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CAMPANIA

Venezia, Servillo e i fantasmi di Napoli: il Guardian legge Martone

La recensione britannica di Scherzetto divide solennità e sentimentalismo, mentre la stampa estera continua a guardare al Sud attraverso il Lido

Rosaria Esposito897 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Il Festival del cinema di Venezia ha presentato Scherzetto, l'ultimo film di Mario Martone con Toni Servillo, e la recensione del Guardian non nasconde le sue riserve. Il giornale britannico descrive l'opera come una storia di fantasmi napoletana «in parte spettrale, in parte sentimentale», nella quale il veterano del festival interpreta un illustratore perseguitato dalla propria infanzia.

Per il Guardian, la presenza di Servillo a Venezia è quasi una condizione del festival stesso: «è sempre bello vedere la star italiana veterana», scrive la testata, che però giudica la storia «indecisa». La solennità dell'attore, secondo la recensione, non basta a tenere insieme un racconto che oscilla tra il registro spettrale e quello del sentimento.

La pellicola arriva al Lido in un momento in cui la stampa internazionale guarda alla Campania attraverso il cinema: nelle stesse ore un altro film ambientato a Napoli, The Fire Within You di Edoardo De Angelis, ha diviso i critici stranieri per il suo uso degli stereotipi familiari.

Per Napoli, la lettura straniera di questi film non è un dettaglio da rotocalco. Il modo in cui il cinema racconta la città — tra spettri, pranzi di Natale e cliché — pesa sulla percezione internazionale di un territorio che vive di turismo e di immagine.

La pellicola arriva al Lido in un momento in cui la stampa internazionale guarda alla Campania attraverso il cinema. Nelle stesse ore un altro film ambientato a Napoli, The Fire Within You di Edoardo De Angelis, ha diviso i critici stranieri: il Guardian lo ha stroncato per un uso eccessivo degli stereotipi familiari, con una madre furiosa che torna a Napoli per le vacanze portando un cappone.

Le due recensioni, lette insieme, dicono qualcosa di preciso su come il mondo continua a inquadrare il Sud. Da un lato il fantasma, la memoria, l'infanzia come materia letteraria; dall'altro la tavola, il cappone, la famiglia rumorosa. Sono due modi opposti di raccontare Napoli, ma entrambi passano per lo stesso festival e per le stesse pagine culturali straniere.

Il Guardian non è l'unica testata a seguire la presenza napoletana al Lido. Al Jazeera ha dedicato ampio spazio alla prima del documentario israeliano su Gaza, che ha ricevuto venticinque minuti di ovazione, segno di come il festival venga letto all'estero soprattutto come piattaforma politica e culturale, non solo cinematografica.

Per la Campania, però, il ritorno di immagine del cinema non è un fatto neutro. Napoli ha costruito negli ultimi anni una parte consistente della propria reputazione internazionale sull'audiovisivo: le location, i festival, le produzioni straniere che scelgono la città come set. Quando un film napoletano arriva in concorso a Venezia, l'eco sulle testate estere diventa materiale promozionale che la città non paga.

Il rovescio della medaglia è quello che il Guardian mette in luce nella recensione di De Angelis: lo stereotipo. La critica britannica non ha gradito il ritratto di una Napoli ridotta a teatro familiare esagerato, e ha scritto che il film «fa ribollire troppi stereotipi». È un avvertimento che riguarda non solo il cinema ma l'intera filiera dell'accoglienza, dove il cliché vende ma logora.

La recensione di Scherzetto, più misurata, non risparmia comunque il giudizio sull'indecisione del racconto. Il Guardian riconosce a Martone e a Servillo un mestiere che il festival non può ignorare, ma non concede loro la compattezza che chiede a un film in concorso. È una posizione che, tradotta in termini di immagine, significa visibilità senza trionfo.

Per la città questo si traduce in un calcolo concreto. Ogni recensione estera su un film napoletano entra nei circuiti di distribuzione internazionale, nelle piattaforme di streaming e nei cataloghi dei tour operator culturali. Un giudizio tiepido non cancella l'attenzione, ma la orienta: il pubblico straniero che legge il Guardian arriva a Napoli con aspettative costruite da quelle righe.

C'è poi il tema del lavoro. La presenza ricorrente di Napoli al Lido, tra Servillo, Martone e De Angelis, racconta una filiera produttiva che nel Mezzogiorno resta fragile ma visibile. Le maestranze, i tecnici, gli studi di post-produzione: sono posti di lavoro che dipendono dalla continuità delle produzioni, non dall'entusiasmo di una singola stagione.

La stampa estera, in questi giorni, sta seguendo il festival con un'attenzione che va oltre il cinema italiano. Tra il documentario su Gaza, i film in concorso e le polemiche sugli stereotipi, Venezia resta il luogo dove l'Italia viene raccontata al mondo prima ancora di essere vista. Per Napoli, essere presente in quel racconto — anche con una recensione tiepida — è parte della sua economia dell'immagine.

Resta da capire cosa accadrà dopo il Lido. I film usciranno nelle sale, arriveranno sulle piattaforme, alimenteranno le guide turistiche e i dibattiti sulla rappresentazione del Sud. La recensione del Guardian, con il suo giudizio sospeso tra ammirazione per l'attore e perplessità per la storia, è il primo capitolo di una ricezione che si giocherà fuori dalla laguna.

Per la Campania, la lezione è duplice. Da una parte il cinema resta uno dei pochi canali attraverso cui la regione parla al mondo senza intermediari nazionali; dall'altra, ogni volta che il racconto scivola nel cliché, il prezzo lo paga l'immagine collettiva di una città che chiede di essere presa sul serio.

Il festival chiuderà i battenti nei prossimi giorni, ma le recensioni resteranno online, indicizzate, lette da chi programma un viaggio o una produzione. È lì che si decide, molto più che nelle sale, quale Napoli arriverà al pubblico straniero nella prossima stagione.

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