VENETO
La tassa di soggiorno, secondo il Guardian, è già una rendita per le mete italiane
Mentre l'Inghilterra introduce il suo primo prelievo notturno, il giornale britannico nota che i comuni italiani lo incassano da anni. Per Venezia è il nodo mai chiuso del turismo di giornata
Tommaso Veronese761 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Mentre l'Inghilterra muove i primi passi verso un prelievo notturno su hotel e alloggi turistici, il Guardian osserva che gran parte dell'Europa applica già una tassa di soggiorno e che per molte mete italiane si è rivelata una fonte di entrate preziosa per comuni a corto di liquidità. Il giornale britannico colloca l'Italia tra i paesi che hanno imparato prima a far pagare il pernottamento a chi la visita.
Per Venezia la questione non è nuova. Il contributo di accesso alla città storica è entrato nella routine dei visitatori e la città vive da anni il paradosso di incassare dal turismo mentre vede calare i residenti. È il tema su cui la stampa estera torna con più insistenza quando parla della laguna.
La novità, secondo il Guardian, è che la tassa smette di essere un'eccezione italiana o spagnola e diventa una pratica europea ordinaria, dall'Inghilterra in avanti. Letta dal Veneto, la notizia dice che il modello fiscale pensato per contenere il turismo di massa sta diventando la norma e non più l'anomalia.
Il giornale britannico presenta la misura inglese come un'incursione in territorio sconosciuto: nel Regno Unito il prelievo notturno su hotel e affitti brevi è ancora una proposta, mentre in Italia esiste da tempo. Il confronto mette in luce una differenza di approccio: dove Londra discute se introdurre lo strumento, i comuni italiani discutono da anni come spenderlo e quanto trattenga davvero i visitatori.
Per i comuni italiani a corto di liquidità, scrive il Guardian, la tassa è stata una manna. È una formula che descrive bene anche la condizione veneziana: un bilancio che dipende in misura crescente dal gettito turistico e quindi dalla stessa pressione che le amministrazioni dichiarano di voler ridurre.
La logica del prelievo è duplice. Da un lato serve a far contribuire chi pernotta ai costi di manutenzione, raccolta rifiuti e servizi di una città d'arte. Dall'altro, se applicata in modo differenziato, dovrebbe scoraggiare le visite brevi e premiare i soggiorni più lunghi, che lasciano di più sul territorio.
Il turismo di giornata resta il punto cieco. Chi arriva al mattino e riparte alla sera consuma la città senza dormirci e, nella maggior parte dei sistemi, paga poco o nulla. È la ragione per cui Venezia ha introdotto un contributo di accesso separato dalla tassa di soggiorno, un esperimento che la stampa internazionale segue con attenzione perché non ha molti precedenti.
Il Guardian non entra nel dettaglio del caso veneziano in questa sede, ma la cornice che propone è quella che il Veneto conosce: città d'arte che usano il prelievo turistico come strumento fiscale prima ancora che come politica di controllo dei flussi. La domanda che resta aperta, e che il giornale britannico lascia implicita, è se una tassa cambi il comportamento di chi visita o si limiti a redistribuire il costo.
Per il Veneto la posta in gioco è doppia. Venezia è la vetrina, ma l'onda turistica tocca anche le città d'arte minori, le ville palladiane e le colline del Prosecco, dove i pernottamenti sono cresciuti e con essi le entrate comunali. Un modello fiscale che si generalizza in Europa rende il confronto tra mete più trasparente e più competitivo.
C'è poi la questione della destinazione d'uso. Se il gettito finisce nel bilancio ordinario, la tassa diventa una semplice entrata. Se invece viene vincolato a manutenzione, trasporti e tutela del patrimonio, diventa uno strumento di politica urbana. Il Guardian descrive comuni alle prese con casse vuote, il che suggerisce che la prima funzione prevalga spesso sulla seconda.
La stampa britannica guarda al caso italiano anche perché l'Inghilterra arriva dopo. Il Regno Unito ha discusso a lungo se il prelievo notturno potesse danneggiare l'ospitalità, e ora osserva i paesi che lo applicano da anni per capire cosa succede ai numeri. L'Italia, con le sue città d'arte, è uno dei laboratori più citati.
Per Venezia la lezione che arriva da fuori è ambivalente. Da un lato la tassa conferma che il turismo è una risorsa fiscale riconosciuta; dall'altro ricorda che nessun prelievo, da solo, ha invertito l'esodo dei residenti o ridotto la pressione sui quartieri storici. È un tema che il Veneto conosce bene e che continua a dividere amministrazioni e operatori.
Nelle prossime settimane si capirà se il dibattito inglese produrrà una misura simile a quella continentale e con quali esenzioni. Per i comuni italiani la partita è già oltre: capire se il gettito turistico può diventare uno strumento di tutela e non solo una voce di bilancio. È la domanda che il Guardian pone senza risolverla, e che la laguna si porta dietro da anni.
