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VENETO

Venezia chiude con il Leone d'Oro a 'Woman Unknown'

Il festival consegna il massimo riconoscimento al dramma di May el-Toukhy; 'NAZA' vince il Premio Speciale della Giuria

Tommaso Veronese712 wordsEdition114domenica 13 settembre 2026 — Edizione № 114

Il Festival del Cinema di Venezia ha assegnato il Leone d'Oro a 'Woman Unknown', il dramma diretto da May el-Toukhy che segue una serva danese negli anni inquieti del secondo dopoguerra. Lo riferisce il New York Times, che colloca il film al vertice della selezione veneziana.

Il secondo premio è andato a 'Possible Love' di Lee Chang-dong, secondo il resoconto del quotidiano americano. La giuria ha inoltre riconosciuto con il Premio Speciale 'NAZA', documentario sul genocidio di Gaza, come riporta Al Jazeera.

La chiusura della Mostra conferma il ruolo del festival come piattaforma dove il cinema d'autore europeo e le questioni politiche internazionali si incontrano sulla stessa passerella. Per la laguna è il momento in cui l'attenzione culturale mondiale torna a posarsi sulla città dopo dieci giorni di proiezioni.

La combinazione dei due riconoscimenti — un dramma d'epoca nordico e un documentario su Gaza — dice qualcosa su come il festival costruisce il proprio programma: una selezione che tiene insieme il cinema d'autore europeo e le fratture politiche del presente. È una formula che Venezia pratica da anni e che le garantisce copertura internazionale anche quando il resto dell'Italia esce dalle prime pagine estere.

Per la città, la Mostra è un appuntamento che si sovrappone alla stagione turistica più densa. La presenza di stampa e critica straniera per dieci giorni produce un picco di visibilità che il resto dell'anno non si ripete. Il festival, tuttavia, non è pensato come strumento di gestione dei flussi: è un evento culturale che si innesta su una città già sotto pressione.

Il Guardian ha seguito il concorso con una serie di recensioni. Tra queste, quella di 'Scherzetto' di Mario Martone, interpretato da Toni Servillo, descritto come un'opera in parte spettrale e in parte sentimentale, ambientata a Napoli. Il critico osserva che il volto di Servillo è ormai una presenza fissa del festival, quasi impensabile senza di lui.

Sempre il Guardian ha recensito 'The Fire Within You' di Edoardo De Angelis, dramma claustrofobico su un Natale in famiglia a Napoli, giudicato sovraccarico di stereotipi. Le due recensioni, lette insieme, mostrano come la critica estera guardi al cinema italiano a Venezia con un misto di familiarità e diffidenza verso i suoi codici ricorrenti.

Per il Veneto, il festival ha un effetto che va oltre le sale. Le strutture ricettive del centro storico e del Lido registrano ogni anno un'occupazione elevata nel periodo della Mostra, e la presenza di troupe e giornalisti stranieri alimenta un indotto che si concentra in poche settimane. È un modello di turismo culturale che la città conosce bene e che si distingue dal turismo di giornata.

Il tema del turismo di giornata resta però sullo sfondo. La Mostra attira un pubblico internazionale disposto a fermarsi, ma la città convive da anni con il problema opposto: visitatori che arrivano e ripartono in poche ore. Il festival non risolve questa tensione, e non è chiamato a farlo.

La copertura internazionale del palmarès è un dato in sé. Testate americane, britanniche e del mondo arabo hanno dedicato spazio ai premi, ciascuna con un'attenzione diversa: il New York Times al vincitore, Al Jazeera al documentario su Gaza, il Guardian alle opere italiane in concorso. Questa diversità di sguardi è esattamente ciò che il festival produce: un evento che viene letto in modi diversi a seconda di chi lo racconta.

Resta da vedere quale effetto avrà il Leone d'Oro su 'Woman Unknown' nella distribuzione internazionale. Il premio veneziano è storicamente un trampolino per il circuito delle sale d'essai e per le piattaforme di streaming, ma il suo impatto varia molto da film a film. Per el-Toukhy, già nota per opere precedenti, il riconoscimento arriva in un momento di consolidata carriera.

Il festival si chiude, dunque, con un palmarès che non privilegia il cinema italiano. È una circostanza ricorrente e che ogni anno alimenta discussioni nel settore, ma che non intacca il ruolo della Mostra come vetrina mondiale. La città torna alla sua routine, con le sale che si smontano e i visitatori che ripartono.

Per la redazione veneta, la lezione è che Venezia resta un luogo dove il mondo guarda l'Italia attraverso il cinema, e dove l'Italia viene giudicata con parametri internazionali. È un privilegio che la città paga con la pressione che ogni evento di questa portata comporta.

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