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CULTURA

Venezia, il documentario NAZA e i 25 minuti di ovazione

Il film prodotto dal Guardian sulle vittime civili a Gaza divide la Mostra e riporta il festival al centro del dibattito politico

Eleonora Vanzetti640 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Festival del cinema di Venezia ha accolto con venticinque minuti di standing ovation la prima di NAZA, il documentario sulle vittime civili a Gaza prodotto dal Guardian. Lo riporta il Guardian stesso, che dedica al film sia la recensione sia un video dell'ovazione.

Il titolo viene da un termine militare israeliano che, secondo il documentario, indicherebbe le cosiddette vittime collaterali. Il film si basa sulle testimonianze di ufficiali dell'intelligence e di altri funzionari, ripresi di notte e in forma anonima.

Secondo la recensione del Guardian, il documentario discute di intelligenza artificiale, tassi di errore e unità di intelligence problematiche. Il giornale lo definisce un'opera inquietante sul modo in cui i vertici militari israeliani avrebbero classificato le morti civili.

La Mostra del cinema è da sempre il luogo dove il cinema documentario incontra la politica internazionale. Quest'anno il caso NAZA riporta il festival veneziano sulle prime pagine della stampa mondiale, con una reazione del pubblico che le cronache estere misurano in minuti di applausi.

La prima di NAZA è stata accolta con venticinque minuti di standing ovation: è il dato che il Guardian mette in evidenza nel servizio video dedicato alla serata veneziana. La durata dell'applauso, in un festival abituato a misurarli, diventa così la misura della temperatura politica della sala.

Il documentario è prodotto dallo stesso Guardian, circostanza che il giornale britannico rende esplicita nella sua copertura. Il film prende il titolo da un termine militare israeliano che, secondo la ricostruzione del quotidiano, verrebbe usato per indicare le presunte vittime collaterali dei bombardamenti.

La struttura del film, come la descrive la recensione, è costruita su funzionari anonimi ripresi di notte. Uomini coperti dall'oscurità parlano di intelligenza artificiale, di tassi di errore accettabili e di unità di intelligence che il documentario presenta come problematiche.

Il Guardian definisce il risultato un documentario inquietante, e affida al titolo della recensione il giudizio: una luce agghiacciante sulle morti civili. È un giudizio critico, non una cronaca, e come tale va letto: il film avanza una tesi, e il giornale che lo ha prodotto la sostiene.

Per la Mostra del cinema di Venezia, questo genere di anteprima non è una novità. Il festival ha una lunga tradizione di documentari politici che arrivano dal circuito internazionale e trovano sul Lido la loro prima vetrina, spesso con reazioni di sala che diventano parte della notizia.

La risonanza di NAZA si inserisce in una Mostra che la stampa estera sta raccontando come particolarmente densa di titoli politici. Nelle stesse ore il Guardian dedica recensioni a Scherzetto di Mario Martone e al progetto DAU di Ilya Khrzhanovsky, mentre il New York Times segue il documentario di Alex Gibney su Elon Musk.

Il caso NAZA tocca anche un tema che riguarda l'Italia direttamente: il rapporto tra un grande festival e i film che documentano conflitti in cui sono coinvolti attori internazionali. Venezia ospita il dibattito, ma non lo decide; la selezione e la reazione del pubblico diventano esse stesse materia di cronaca estera.

Il Guardian non riporta reazioni ufficiali della direzione della Mostra né dichiarazioni di rappresentanti israeliani presenti in sala. La copertura si limita a descrivere il film, a recensirlo e a documentare l'accoglienza del pubblico.

Per la redazione Cultura, la vicenda conferma una tendenza che la stampa internazionale osserva da anni: il festival veneziano è diventato un passaggio obbligato per i documentari che vogliono legittimità critica e visibilità mondiale. La prima sul Lido vale, per questi film, quanto una distribuzione.

Resta da vedere quale sarà il percorso di NAZA dopo Venezia. Il Guardian, che lo ha prodotto, non annuncia nella sua copertura una data di uscita né una piattaforma. Il documentario esiste, per ora, nella cronaca del festival.

La venticinque minuti di applausi è il dato che resterà. In un festival che misura le reazioni con precisione, è anche un modo per la stampa estera di raccontare Venezia: non solo come vetrina del cinema d'autore, ma come luogo dove il pubblico prende posizione.

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