CALABRIA
Venezia premia 'NAZA', documentario su Gaza: la Mostra vista da fuori
Il Premio Speciale della Giuria ad Al Jazeera e il Leone d'Oro a 'Woman Unknown': la rassegna chiude con un messaggio politico
Saverio Gallo817 wordsEdition №114domenica 13 settembre 2026 — Edizione № 114
'NAZA', un documentario sul genocidio di Israele a Gaza, ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Venezia. Lo riferisce Al Jazeera, che segue la vicenda anche per il significato politico del riconoscimento.
Il primo premio, il Leone d'Oro, è andato invece a 'Woman Unknown', dramma diretto da May el-Toukhy che segue una domestica danese negli anni del secondo dopoguerra, secondo il New York Times. Il secondo classificato è 'Possible Love' di Lee Chang-dong.
La combinazione dei due premi racconta una Mostra che ha scelto di parlare di memoria e di conflitto contemporaneo nello stesso palmarès. Per l'Italia, e per una regione come la Calabria che vive di turismo e di immagine, il festival resta uno dei pochi momenti in cui il Paese è raccontato all'estero per la cultura e non per i suoi problemi strutturali.
Le testate internazionali non riportano reazioni ufficiali italiane ai premi. Il quadro che emerge è quello di una rassegna che ha mantenuto la sua funzione di vetrina globale, con una giuria che ha premiato due film molto diversi per tono e per origine.
La notizia è di Al Jazeera, che la colloca nel contesto del dibattito internazionale sul conflitto e sulla rappresentazione della guerra.
Il Leone d'Oro è andato a 'Woman Unknown', dramma diretto da May el-Toukhy, che secondo il New York Times segue una domestica danese negli anni inquieti del secondo dopoguerra. Il secondo premio è stato assegnato a 'Possible Love' di Lee Chang-dong.
Il palmarès unisce due sguardi lontani: un documentario sul presente di Gaza e un film europeo ambientato nel dopoguerra. È una combinazione che le testate estere leggono come una scelta politica oltre che artistica, in un festival che negli ultimi anni ha fatto discutere proprio per i film legati a conflitti e diritti.
Venezia resta, per la stampa internazionale, il momento in cui il cinema italiano e il cinema mondiale si incontrano in un contesto che è anche diplomatico. La Mostra è l'evento culturale italiano più seguito all'estero, più delle grandi mostre d'arte e dei festival musicali.
Il Guardian ha dedicato a Venezia anche recensioni di film italiani in concorso, tra cui 'Scherzetto' di Mario Martone con Toni Servillo e 'The Fire Within You' di Edoardo De Angelis, ambientato a Napoli. Il festival, secondo il quotidiano britannico, resta impensabile senza la presenza di Servillo, che ne è una figura ricorrente.
Per la Calabria, l'effetto del festival è indiretto ma reale: la rassegna alimenta il turismo culturale verso l'Italia e rafforza l'immagine del Paese come destinazione, in un anno in cui la stampa estera ha insistito molto sulla pressione del turismo di massa su Venezia e sulle altre città d'arte.
Al Jazeera non aggiunge dettagli sulla cerimonia né sulle reazioni della giuria. Il suo resoconto si concentra sull'assegnazione del premio a un documentario che tratta un tema su cui la copertura internazionale è polarizzata.
Il New York Times, dal canto suo, ricostruisce 'Woman Unknown' come un dramma storico, senza legarlo esplicitamente all'attualità. Le due testate, quindi, leggono lo stesso festival in modo diverso: una come palcoscenico politico, l'altra come vetrina cinematografica.
Questa divergenza è normale nella copertura estera dell'Italia, dove lo stesso evento viene raccontato attraverso lenti nazionali differenti. Per un lettore calabrese, il dato rilevante è che Venezia continua a funzionare come piattaforma: i film premiati avranno distribuzione internazionale e porteranno il nome del festival, e quindi dell'Italia, fuori dai confini.
Nel frattempo, la stampa estera specializzata segnala che l'autunno italiano sarà denso di mostre, da Salvador Dalí ad Artemisia Gentileschi, secondo The Local Italy. È un'indicazione di come l'Italia venga percepita all'estero: un Paese che esporta cultura anche quando i titoli economici sono meno favorevoli.
La Calabria non compare nei resoconti veneziani delle testate citate. Sarebbe sbagliato forzare un collegamento: la regione non ha una presenza nel palmarès né nei film in concorso menzionati dalle fonti. Il dispaccio, quindi, si limita a registrare il risultato e il suo significato per l'immagine culturale del Paese.
Resta il fatto che i festival italiani, Venezia in testa, sono tra i pochi ambiti in cui la copertura internazionale dell'Italia non passa per il debito pubblico, la politica instabile o la criminalità organizzata. In un'annata in cui le pagine estere hanno parlato molto di mafia e di sbarchi, il Leone d'Oro e il premio a 'NAZA' offrono un contrappunto.
Cosa accadrà ora dipende dalla distribuzione: i film premiati a Venezia, secondo la prassi seguita dalle testate internazionali, entrano nei circuiti delle sale d'essai e delle piattaforme, con un'attenzione mediatica che dura mesi. Per il festival, il bilancio si tirerà nei prossimi giorni, quando usciranno i dati sulle presenze.
Per ora, le fonti disponibili dicono una cosa sola e la dicono chiaramente: Venezia ha chiuso con un documentario su Gaza premiato dalla giuria e con un film danese sul dopoguerra come vincitore assoluto. Tutto il resto, comprese le letture politiche, appartiene al commento e non al fatto.
