CULTURA
Dopo Venezia, il festival lascia un'eredità che il paese dovrà gestire
Il Guardian riflette su scelte 'audaci e virtuose' e sul muro dei commenti: cosa resta a Venezia quando le luci si spengono.
Eleonora Vanzetti736 wordsEdition №116martedì 15 settembre 2026 — Edizione № 116
Il Guardian ha pubblicato due letture del festival del cinema di Venezia appena concluso. La prima, firmata dalla redazione culturale, sostiene che dopo le pesanti critiche per la scarsità di registe donne in concorso il festival potrebbe essersi riscattato con la sua lista di vincitori, definita di 'scelte audaci e virtuose'. La seconda racconta il muro dei commenti del festival, il forum in cui il pubblico sfoga la propria furia sui film visti e sugli organizzatori.
Le due notizie, lette insieme, descrivono un festival che non si chiude con la cerimonia di premiazione. Da un lato la selezione dei vincitori viene valutata come risposta a una critica strutturale; dall'altro il pubblico rivendica un ruolo di giudizio che non passa più solo attraverso la critica professionale.
Per la cultura italiana, la questione è meno esteriore di quanto sembri. Venezia è l'unico festival italiano con un peso reale nel dibattito internazionale, e ciò che accade nelle sue sale definisce per mesi il tono con cui si parla di cinema italiano all'estero.
Il Guardian non nomina film o registi italiani in queste due letture, e non attribuisce al festival un esito specifico per il cinema nazionale. La notizia, per l'Italia, è di contesto: riguarda il modo in cui il paese viene percepito come sede di un dibattito culturale, non come protagonista di un risultato.
