conflitto, e colloca la première veneziana nel solco della tradizione del festival, che da anni ospita opere su guerre e diritti umani e ne fa notizia nel mondo.
Per Venezia la questione non è solo cinematografica. Il festival è parte dell'identità della città e ogni polemica che lo attraversa diventa, all'estero, un modo di raccontare la laguna: non solo gondole e acqua alta, ma anche il luogo dove le controversie internazionali trovano una sala e un pubblico.
Al Jazeera riferisce che la proiezione ha ricevuto un'ovazione di venticinque minuti. È un dato che appartiene alla cronaca dei festival, dove la durata degli applausi viene usata come termometro dell'accoglienza, ma che in questo caso segnala anche quanto il tema tocchi il pubblico internazionale presente al Lido.
Il documentario arriva in un festival che la stampa estera segue come una vetrina politica oltre che artistica. La stessa giornata veneziana ha visto il Guardian recensire altri film in concorso, tra cui opere italiane ambientate a Napoli, a conferma di un programma che mescola autori nazionali e sguardi internazionali.
La scelta di ospitare un film israeliano critico verso l'uso dell'intelligenza artificiale nel conflitto è coerente con la storia della Mostra, che ha spesso accolto opere scomode e ne ha fatto un motivo di richiamo. Il festival vive di questa ambivalenza: piattaforma artistica e cassa di risonanza per dibattiti che altrove trovano meno spazio.
Per il Veneto il ritorno è duplice. Da un lato il festival porta visibilità e visitatori in una stagione che si allunga oltre l'estate. Dall'altro ripropone la tensione tra una città che si sente invasa e un'economia che dipende da eventi capaci di attirare attenzione mondiale.
La copertura internazionale del caso veneziano tende a leggere il Lido come una cartina di tornasole delle fratture globali. Un documentario su Gaza e sull'intelligenza artificiale diventa così, per le testate estere, anche un modo di misurare quanto le istituzioni culturali europee siano disposte a ospitare posizioni controverse.
Resta da vedere quale effetto avrà la proiezione sul dibattito pubblico italiano e su quello internazionale. Al Jazeera non anticipa reazioni ufficiali, ma il solo fatto che la notizia venga rilanciata da una rete con pubblico globale indica che la première è già uscita dalla cronaca culturale per entrare in quella politica.
Per la città, l'onda lunga è quella di sempre: un festival che porta prestigio e polemiche, e una laguna che deve gestire entrambi con le stesse infrastrutture fragili. È il paradosso che la stampa estera racconta ogni settembre, e che quest'anno si è presentato con l'immagine di una sala che applaude per venticinque minuti.
Il documentario proseguirà il suo percorso in altre rassegne internazionali, dove la copertura sarà probabilmente ancora più contestata. Venezia, intanto, ha offerto la prima vetrina e la prima reazione misurabile, quella degli applausi, che Al Jazeera ha registrato e rilanciato.
Nelle prossime settimane si saprà se il film troverà distribuzione e con quale accoglienza fuori dalle sale dei festival. Per il Lido la questione è già archiviata: la Mostra ha fatto il suo lavoro, mettendo una controversia globale davanti a un pubblico che l'ha accolta con uno dei momenti più intensi dell'edizione.
