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UMBRIA

Venezia, Servillo e Martone: il Guardian legge il fantasma napoletano

La recensione straniera di Scherzetto divide solennità e indecisione, mentre la Mostra chiude il suo ultimo fine settimana

Niccolò Mariani496 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Festival del cinema di Venezia ha presentato Scherzetto, l'ultimo film di Mario Martone con Toni Servillo interprete di un illustratore perseguitato dalla propria infanzia. Il Guardian, nella recensione firmata dalla sua critica, scrive che è sempre bello vedere il veterano attore italiano al Lido, al punto che il festival è praticamente impensabile senza di lui.

La recensione non risparmia le riserve: il giornale britannico definisce l'opera in parte spettrale e in parte sentimentale, e giudica la storia indecisa. È un giudizio che pesa, perché arriva da una delle testate che seguono la Mostra con più continuità e che hanno costruito, negli anni, l'idea internazionale di un cinema italiano identificato con pochi volti riconoscibili.

Per l'Umbria, terra di festival e di sale storiche, la questione non è solo cinematografica. Le rassegne del centro Italia vivono di ciò che il circuito internazionale decide di guardare, e un film italiano in concorso a Venezia è, per le programmazioni autunnali di Perugia e Spoleto, una voce di catalogo che arriva già con una reputazione estera scritta.

Servillo è, per la stampa estera, uno di quei volti. Il Guardian lo tratta come presenza strutturale della Mostra, non come ospite: una formula che dice quanto il sistema festivaliero internazionale conti sulla continuità di un piccolo numero di interpreti per orientarsi nel cinema italiano.

Martone, dal canto suo, è un regista che la critica straniera segue da decenni, tra teatro, documentario e finzione. La sua presenza in concorso porta a Venezia una Napoli colta e stratificata, lontana dall'immagine folcloristica che spesso circola altrove: un dettaglio che i corrispondenti notano con regolarità.

Il verdetto del Guardian, però, resta sospeso. La formula usata — in parte spettrale, in parte sentimentale — suggerisce un film che non sceglie fino in fondo il proprio registro, e la parola indecisa chiude la recensione senza appello. Per un'opera italiana in concorso, questo significa che il ritorno internazionale dipenderà più dalla distribuzione che dal premio.

Va detto che il festival veneziano di quest'anno è stato attraversato da altre polemiche e da altri titoli, compreso il documentario su Gaza che ha ricevuto una lunga ovazione alla prima, come ha riferito Al Jazeera. In un programma così denso, un film italiano con un attore simbolo rischia di passare in seconda fila nella cronaca estera.

C'è poi il tema delle sale. Nei comuni umbri più piccoli, la programmazione d'essai regge su pochi schermi e su un pubblico anziano; un titolo come Scherzetto, se la critica straniera lo tratta con sufficienza, difficilmente troverà spazio oltre i capoluoghi. È il rovescio della visibilità: la recensione estera decide anche cosa resta fuori.

Il festival chiude nei prossimi giorni e le testate internazionali tireranno le somme. Il Guardian ha già dato la sua lettura: un attore che tiene in piedi il festival, un film che non lo convince fino in fondo. Per il cinema italiano, è un promemoria del fatto che la propria immagine all'estero passa ancora per pochi nomi e per giudizi scritti in fretta.

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