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CULTURA

Venezia, il muro dei feedback non fa prigionieri

Il Guardian racconta il forum scritto del festival dove il pubblico sfoga la propria furia: «Danny Boyle, per favore fai un altro film sulle droghe»

Eleonora Vanzetti653 wordsEdition113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113

Il festival del cinema di Venezia ha un dispositivo che pochi conoscono: un forum scritto dove il pubblico può lasciare commenti sui film appena visti. Il Guardian lo ha raccontato l'11 settembre, definendolo un muro che «non fa prigionieri» — né verso i registi, né verso gli organizzatori della Mostra.

Secondo il quotidiano britannico, il meccanismo esiste perché «in un'industria che dipende dai capricci volubili del gusto, i festival cinematografici esistono per stabilire fatti». Il muro dei feedback diventa così lo strumento con cui il pubblico rivendica il proprio ruolo di giudice, senza filtri diplomatici.

Tra i commenti citati dal Guardian spicca l'invito rivolto a Danny Boyle: «per favore fai un altro film sulle droghe». Una battuta che riassume il tono del forum — diretto, talvolta feroce, mai cerimonioso.

Il fenomeno interessa la redazione Cultura de La Veduta perché tocca il cuore del rapporto tra il festival e il suo pubblico: la Mostra del cinema è da sempre il luogo dove l'Italia si mette in vetrina davanti alla stampa mondiale, ma il muro dei feedback sposta l'attenzione dal red carpet al giudizio di chi compra il biglietto.

Il Guardian osserva che i registi continuano a sottoporsi «alla trafila di traghettare il loro cast» fino al Lido nonostante l'esposizione al giudizio, perché il festival resta una delle poche occasioni in cui un film può essere discusso pubblicamente prima di arrivare nelle sale.

Il muro dei feedback non risparmia nemmeno gli organizzatori del festival: il pubblico, scrive il Guardian, vi sfoga la propria furia anche contro chi la Mostra la dirige. È un dettaglio che dice molto su come il festival venga percepito — non come una passerella intoccabile, ma come un'istituzione che deve rendere conto a chi la frequenta.

Per la redazione Cultura, il fenomeno ha un interesse che va oltre la cronaca del festival. La Mostra del cinema è il luogo dove l'Italia si offre allo sguardo della stampa internazionale: ogni anno i corrispondenti stranieri arrivano al Lido per raccontare il cinema italiano e mondiale, e ciò che scrivono contribuisce a definire la reputazione culturale del Paese.

Il muro dei feedback introduce però una variabile nuova: il giudizio non passa più soltanto attraverso le recensioni dei critici accreditati, ma anche attraverso le parole di chi siede in sala. Il Guardian lo descrive come un termometro del gusto che nessuna strategia di comunicazione può controllare.

È una dinamica che riguarda da vicino anche il cinema italiano in concorso. Quando un film nazionale viene proiettato al Lido, il pubblico internazionale presente in sala è il primo a giudicarlo: il muro dei feedback registra le sue reazioni prima che i giornali stranieri pubblichino le recensioni.

Il Guardian non fornisce cifre sul numero di commenti raccolti, né indica quali film siano stati i più bersagliati. Il valore della sua cronaca sta nel descrivere un meccanismo, non nel misurare un fenomeno.

Resta il fatto che il festival di Venezia, nato nel 1932 come vetrina del cinema sotto il controllo delle istituzioni, si trova oggi a fare i conti con un pubblico che rivendica il diritto di parlare senza mediazioni. Il muro dei feedback è l'ultima incarnazione di questa tensione.

Per chi si occupa di cinema come patrimonio culturale, la lezione è duplice. Da un lato, il festival conferma la propria centralità: nessun'altra rassegna al mondo genera lo stesso volume di attenzione internazionale. Dall'altro, il giudizio del pubblico diventa un dato che i festival dovranno imparare a leggere, non solo a subire.

Il Guardian chiude la sua cronaca senza indicare se il muro dei feedback verrà mantenuto nelle prossime edizioni. La domanda resta aperta: è un esperimento isolato o un modello che altri festival adotteranno?

Venezia, intanto, continua a essere il luogo dove il cinema mondiale si mette alla prova. Il muro dei feedback è solo l'ultima prova di trasparenza che il festival si è dato — e che il pubblico, a quanto pare, ha preso molto sul serio.

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