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CULTURA

Venezia, Servillo e il fantasma napoletano di Scherzetto

Il Guardian legge l'ultimo film di Mario Martone come un'opera indecisa tra spettri e sentimento, con Napoli sullo sfondo

Eleonora Vanzetti620 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Guardian ha recensito Scherzetto, il film di Mario Martone presentato al Festival del cinema di Venezia, con Toni Servillo protagonista. Il giornale britannico lo descrive come un'opera in parte spettrale e in parte sentimentale.

Secondo la recensione, Servillo interpreta un illustratore perseguitato dalla propria infanzia. Il testo cita anche Domenico Starnone, legando il film a una tradizione narrativa napoletana che la stampa estera segue con attenzione.

Il Guardian apre osservando che Servillo è ormai una presenza imprescindibile a Venezia, al punto che il festival sarebbe impensabile senza di lui. È un riconoscimento che riguarda insieme l'attore e il cinema italiano nel suo complesso.

La recensione non risparmia le riserve: il giornale definisce la storia indecisa. Il giudizio, però, arriva da una testata che continua a seguire il cinema napoletano come una delle linee più riconoscibili della produzione italiana.

Scherzetto è l'ultimo film di Mario Martone a sbarcare al Lido, e il Guardian lo colloca dentro una continuità precisa: quella del cinema napoletano che il festival accoglie con regolarità. Il titolo inglese scelto per la recensione, Trick, segnala già la dimensione di scherzo e di inganno.

Il protagonista, secondo la recensione, è un illustratore perseguitato dalla propria infanzia. È una descrizione che colloca il film in una zona tra il fantastico e il memoriale, dove il passato non è ricordo ma presenza.

Il Guardian descrive l'opera come in parte spettrale e in parte sentimentale, e definisce la storia indecisa. È un giudizio critico esplicito, che va riportato come tale: il giornale non nasconde le perplessità sulla tenuta del racconto.

Toni Servillo, scrive il Guardian, è un habitué di Venezia, e il festival sarebbe praticamente impensabile senza di lui. La formula è iperbolica ma indica un fatto: la continuità della presenza dell'attore sulla scena veneziana è diventata, per la stampa estera, un elemento identitario della Mostra.

La recensione cita anche Domenico Starnone. Il riferimento collega il film a una costellazione di autori napoletani che la critica internazionale legge come un sistema, più che come casi isolati.

Per la redazione Cultura, il dato interessante non è il giudizio sul singolo film ma il modo in cui la stampa estera racconta Napoli. La città resta uno dei pochi luoghi italiani che il pubblico anglofono riconosce immediatamente come paesaggio cinematografico.

Questo riconoscimento ha una conseguenza concreta sul circuito dei festival. Un film ambientato a Napoli e firmato da Martone con Servillo arriva al Lido con un'attenzione precostituita, che altre produzioni italiane faticano a ottenere.

Il Guardian non riporta nella recensione dati sul cast completo né sulla distribuzione internazionale del film. La copertura si concentra sulla descrizione della trama e sulla valutazione della regia e dell'interpretazione.

Nelle stesse giornate veneziane, il Guardian ha pubblicato la recensione del documentario NAZA e quella del progetto DAU di Ilya Khrzhanovsky. Il quadro che emerge è quello di una Mostra in cui il cinema italiano e il documentario politico si contendono l'attenzione delle testate straniere.

Resta aperta la domanda che la critica estera pone da anni al cinema italiano: se la forza delle sue storie regionali sia anche un limite alla loro circolazione fuori dai confini. La recensione di Scherzetto non affronta il tema, ma lo sfiora quando parla di indecisione.

Per ora, il film resta nella cronaca del festival. Il Guardian non annuncia nella sua recensione una data di uscita internazionale, e la valutazione critica resta sospesa tra l'apprezzamento per l'interprete e la riserva sul racconto.

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