VENETO
Venezia, il festival e il cinema italiano secondo il Guardian
La recensione estera di "The Fire Within You" di De Angelis riapre il dibattito sugli stereotipi
Tommaso Veronese716 wordsEdition №110giovedì 10 settembre 2026 — Edizione № 110
La Mostra del cinema di Venezia è arrivata alla fase delle recensioni, e la stampa estera ha iniziato a pesare i film in concorso. Il Guardian ha pubblicato una stroncatura di "The Fire Within You", il dramma di Edoardo De Angelis ambientato a Napoli durante le feste di Natale. La recensione è un caso interessante perché parla tanto del film quanto del modo in cui il cinema italiano viene letto all'estero.
Secondo il critico del Guardian, se esistesse un premio per il film più italiano in concorso, andrebbe proprio a De Angelis: una madre furiosa che torna da Napoli per le vacanze, con un cappone, in un dramma claustrofobico. Il giudizio è che il film accumuli troppi stereotipi, e che l'ambientazione napoletana diventi una scorciatoia più che una sostanza.
Per Venezia, questo tipo di recensione è pane quotidiano. Il festival è il luogo dove il cinema italiano viene misurato con il metro della critica internazionale, e dove le etichette nazionali possono diventare un peso. La domanda che la stampa estera pone, ogni anno, è sempre la stessa: quanto del successo italiano al Lido dipende dal talento e quanto dall'immagine preconfezionata del paese?
La recensione del Guardian non è isolata. La critica anglosassone tende a giudicare il cinema italiano del Sud con una diffidenza ricorrente verso il gusto per l'eccesso e la teatralità familiare. De Angelis, che viene da una filmografia attenta alle periferie e alle comunità, si trova così a essere letto attraverso una griglia che precede il film stesso.
Il paradosso è che la Mostra del cinema è, per Venezia, anche un'operazione di immagine. La città ospita registi e star, e la laguna diventa per dieci giorni una capitale mondiale del cinema. La stampa estera che recensisce i film è la stessa che poi racconta la città: la sovrapposizione tra giudizio artistico e giudizio sull'Italia è quasi inevitabile.
Il Guardian, in un altro pezzo pubblicato nei giorni scorsi, aveva raccontato le donne che stanno cambiando Venezia, tra gondole, barche e mestieri d'acqua. È un ritratto che insiste sulla trasformazione sociale, non sul folklore. La differenza tra quel servizio e la stroncatura di De Angelis è istruttiva: la stampa estera premia la Venezia che cambia e diffida del Sud che si mette in scena.
Per il cinema italiano, il festival resta comunque la vetrina più efficace. Un film in concorso a Venezia ottiene visibilità internazionale anche quando le recensioni sono dure, e il dibattito che ne segue alimenta le vendite all'estero. La stroncatura del Guardian, in questo senso, è anche pubblicità: parla di un film che altrimenti non avrebbe avuto copertura anglosassone.
La questione degli stereotipi, però, non riguarda solo il cinema. La stampa estera che racconta l'Italia oscilla continuamente tra denuncia del cliché e ricorso al cliché. Il cappone, la madre napoletana, il Natale rumoroso sono elementi che il critico del Guardian riconosce come troppo comodi, ma che sono anche il materiale con cui il paese viene venduto e consumato fuori dai confini.
Venezia, come città-festival, vive di questa ambiguità. Il Lido è un luogo dove l'Italia si presenta al mondo con il meglio della sua produzione culturale, ma è anche il posto dove il mondo decide se l'Italia è davvero cambiata o se sta recitando la solita parte. La recensione di De Angelis è un capitolo di questa trattativa.
Nei prossimi giorni, con l'avvicinarsi delle premiazioni, la stampa estera continuerà a fare i conti con i film in concorso. È probabile che altre recensioni italiane arrivino sulle pagine internazionali, con toni altrettanto netti. Per la redazione veneziana, il festival resta il momento dell'anno in cui la città è più osservata e più giudicata.
Il legame con il Veneto è diretto: la Mostra è un evento regionale prima che nazionale, e la sua reputazione internazionale ricade sull'immagine della laguna. Se la critica estera apprezza il festival ma diffida del cinema italiano, il risultato è un vantaggio per Venezia e un problema per la produzione. È una asimmetria che dura da anni.
La Regata Storica, intanto, ha chiuso la settimana con le sue barche colorate sul Canal Grande, come ha raccontato Euronews. Il contrasto tra la festa remiera e le sale del Lido riassume la doppia anima della città: patrimonio vivo e vetrina culturale. La stampa estera guarda entrambe, e non sempre con lo stesso umore.
