CULTURA
Venezia, ovazioni per NAZA e minacce di morte in Israele
Il Guardian racconta le reazioni estreme al documentario su Gaza premiato al Lido: applausi in Sala Grande, virulenza in Israele durante la campagna elettorale
Eleonora Vanzetti624 wordsEdition №123martedì 22 settembre 2026 — Edizione № 123
Il festival del cinema di Venezia ha consegnato al documentario NAZA il plauso della Sala Grande, ma il Guardian riferisce che i suoi registi stanno affrontando minacce di morte in Israele, in un clima di campagna elettorale febbrile. Il giornale britannico descrive un momento di silenzio sbalordito seguito da un pubblico che si alza quasi all'unisono e si gira verso gli autori.
Secondo il Guardian, mentre il film conquista il riconoscimento cinematografico, i suoi registi subiscono una virulenza crescente in Israele. La corrispondenza da Venezia racconta le reazioni estreme che dividono il pubblico internazionale dalla politica israeliana.
La vicenda si intreccia con quella dell'attrice iraniana Laleh Marzban, premiata come migliore attrice a Venezia e oggetto di gravi attacchi dopo aver dedicato il riconoscimento alle donne dell'Iran. Il Guardian riferisce che le autorità iraniane hanno condannato le sue parole.
Il Lido si conferma così come il palcoscenico dove il cinema incontra la politica internazionale, e dove i premi possono trasformarsi in bersagli per chi li riceve.
Il festival del cinema di Venezia ha consegnato al documentario NAZA il plauso della Sala Grande, la principale sala di proiezione del Palazzo del Cinema. Il Guardian riferisce che i suoi registi stanno affrontando minacce di morte in Israele, in un clima di campagna elettorale febbrile.
È una scena che il Guardian colloca tra le reazioni estreme suscitate dal film.
Secondo la corrispondenza del Guardian, mentre il documentario conquista il plauso cinematografico, i suoi registi subiscono una virulenza crescente in Israele. Il giornale non entra nel dettaglio delle minacce ma le collega esplicitamente al periodo elettorale israeliano.
La vicenda si intreccia con quella dell'attrice iraniana Laleh Marzban, premiata come migliore attrice a Venezia per la sua interpretazione in Falling House, dove interpreta una donna tenuta in ostaggio dal padre. Il Guardian riferisce che Marzban ha dedicato il premio alle donne dell'Iran.
Secondo il Guardian, le autorità iraniane hanno condannato le sue parole e l'attrice ha ricevuto gravi attacchi dopo il discorso. Il giornale britannico non specifica la natura esatta delle minacce, ma le definisce severe.
Due storie distinte, un solo palcoscenico. Il Lido si conferma come il luogo dove il cinema incontra la politica internazionale, e dove i premi possono trasformarsi in bersagli per chi li riceve.
Per la cultura italiana, la questione non è solo cinematografica. La Mostra del Cinema è da decenni il momento in cui il Paese si offre allo sguardo del mondo, e le sue sale diventano amplificatori di conflitti che altrove restano confinati.
Il Guardian non manca di notare la tensione tra la celebrazione artistica e le conseguenze personali per i registi. È un tema ricorrente nella copertura estera dei festival italiani.
Venezia ha una lunga tradizione di ospitare opere politicamente scomode. Il festival è stato storicamente un luogo di scoperta e di polemica, e questa edizione non fa eccezione.
La stampa internazionale guarda al Lido come a una cartina di tornasole delle fratture globali. Il Guardian, in particolare, insiste sul contrasto tra l'accoglienza del pubblico e le reazioni nei Paesi d'origine degli autori.
Cosa accadrà ora dipende in parte dalla distribuzione del film e dalla sua circolazione fuori dai festival. Il Guardian non anticipa i piani dei registi né le loro dichiarazioni future.
Resta il fatto che Venezia ha consegnato a NAZA e a Marzban una visibilità che va oltre il cinema. È una visibilità che il giornale britannico descrive come ambivalente: premio e pericolo insieme.
Per chi osserva l'Italia dalla stampa estera, la Mostra resta uno dei pochi momenti in cui il Paese è al centro dell'attenzione culturale mondiale per scelta, non per crisi.
Il Guardian conclude la sua ricostruzione senza trarre conclusioni affrettate. Si limita a registrare le reazioni estreme e a lasciare al lettore il peso di ciò che racconta.
