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Venezia alza la tassa d'ingresso: il nuovo sindaco punta a 50 euro

Simone Venturini vuole scoraggiare i visitatori nei picchi di pressione turistica. La proposta rinnova il dibattito sulla sopravvivenza della città lagunare.

Tommaso Veronese997 wordsEdition21sabato 20 giugno 2026 — Edizione № 21

Simone Venturini, ex consigliere del turismo eletto sindaco di Venezia, ha annunciato venerdì l'intenzione di aumentare la tassa di ingresso per i visitatori giornalieri fino a 50 euro, secondo quanto riportato dal Guardian. La proposta mira a scoraggiare gli arrivi durante i periodi di pressione turistica elevata, quando la città lagunare raggiunge livelli di congestione insostenibili.

La misura si inserisce in una strategia più ampia di gestione dei flussi turistici che da anni preoccupa le autorità veneziane. Venezia accoglie milioni di visitatori ogni anno, con punte che raggiungono i 100.000 presenze giornaliere nei mesi estivi, un carico che ha trasformato la città da centro abitativo a museo a cielo aperto.

La tassa di ingresso non è una novità per Venezia: il sistema precedente prevedeva tariffe inferiori e applicazione selettiva. L'aumento proposto da Venturini rappresenta un'escalation nella politica di deterrenza, basata sulla premessa che un prezzo più alto scoraggerà le visite impulsive e di breve durata, preservando spazi e risorse per residenti e visitatori più consapevoli.

Il fenomeno del sovraturismo a Venezia è stato oggetto di crescente attenzione internazionale negli ultimi anni. Secondo la copertura estera, la città lagunare affronta una crisi strutturale: la popolazione residente è crollata da 175.000 abitanti negli anni sessanta a meno di 250.000 oggi, mentre il numero di visitatori continua a crescere esponenzialmente. I residenti rimasti si trovano a convivere con congestione, inquinamento acustico e l'erosione della vita civile ordinaria.

La strategia della tassa progressiva risponde a una logica economica elementare: se il prezzo d'ingresso sale, il numero di visitatori dovrebbe diminuire, soprattutto tra coloro per cui la visita è una scelta marginale. Il Guardian ha sottolineato che Venturini spera che tariffe più alte attirino visitatori di qualità superiore e con permanenze più lunghe, generando ricavi turistici maggiori pur con flussi ridotti.

Tuttavia, la proposta solleva questioni complesse sulla sostenibilità del modello turistico veneziano. Una tassa di 50 euro rappresenterebbe una barriera significativa per famiglie e turisti con budget limitato, ma potrebbe non scoraggiare i visitatori più abbienti o gli escursionisti organizzati da crociere. La copertura internazionale ha evidenziato che il problema non è soltanto il numero di presenze, ma la loro distribuzione temporale: i picchi concentrati in pochi mesi e in poche ore del giorno creano i maggiori problemi.

La questione del turismo di massa a Venezia si intreccia con il tema della preservazione ambientale. La città affonda lentamente nel laguna a causa dell'assestamento naturale e dell'innalzamento del livello del mare. Il passaggio quotidiano di centinaia di migliaia di persone accelera l'erosione dei fondali e dei pali di fondazione, mentre i vaporetti generano onde che danneggiano le strutture storiche. Un'affluenza minore comporterebbe anche minori pressioni meccaniche sulla fragile infrastruttura urbana.

Il sistema MOSE, le paratoie mobili completate nel 2020 per proteggere la laguna dalle acque alte, ha rappresentato un investimento di miliardi di euro. Tuttavia, secondo la stampa internazionale, il fenomeno del sovraturismo rappresenta una minaccia parallela e altrettanto urgente: non è l'acqua alta, ma il peso del turismo di massa, a erodere lentamente la città.

La proposta di Venturini arriva in un momento di tensione politica. Nel 2019 e 2020, la questione del turismo a Venezia aveva generato manifestazioni pubbliche e dibattiti sul diritto della città di controllare il proprio destino. Alcuni residenti e attivisti locali hanno sostenuto misure ancora più drastiche, inclusa la chiusura temporanea della città in periodi di picco. La tassa di ingresso rappresenta un compromesso, una soluzione di mercato che non vieta ma scoraggia.

Dal punto di vista regionale, la questione veneziana non è isolata. Il Veneto nel suo complesso affronta una crescita turistica vertiginosa: il Prosecco è diventato un fenomeno globale, le Dolomiti attirano escursionisti, e la costa adriatica rimane una destinazione estiva affollata. Tuttavia, Venezia rimane il simbolo più visibile e vulnerabile di questa pressione. La città lagunare è un'enclave di fragilità: circondata dall'acqua, priva di spazi di espansione, dipendente dal turismo ma distrutta dal suo eccesso.

L'aumento proposto della tassa avrà effetti economici su interi settori. Alberghi, ristoranti, negozi di souvenir e guide turistiche dipendono dai visitatori giornalieri. Una riduzione significativa dei flussi potrebbe danneggiare l'economia locale nel breve termine, anche se potrebbe creare condizioni più sostenibili nel lungo termine. Il Guardian ha notato che Venturini avrà il compito di bilanciare la conservazione della città con la vitalità economica.

La questione internazionale è rilevante: Venezia non appartiene solo agli italiani o ai veneti. È un patrimonio UNESCO e una destinazione di importanza mondiale. La decisione di aumentare la tassa di ingresso avrà ripercussioni globali sul turismo europeo e influenzerà le scelte di viaggio di milioni di persone. Altre città europee affollate, da Barcellona ad Amsterdam, stanno monitorando l'esperienza veneziana come laboratorio di possibili soluzioni.

Rimane aperta la domanda se una tassa, per quanto alta, possa davvero risolvere il problema. La vera sfida è trasformare il modello di visita: da escursione monogiornaliera a soggiorno consapevole, da consumo rapido a conoscenza profonda. Questo richiede non solo prezzo, ma anche incentivi positivi: migliori collegamenti con il territorio circostante, promozione di itinerari alternativi, investimenti nella qualità dell'esperienza turistica piuttosto che nella sua quantità.

Il nuovo sindaco avrà dunque il compito di implementare una politica che non sia percepita come confiscatoria dai turisti ma che sia effettivamente dissuasiva per le visite impulsive. Se la tassa di 50 euro sarà applicata selettivamente durante i periodi di massima pressione, potrebbe rappresentare un passo verso la gestione sostenibile della città. Se diventerà una tassa generale, il rischio è di scoraggiare anche visitatori consapevoli e di danneggiare ulteriormente l'economia locale senza risolvere il problema strutturale.

La proposta di Venturini si inscrive in un dibattito più ampio sulla città contemporanea e sul diritto dei luoghi storici di sopravvivere alla propria fama. Venezia rappresenta un caso estremo, ma le tensioni che la caratterizzano — tra conservazione e vitalità, tra accesso pubblico e qualità della vita, tra economia del turismo e diritti dei residenti — sono comuni a molte destinazioni europee. La decisione presa a Venezia nei prossimi mesi avrà dunque risonanza ben oltre la laguna.

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