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LIGURIA

Venezia, Servillo e Martone: il Guardian legge il film di Napoli con cautela

La recensione del festival descrive Scherzetto come «in parte spettrale, in parte sentimentale»: una storia indecisa, sostiene il giornale britannico

Marina Doria499 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Guardian ha pubblicato giovedì la recensione di Scherzetto, il film di Mario Martone con Toni Servillo in concorso al Festival del cinema di Venezia. Il giornale britannico descrive l'opera come una storia di fantasmi napoletana «in parte spettrale, in parte sentimentale», e la giudica indecisa.

La recensione riconosce a Servillo, che il Guardian definisce veterano veneziano, una presenza che dà solennità al materiale. È un giudizio sul film, non sull'attore, che il giornale considera ormai imprescindibile per il festival stesso.

Per la Liguria il tema non è il cinema. È la funzione che Venezia svolge per tutto il Paese: la sola vetrina in cui la stampa culturale internazionale guarda l'Italia per settimane consecutive, con corrispondenti e critici presenti in laguna.

Il Guardian non è isolato nella sua lettura. Nella stessa giornata Al Jazeera ha riferito di un film israeliano su Gaza, NAZA, che alla prima veneziana ha ricevuto venticinque minuti di ovazione. Il festival, in questa edizione, è un luogo dove la politica internazionale entra in sala.

Sempre dalla laguna, il Guardian ha recensito nei giorni scorsi anche il film di Edoardo De Angelis, The Fire Within You, un Natale napoletano che il giornale accusa di ribollire troppi stereotipi. Due film italiani, due letture critiche: la stampa estera guarda il cinema nazionale con attenzione e con distanza.

Per una regione come la Liguria, che non ha un festival di quella scala, la questione è di infrastruttura culturale. Genova ospita rassegne e sale storiche, ma non dispone di una piattaforma che attiri critici da Londra, Doha o New York per dieci giorni di fila.

Il modello Venezia, del resto, non è replicabile ovunque. Il festival vive di una combinazione rara: una città d'acqua, un'architettura che fa da set, una tradizione che risale alla Mostra del cinema e un sistema di accoglienza collaudato.

Ciò che la Liguria può osservare da vicino è l'effetto economico. Un festival di questa portata riempie alberghi, ristoranti e trasporti per settimane, in una stagione che per il turismo balneare è già in calo. È il tipo di domanda che allunga la stagione.

Il Guardian, nella recensione, non si occupa di questo. Si limita a valutare il film, e lo fa con la franchezza che i critici britannici usano verso il cinema d'autore italiano: rispetto per la tradizione, severità sul risultato.

È una lezione utile anche per chi produce. La stampa internazionale non premia il prestigio accumulato; premia ciò che vede sullo schermo. Servillo porta solennità, scrive il Guardian, ma la storia resta indecisa. Il giudizio cade sulla scrittura, non sulla fama.

Nel frattempo il festival continua, e con esso il flusso di corrispondenti. Ogni recensione, anche critica, è una riga di visibilità per il sistema italiano. È un paradosso noto a chi lavora nei porti: anche una nave in ritardo tiene aperto il terminal.

Per la Liguria, la conclusione è sobria. Venezia raccoglie l'attenzione che il resto del Paese non riesce a concentrare altrove. Chi vuole essere visto, in questo Paese, passa ancora da lì.

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