CULTURA
Venezia ricorda Moritz de Hadeln, il direttore che portò il cinema alle masse
Il festival rende omaggio all'eredità del grande selezionatore, scomparso recentemente
Eleonora Vanzetti620 wordsEdition №102mercoledì 2 settembre 2026 — Edizione № 102
La Mostra del Cinema di Venezia ha reso omaggio a Moritz de Hadeln, il leggendario direttore di festival che ha dedicato la sua vita a portare il cinema alle masse. Il New York Times ne ha ricordato l'eredità in un articolo pubblicato in occasione della kermesse lagunare, sottolineando come de Hadeln abbia celebrato il potere del cinema come nessun altro prima di lui.
De Hadeln, scomparso di recente, è stato una figura centrale nella storia dei festival cinematografici internazionali. La sua carriera lo ha visto alla guida di alcune delle manifestazioni più importanti del mondo, tra cui la stessa Mostra di Venezia, dove ha lasciato un'impronta indelebile nel modo di concepire la selezione e la presentazione dei film.
Moritz de Hadeln è stato uno dei direttori artistici più influenti nella storia dei festival cinematografici. Il New York Times, in un articolo firmato dalla sua redazione Arts, ne ha tracciato un ritratto approfondito in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, dove la sua memoria è stata celebrata con particolare intensità.
La sua carriera è stata segnata da una visione democratica del cinema: de Hadeln credeva fermamente che i film dovessero essere accessibili al grande pubblico, non solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori. Questo principio lo ha guidato nella direzione di festival come Berlino e Venezia, dove ha introdotto pratiche e scelte che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra le pellicole e il loro pubblico.
Il New York Times ha sottolineato come de Hadeln abbia sempre cercato di bilanciare l'attenzione per il cinema d'autore con la necessità di attrarre un pubblico più ampio. La sua capacità di scoprire talenti e di valorizzare opere che altrimenti sarebbero rimaste ai margini del circuito commerciale è stata una delle sue caratteristiche più riconosciute dalla critica internazionale.
Alla Mostra del Cinema di Venezia, la sua figura è stata ricordata non solo come quella di un selezionatore attento, ma come quella di un vero e proprio ambasciatore del cinema. I suoi anni alla guida del festival hanno coinciso con un periodo di grande fermento creativo, durante il quale Venezia ha consolidato il suo ruolo di vetrina privilegiata per le cinematografie di tutto il mondo.
Il Lido, l'isola che ospita la Mostra, è stato per quasi un secolo lo scenario di questo appuntamento annuale. Come ha ricordato il New York Times in un altro articolo dedicato alla manifestazione, la piccola isola si trasforma ogni anno in un ricco campo di espressione artistica, un luogo dove il cinema diventa il linguaggio universale che unisce culture e prospettive diverse.
La scomparsa di de Hadeln lascia un vuoto nel mondo dei festival, ma la sua eredità continua a vivere nelle manifestazioni che ha diretto e nei cineasti che ha contribuito a lanciare. La Mostra di Venezia, in particolare, porta ancora il segno della sua visione, fatta di rigore nella selezione e di apertura verso le nuove tendenze del cinema mondiale.
Il New York Times ha ricordato anche l'approccio di de Hadeln al rapporto tra cinema e architettura, un legame che la Mostra ha spesso esplorato. Quest'anno, ad esempio, Wim Wenders presenta un documentario su Peter Zumthor, l'architetto svizzero vincitore del Premio Pritzker, a testimonianza di come il festival continui a esplorare le intersezioni tra diverse forme artistiche.
La cerimonia di omaggio a de Hadeln si è inserita in un programma ricco di eventi, che include anche il Leone d'Oro alla carriera per l'attrice Ellen Burstyn, riconosciuta per i suoi decenni di carriera su palcoscenici e schermi grandi e piccoli. Questi riconoscimenti confermano la vocazione del festival a celebrare le figure che hanno contribuito a scrivere la storia del cinema.
Il ricordo di de Hadeln, per chi lo ha conosciuto e per chi ha seguito il suo lavoro, è quello di un uomo che ha vissuto il cinema come una missione. La sua capacità di guardare oltre le mode e di individuare opere destinate a durare nel tempo è stata celebrata da molti registi e produttori che hanno collaborato con lui nel corso degli anni.
La Mostra del Cinema di Venezia continua così il suo cammino, portando avanti l'eredità di chi ha creduto che il cinema fosse molto più di un semplice intrattenimento. La visione di de Hadeln, che ha sempre considerato il film come uno strumento di conoscenza e di confronto, rimane un punto di riferimento per le nuove generazioni di direttori artistici.
Mentre il festival prosegue con le sue proiezioni e i suoi eventi, il pensiero di molti corre a de Hadeln e al suo contributo. Il New York Times ha concluso il suo ritratto sottolineando come la sua vita sia stata una celebrazione continua del potere del cinema, un potere che Venezia, ogni anno, continua a rinnovare e a testimoniare al mondo.
