TOSCANA
Venezia incorona 'Woman Unknown', la Toscana guarda al dopo-festival
Il Leone d'Oro a May el-Toukhy chiude una Mostra che la stampa estera legge come specchio dell'Europa inquieta
Costanza Bardi871 wordsEdition №114domenica 13 settembre 2026 — Edizione № 114
La Mostra del Cinema di Venezia si è chiusa assegnando il Leone d'Oro a 'Woman Unknown', il dramma di May el-Toukhy che secondo il New York Times segue una domestica danese negli anni inquieti del secondo dopoguerra. Il secondo premio è andato a 'Possible Love' di Lee Chang-dong, riferisce sempre il New York Times.
Il verdetto arriva mentre Al Jazeera segnala che il Premio Speciale della Giuria è andato a 'NAZA', documentario sul genocidio di Gaza. La giuria veneziana ha così premiato, nello stesso palinsesto, la memoria europea del dopoguerra e la cronaca del presente mediorientale.
Per la Toscana la chiusura del festival non è una notizia di cronaca ma di calendario: la Mostra apre la stagione in cui i musei italiani presentano i loro programmi autunnali, e The Local Italy ha già elencato dodici mostre attese in Italia tra autunno e inverno, da Salvador Dalí ad Artemisia Gentileschi.
Il pubblico internazionale che ha seguito Venezia è lo stesso che nei prossimi mesi deciderà dove passare un weekend d'arte. Firenze e la Toscana entrano in quella competizione senza un film in concorso, ma con il peso del proprio patrimonio.
La vittoria di 'Woman Unknown' è stata annunciata sabato sera, secondo il New York Times, che descrive il film come un dramma ambientato nel secondo dopoguerra danese. Il giornale americano sottolinea anche il secondo posto di 'Possible Love' di Lee Chang-dong, a conferma di una giuria che ha guardato soprattutto al cinema d'autore europeo e asiatico.
Al Jazeera ha registrato un esito parallelo: il documentario 'NAZA', dedicato alla guerra a Gaza, ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria. La compresenza dei due riconoscimenti racconta un festival che la stampa estera ha letto come una mappa delle inquietudini contemporanee, tra memoria del Novecento e conflitti aperti.
Sul fronte italiano, il Guardian ha dedicato una recensione a 'Scherzetto' di Mario Martone, con Toni Servillo interprete di un illustratore perseguitato dalla propria infanzia. Il critico del quotidiano britannico ha parlato di un'opera in parte spettrale e in parte sentimentale, notando quanto il festival veneziano sia ormai impensabile senza l'attore napoletano.
Sempre il Guardian ha stroncato con garbo 'The Fire Within You' di Edoardo De Angelis, dramma natalizio ambientato tra Napoli e una famiglia surriscaldata, accusato di accumulare troppi stereotipi. Sono due letture che riguardano il cinema del Sud, non la Toscana, e vanno prese per quello che sono: il giudizio della critica straniera su un'Italia che sullo schermo resta spesso meridionale.
Vale la pena ricordare che la Toscana non è estranea a Venezia. Il festival ha ospitato nelle scorse edizioni film girati o ambientati in regione, e la Film Commission toscana lavora da anni per attrarre produzioni internazionali. Ma nel palinsesto di quest'anno, come lo raccontano le testate estere, non compare un titolo toscano.
Il punto, per questa redazione, è un altro. La Mostra chiude e apre ufficialmente la stagione culturale italiana: da qui a dicembre i musei presentano i programmi più densi dell'anno. The Local Italy ha elencato dodici appuntamenti attesi in Italia, citando Dalí e Artemisia Gentileschi tra i nomi in cartellone.
La Toscana entra in quella stagione con un vantaggio e un rischio. Il vantaggio è il patrimonio: gli Uffizi, il Bargello, il tessuto diffuso dei musei minori. Il rischio è quello che la stampa internazionale ripete da anni: un'offerta concentrata su pochi luoghi, con Firenze che assorbe la domanda e il resto della regione che resta ai margini dei grandi flussi.
Il festival di Venezia, visto da qui, funziona come una vetrina che non ci appartiene ma che ci riguarda. Il pubblico che ha seguito il concorso è lo stesso che pianifica i viaggi d'arte d'autunno, e le recensioni del Guardian e del New York Times sono il materiale con cui quelle scelte vengono costruite.
C'è poi la questione, più sottile, del racconto. La critica straniera che scrive di Venezia tende a descrivere l'Italia attraverso Napoli, Roma, il Mezzogiorno: luoghi di conflitto, calore, stereotipo. La Toscana compare più spesso nelle pagine di viaggio che in quelle di cinema, come paesaggio più che come racconto.
È una differenza che ha conseguenze pratiche. Un film ambientato in una città la rende visibile a un pubblico che non legge guide turistiche; un panorama da cartolina, invece, conferma un'immagine che il visitatore crede già di conoscere. La regione vince sul primo impatto e perde sulla profondità.
Non è una lamentela, è una diagnosi. Le stesse pagine estere che celebrano il paesaggio toscano sono quelle che, da anni, denunciano la pressione turistica sui centri storici e lo svuotamento residenziale di Firenze. Il postcard e il problema sono la stessa immagine vista da due lati.
La chiusura della Mostra lascia quindi alla Toscana una domanda di calendario: cosa offrirà, nei prossimi mesi, a un pubblico internazionale che a Venezia ha appena visto premiare la memoria europea e la cronaca di Gaza? La risposta, per ora, è un elenco di mostre, non una narrazione.
Il festival tornerà il prossimo anno. Nel frattempo restano i film premiati, le recensioni, e la coda lunga di attenzione che Venezia lascia alle città d'arte italiane. La Toscana ne beneficerà come sempre, per posizione più che per merito, ed è esattamente questo che la redazione continua a osservare con un certo distacco ironico.
