CULTURA
Venezia chiude con il Leone d'Oro a 'Woman Unknown'
Il festival premia il dramma di May el-Toukhy; premio speciale della giuria al documentario su Gaza. La stampa estera legge il palmarès come un messaggio politico.
Davide Ruspoli642 wordsEdition №114domenica 13 settembre 2026 — Edizione № 114
Il Festival del Cinema di Venezia ha assegnato il Leone d'Oro a 'Woman Unknown', il dramma diretto da May el-Toukhy che segue una serva danese negli anni del secondo dopoguerra. Lo riferisce il New York Times, che segnala anche il secondo premio andato a 'Possible Love' di Lee Chang-dong.
Il riconoscimento più discusso è però un altro. Al Jazeera riporta che il documentario 'NAZA', dedicato alla guerra a Gaza, ha vinto il Premio Speciale della Giuria, un'esito che la stampa internazionale legge come una presa di posizione del festival.
Il palmarès arriva a chiusura di un'edizione in cui la presenza italiana è stata costante, con registi come Mario Martone ed Edoardo De Angelis in concorso e recensioni estere che hanno diviso la critica. Il Guardian ha giudicato 'Scherzetto' un film indeciso nonostante la prova di Toni Servillo.
Venezia conferma così il suo doppio ruolo: vetrina del cinema d'autore e palcoscenico dove le questioni internazionali entrano nella selezione. Per l'Italia, che del festival fa una vetrina di immagine, il risultato è un'edizione raccontata all'estero soprattutto per il suo contenuto politico.
Il New York Times descrive 'Woman Unknown' come un dramma ambientato negli anni inquieti del dopoguerra, con al centro una serva danese. È una scelta che conferma la preferenza del festival per le storie europee di confine tra storia privata e storia collettiva.
Al Jazeera, dal canto suo, si sofferma sul documentario premiato, presentandolo come un'opera sulla guerra a Gaza. La decisione della giuria viene riportata dall'emittente qatariota con un tono che ne sottolinea il valore simbolico più che quello strettamente cinematografico.
La critica britannica ha seguito la Mostra con attenzione ai film italiani. Il Guardian ha recensito 'Scherzetto' di Mario Martone, con Toni Servillo nei panni di un illustratore perseguitato dalla propria infanzia, definendolo una storia di fantasmi napoletana dalla scrittura incerta.
Sempre il Guardian ha stroncato 'The Fire Within You' di Edoardo De Angelis, un dramma familiare ambientato a Napoli durante le vacanze di Natale, giudicandolo appesantito da troppi stereotipi. Sono due letture che mostrano come il cinema italiano arrivi all'estero attraverso filtri critici molto netti.
Per Roma la chiusura della Mostra ha un significato che va oltre il cinema. La capitale ospita Cinecittà e l'industria audiovisiva nazionale, e i riconoscimenti veneziani pesano sulle trattative per produzioni e finanziamenti che passano dai tavoli romani.
La presenza italiana al festival non si è limitata agli autori in concorso. Le riviste specializzate estere hanno seguito il mercato e gli incontri tra produttori, il momento in cui i premi diventano contratti e le vetrine si traducono in distribuzione internazionale.
Venezia è da sempre il festival più esposto alle letture politiche, e questa edizione non fa eccezione. La scelta di premiare un documentario sulla guerra a Gaza garantisce al palmarès una copertura che va oltre le pagine culturali, con testate generaliste che lo riprendono come notizia.
La stampa italiana non è citata in questa ricostruzione, e La Veduta si attiene alle fonti estere. Ciò che emerge dalla copertura internazionale è un festival che chiude con un palmarès equilibrato nella forma e netto nella sostanza, con due premi che raccontano due Europe diverse.
Resta da vedere l'effetto sul circuito delle sale. I premi veneziani aprono tradizionalmente la stagione dei festival autunnali e orientano la distribuzione nei mercati anglofoni, dove i titoli premiati trovano spazio grazie alla visibilità della Mostra.
Per il pubblico romano la chiusura della Mostra segna anche l'inizio della stagione cinematografica in città, tra le anteprime che arrivano dalla laguna e il calendario delle sale. È un passaggio che ogni anno lega Venezia e la capitale attraverso la circolazione delle opere.
Il festival ha confermato, come riportano le testate estere, la sua capacità di attrarre star e attenzione globale. La domanda che i corrispondenti si pongono ora riguarda il prossimo anno, e se la tensione politica che ha segnato questa edizione diventerà una costante.
