The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

CULTURA

A Venezia i giornalisti russi in esilio: il documentario che commuove

Julia Loktev presenta 'My Undesirable Friends' alla Mostra del Cinema, racconto di reporter fuggiti dalla Russia che continuano a informare sulla guerra

Adriana Sole850 wordsEdition №106domenica 6 settembre 2026 — Edizione № 106

Il Festival del Cinema di Venezia ha ospitato la presentazione di 'My Undesirable Friends', il documentario di Julia Loktev dedicato ai giornalisti russi in esilio. Nella seconda parte dell'opera, la regista racconta la vita di reporter costretti a fuggire improvvisamente dalla Russia ma che continuano a informare i loro concittadini sulla guerra in Ucraina, come ha riferito Le Monde.

Le proiezioni hanno commosso il pubblico veneziano, che ha seguito le storie di professionisti dell'informazione costretti a lavorare in condizioni precarie e sotto la costante minaccia di intimidazioni. Il film documenta una realtà che tocca da vicino il dibattito internazionale sulla libertà di stampa e sul ruolo del giornalismo indipendente in Russia.

La scelta della Mostra del Cinema di Venezia di ospitare il documentario assume un significato particolare: il festival si conferma come una vetrina internazionale per le voci critiche e per le storie che i regimi autoritari tentano di silenziare. La presenza di Loktev e dei protagonisti del film sul Lido ha portato l'attenzione su una categoria professionale che paga un prezzo altissimo per il proprio impegno.

Il documentario di Julia Loktev, presentato in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, racconta una realtà che la stampa internazionale segue con attenzione crescente. Le Monde ha dedicato ampio spazio alla proiezione, sottolineando come la regista sia riuscita a immergere gli spettatori nella vita quotidiana di reporter che hanno dovuto abbandonare la Russia in fretta, lasciandosi alle spalle carriere, affetti e una rete di relazioni costruita in anni di lavoro.

La seconda parte di 'My Undesirable Friends' si concentra sulle condizioni in cui questi giornalisti continuano a operare dall'estero. Il quadro che emerge è quello di professionisti che lavorano con mezzi di fortuna, spesso da appartamenti improvvisati o da studi temporanei, ma che mantengono intatta la determinazione a informare i loro concittadini su ciò che accade in Ucraina. Le intimidazioni e le pressioni non si sono fermate con l'esilio, come documenta il film.

La presenza del documentario a Venezia ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa in Russia, un tema che la comunità internazionale segue con preoccupazione. Il paese ha adottato negli ultimi anni una legislazione che limita severamente il lavoro dei giornalisti indipendenti, spingendo molti professionisti a lasciare il paese per continuare a esercitare il loro mestiere in sicurezza.

Il contesto veneziano ha aggiunto un livello di significato alla proiezione. Il festival, che da sempre si propone come una piattaforma per il cinema d'autore e per le voci indipendenti, ha offerto a Loktev e ai protagonisti del suo film uno spazio di visibilità internazionale. Le Monde ha ricordato che la regista, di origine russa e naturalizzata americana, ha costruito la sua carriera tra Europa e Stati Uniti, sviluppando uno sguardo particolare sulle contraddizioni della società contemporanea.

Il documentario si inserisce in un filone di produzione cinematografica che negli ultimi anni ha raccontato le conseguenze della repressione sui media indipendenti russi. La stampa internazionale ha documentato la fuga di centinaia di giornalisti dopo l'inizio della guerra in Ucraina, con molti che hanno scelto di stabilirsi in paesi europei come la Georgia, l'Armenia o la Germania per continuare il loro lavoro.

La proiezione al Lido ha avuto un impatto emotivo notevole sul pubblico, come hanno raccontato i cronisti presenti in sala. Le storie raccolte da Loktev mostrano il volto umano di una diaspora professionale che spesso viene raccontata solo attraverso i numeri: le partenze, i paesi di destinazione, le difficoltà burocratiche. Il film restituisce la dimensione personale di queste vicende, con i protagonisti che parlano delle loro paure, dei loro dubbi e della loro ostinata vocazione a informare.

Il tema dell'esilio e della libertà di stampa è particolarmente sentito in Italia, dove la comunità dei giornalisti russi indipendenti ha trovato accoglienza in diverse città. Il paese è diventato una delle destinazioni per i professionisti dell'informazione in fuga, con redazioni che hanno assunto colleghi russi e progetti collaborativi che hanno preso forma negli ultimi due anni.

La scelta di Venezia di programmare il documentario di Loktev riflette anche una tendenza più ampia dei festival cinematografici internazionali a dare spazio alle voci critiche provenienti dai paesi autoritari. La Mostra del Cinema, in particolare, ha costruito negli anni una reputazione come vetrina per il cinema impegnato e per le opere che affrontano temi politici e sociali di grande attualità.

Il lavoro di Loktev si distingue per l'approccio intimo e partecipe, lontano dai canoni del documentario tradizionale. La regista ha seguito i suoi protagonisti per un periodo prolungato, costruendo un rapporto di fiducia che traspare dalle immagini. Il risultato è un ritratto corale che alterna momenti di grande tensione a squarci di vita quotidiana, mostrando come i giornalisti in esilio cerchino di mantenere una parvenza di normalità mentre affrontano sfide professionali e personali senza precedenti.

La guerra in Ucraina ha reso il lavoro dei giornalisti russi indipendenti ancora più prezioso e ancora più pericoloso. Coloro che sono rimasti nel paese operano sotto minacce costanti e rischiano pesanti sanzioni penali per il semplice fatto di riportare notizie che contraddicono la narrativa ufficiale. Quelli che sono partiti devono fare i conti con il distacco dalla loro terra e con la difficoltà di raggiungere un pubblico che spesso non ha accesso ai loro contenuti.

Il documentario di Loktev affronta anche il tema della solidarietà internazionale, mostrando come le reti di supporto tra giornalisti abbiano giocato un ruolo cruciale nell'aiutare i colleghi in fuga a ricostruire le loro vite professionali. Associazioni di categoria, redazioni e singoli professionisti hanno offerto ospitalità, lavoro e sostegno legale a chi è stato costretto a lasciare la Russia.

La proiezione al Lido ha offerto l'occasione per un confronto tra i protagonisti del film e il pubblico internazionale presente a Venezia. Le Monde ha riferito che diversi spettatori hanno partecipato al dibattito successivo alla proiezione, testimoniando l'interesse che la vicenda dei giornalisti russi in esilio suscita nel mondo del cinema e non solo.

L'eco del documentario è destinata a proseguire oltre il festival. La distribuzione internazionale del film potrebbe portare queste storie in altri paesi e ad altri pubblici, contribuendo a mantenere viva l'attenzione sulla sorte dei giornalisti indipendenti russi e sul loro ruolo nel raccontare una guerra che il Cremlino continua a censurare. La stampa estera seguirà con interesse il percorso del film e le reazioni che susciterà nei prossimi mesi.

Share