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OPINION

Venezia, tra festa e memoria

La Redazione248 wordsEdition109mercoledì 9 settembre 2026 — Edizione № 109

Le immagini della Regata Storica hanno fatto il giro del mondo: barche storiche, vogatori in costume, la folla accalcata sul Ponte di Rialto. È lo spettacolo che l'estero si aspetta da Venezia, il trionfo di una tradizione che sembra immutabile. Eppure, quest'anno, la cronaca internazionale ha scelto di guardare anche oltre il colore della festa.

Un servizio fotografico del Guardian ha seguito le donne che stanno trasformando Venezia dall'interno: gondoliere, maestre d'ascia, timoniere che competono nelle regate e chiedono riconoscimento in mestieri storicamente maschili. Non è una nota di colore, ma il racconto di una città che cambia pur restando identica a sé stessa, e che il mondo osserva con uno sguardo nuovo.

Questa doppia lettura — la festa e il lavoro, la superficie e la sostanza — è ciò che rende Venezia un caso unico nella copertura estera dell'Italia. Nessun'altra città al mondo è così raccontata per la sua bellezza e, insieme, così scrutata per la sua fragilità. Il turismo di massa, l'acqua alta, lo spopolamento: ogni estate i corrispondenti stranieri tornano a misurarne il polso.

Dalla nostra prospettiva, la lezione è chiara. Venezia non è un museo a cielo aperto, e la sua sopravvivenza non dipende solo dalle fondazioni internazionali o dai divieti per le navi da crociera. Dipende anche dalla capacità di riconoscere chi quella città la vive e la reinventa ogni giorno, nelle officine e sull'acqua, lontano dai riflettori della festa. Il mondo ha cominciato a raccontare questa storia: tocca a noi non dimenticarla.

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