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CULTURA

NAZA a Venezia, il regista: 'Gli israeliani devono vederlo'

Il documentario prodotto dal Guardian vince il premio speciale della giuria e accende il dibattito sulla ricezione in Israele

Eleonora Vanzetti515 wordsEdition115lunedì 14 settembre 2026 — Edizione № 115

NAZA, il documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e prodotto dal Guardian, ha ricevuto il premio speciale della giuria all'83ª Mostra del cinema di Venezia. Il Guardian riferisce che, dopo la vittoria, Abraham ha dichiarato che 'è importante che gli israeliani vedano questo film'.

Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, secondo il Guardian il film ricostruisce i sistemi dietro l'uccisione di civili palestinesi a Gaza e prende il titolo da un termine militare israeliano per le presunte 'vittime collaterali'. Si basa su testimonianze di ufficiali dell'intelligence.

Alla prima, riferisce ancora il Guardian, il documentario ha ricevuto una standing ovation di venticinque minuti, un dato che il giornale cita come misura dell'impatto emotivo della proiezione.

Un film che nasce da testimonianze interne a un apparato di sicurezza e che rivendica la propria circolazione dentro il paese che descrive pone una questione che riguarda anche il pubblico italiano: cosa può fare un festival quando un'opera chiede di essere vista proprio dove è più scomoda.

La vittoria si colloca in un palmarès che il Guardian definisce, in un editoriale separato, un possibile riscatto dopo le critiche ricevute dal festival per la scarsità di registe donne nelle edizioni precedenti. Il Leone d'Oro è andato a Woman Unknown di May el-Toukhy, l'ottava regista donna a riceverlo.

Il giornale britannico sottolinea anche che il secondo premio, il Gran Premio della Giuria, è andato a Possible Love di Lee Chang-dong, e che la selezione ha privilegiato 'scelte audaci e virtuosistiche' piuttosto che titoli di richiamo.

La produzione del documentario da parte di una testata giornalistica non è un dettaglio secondario. Segnala un modello in cui un organo di stampa non si limita a raccontare ma finanzia e distribuisce l'opera, e poi ne scrive: un intreccio che il pubblico italiano, abituato a una separazione più netta tra editoria e produzione audiovisiva, guarda con interesse crescente.

Il Guardian ha pubblicato anche una pagina di commenti del pubblico del festival, il cosiddetto muro dei feedback, dove gli spettatori scrivono giudizi senza filtri sui film visti. Il giornale lo presenta come un termometro brutale del gusto, capace di bocciare registi affermati e di contestare gli organizzatori stessi.

La domanda che Abraham lascia aperta riguarda la circolazione: un documentario che rivendica di parlare agli israeliani deve trovare canali in Israele, e il Guardian non chiarisce quali siano. Il film, per ora, esiste nel circuito dei festival.

Per il sistema italiano dei festival, da Venezia a Torino, il caso ripropone una tensione ricorrente: ospitare opere politicamente divisive porta visibilità internazionale e insieme pressioni, e le direzioni artistiche devono decidere quanto spazio dare al dibattito che le accompagna.

Il premio a NAZA arriva in un'edizione che la stampa estera ha seguito soprattutto per il dibattito sul lavoro delle registe. Il Guardian osserva che, dopo anni di critiche, la lista dei vincitori potrebbe aver risposto alla domanda che il festival si trascinava dietro.

Resta il fatto che un documentario nato da testimonianze di apparati di sicurezza e presentato a Venezia pone al pubblico una questione di ricezione, non solo di giudizio: chi lo vedrà, e dove.

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