TOSCANA
A Venezia 'Ink' di Boyle riporta il tabloid britannico in Laguna
Il biopic su Rupert Murdoch apre il Festival e riaccende il dibattito sulla stampa scandalistica
Costanza Bardi764 wordsEdition №103giovedì 3 settembre 2026 — Edizione № 103
Il Festival del Cinema di Venezia si è aperto mercoledì con 'Ink', il nuovo film di Danny Boyle che racconta la nascita del tabloid britannico The Sun. Secondo il New York Times, il film ritrae l'ascesa del quotidiano popolare nello stile caratteristico e travolgente di Boyle, con Rupert Murdoch 'molto felice' di essere interpretato da Guy Pearce, come ha dichiarato l'attore australiano al Guardian.
La pellicola porta in Laguna una storia di potere mediatico e scandali che non appartiene solo alla Fleet Street londinese. Per chi osserva l'Italia da Firenze, la domanda sorge spontanea: cosa succede quando il modello del tabloid incontra un paese dove la stampa di partito ha sempre avuto un peso diverso?
Il film arriva in un momento in cui il dibattito sul ruolo dei media è vivo anche in Italia, dove il governo di Giorgia Meloni si prepara a diventare il più longevo del dopoguerra, come ha riportato The Local Italy. La copertura internazionale del festival offre una lente per guardare al rapporto tra politica, informazione e spettacolo.
L'apertura della Mostra del Cinema di Venezia con 'Ink' non è una scelta casuale. Danny Boyle, regista premio Oscar per 'The Millionaire', torna al festival con una storia che il Guardian descrive come un ritratto delle origini del tabloid britannico The Sun. Il film esplora gli anni in cui Rupert Murdoch, interpretato da Guy Pearce, trasformò il giornalismo popolare inglese, mescolando gossip, politica e scandali in una formula che avrebbe cambiato per sempre il panorama mediatico.
La presenza del film al Lido riaccende un dibattito che la stampa internazionale segue con attenzione: il confine tra informazione e intrattenimento, tra denuncia e invasione della privacy. Il New York Times sottolinea come Boyle racconti questa storia con il suo stile inconfondibile, fatto di ritmo serrato e immagini potenti, trasformando una vicenda giornalistica in un'esperienza visiva.
Guy Pearce, intervistato dal Guardian, ha rivelato un aneddoto curioso: la figlia di Murdoch, Elisabeth, gli ha raccontato che suo padre era contento della scelta dell'attore per interpretarlo, 'ma non aveva ancora visto il film in quel momento'. La precisazione lascia intendere che il giudizio del magnate potrebbe cambiare dopo la visione.
Per la Toscana e per Firenze, il tema tocca una corda sensibile. La regione è da sempre un laboratorio di sperimentazione culturale, dalla nascita del Rinascimento alla produzione di contenuti per il grande schermo. Le colline del Chianti e i set cinematografici che ospitano produzioni internazionali sono parte di un'economia che vive anche di immagine e racconto.
Ma c'è un altro livello di lettura. La storia del Sun, con le sue battaglie per lo scoop a ogni costo, solleva interrogativi che la stampa estera applica volentieri anche al caso italiano. The Local Italy ha recentemente sottolineato come il governo Meloni stia per diventare il più longevo del dopoguerra, un record che arriva in un'epoca di profonda trasformazione del rapporto tra politica e media.
Il festival di Venezia si conferma così non solo una vetrina per il cinema mondiale ma anche un palcoscenico per il dibattito culturale e politico. La scelta di aprire con 'Ink' manda un segnale preciso: il cinema vuole raccontare il potere, e il potere dei media è tra i più affascinanti e controversi.
Maggie Gyllenhaal ha già acceso un altro dibattito dichiarando al Guardian che l'industria cinematografica ha un 'problema sistemico' di sessismo. Anche questo è un tema che il mondo guarda con attenzione, e che il festival amplifica.
L'eco di queste discussioni arriva fino alle redazioni e alle scuole di cinema di tutta Italia. Firenze, con le sue istituzioni culturali e le sue accademie, è un osservatorio privilegiato per capire come il paese reagisce a queste sollecitazioni. La città d'arte, abituata a convivere con il turismo di massa e con la pressione della sua stessa immagine, sa bene quanto sia potente il racconto che gli altri fanno di noi.
Il film di Boyle, nelle sale italiane nei prossimi mesi, sarà probabilmente accompagnato da un dibattito che la stampa estera seguirà con interesse. La domanda di fondo resta quella che il Guardian pone in apertura: come si racconta il potere senza diventarne complice? La risposta, forse, sta nella capacità del cinema di guardare dietro le quinte, come fa 'Ink' con la storia del tabloid più famoso del mondo.
E mentre il Lido si accende di riflettori, la Toscana guarda con curiosità a questa edizione del festival. Le sale cinematografiche di Firenze e delle città della regione aspettano il film, e con esso l'occasione di discutere di giornalismo, etica e spettacolo. Un dibattito che, come la storia del Sun insegna, non è mai solo inglese.
